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Mantenimento alla moglie che, con la conduzione familiare, contribuisce alla carriera del marito

22 Giugno 2014
Mantenimento alla moglie che, con la conduzione familiare, contribuisce alla carriera del marito

Casalinga per scelta: il prendersi cura del ménage familiare costituisce un’utilità per il marito che, grazie a questo, riesce a impegnarsi nel proprio lavoro.

A seguito del divorzio, va mantenuta – con l’assegno divorzile – la moglie che, durante il matrimonio, prendendosi cura della conduzione della vita familiare, ha consentito, dall’altro lato, al marito di impegnarsi nel proprio lavoro, coltivando una carriera con evidenti risultati.

A dirlo è la Cassazione con una ordinanza di due giorni da [1]. Secondo la Corte, a contribuire nella scelta del giudice di assegnare alla ex moglie l’assegno mensile, non è solo la disparità economica rispetto al marito – occupato e con un reddito fisso – ma anche il fatto che la donna, avendo scelto durante il matrimonio di dedicarsi alla vita domestica, ha fatto sì che ne beneficiasse l’intera famiglia, la serenità domestica e, quindi, gli scatti in carriera del marito. Anche questa, dunque, secondo i Supremi Giudici, è una “utilità” che va remunerata economicamente allo scioglimento degli effetti civili del matrimonio. E pertanto, ben venga l’assegno divorzile per la donna “casalinga per scelta”.

Non è la prima volta che la Cassazione riconosce il ruolo della donna dedita alle faccende domestiche. La giurisprudenza, infatti, è costante nell’osservare che l’influsso positivo della conduzione femminile della vita familiare, sull’attività professionale dell’uomo, è un “valore aggiunto” che merita di essere premiato al termine dell’unione. E ciò vale soprattutto quando il divorzio (o la separazione) sopraggiunga quando ormai la donna non è più in età per trovare una nuova occupazione.

Discorso diverso, infatti, è stato fatto, in passato, rispetto a situazioni in cui lo scioglimento del matrimonio è intervenuto in età ancora potenzialmente utile per trovare una nuova occupazione per la donna.

Il principio, dunque, è chiaro: il tempo “investito” nella famiglia dalla moglie va remunerato in base a quanto, per essa, abbia significato in termini di perdita di chances lavorative.


note

[1] Cass. ord.  n. 14128/14 del 20.06.2014.

Autore immagine: 123rf com


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