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Indebito utilizzo del nome: strumenti di tutela

8 Gennaio 2022 | Autore:
Indebito utilizzo del nome: strumenti di tutela

Azione di reclamo e azione di usurpazione: come si proteggono il nome e lo pseudonimo in caso di illegittima appropriazione?

Quello al nome è un vero e proprio diritto, riconosciuto e tutelato dalla legge attraverso appositi strumenti volti a sanzionare il suo indebito utilizzo. L’importanza del nome è evidente: esso identifica in maniera univoca una persona, consentendo di distinguerla dalle altre e di attribuirle una determinata posizione giuridica e sociale. Con questo articolo vedremo quali sono gli strumenti di tutela nel caso di indebito utilizzo del nome.

Il diritto al nome si acquista al momento della nascita e trova formale consacrazione negli atti che sono conservati presso l’ufficio anagrafe di ogni Comune. Il diritto al nome rientra nel più ampio diritto all’identità personale, inteso quale interesse giuridicamente meritevole di tutela a non veder travisato o alterato all’esterno il proprio patrimonio intellettuale, politico, sociale, religioso, ideologico, professionale, ecc. Ecco perché la legge prevede strumenti di tutela del nome nel caso di utilizzo indebito. Vediamo quali sono.

Nome: com’è composto?

Per legge [1], nel nome sono compresi il prenome e il cognome.

Il prenome è il cosiddetto nome proprio, il quale individua il soggetto nell’ambito della comunità familiare. La sua scelta spetta ai genitori ed è effettuata al momento della dichiarazione di nascita resa all’ufficiale di stato civile. In caso di disaccordo, è possibile adire l’autorità giudiziaria affinché adotti una decisione.

Il cognome indica l’appartenenza del soggetto a una determinata famiglia e il relativo acquisto avviene a titolo originario come conseguenza del rapporto di filiazione.

Nome: cos’è il principio di immutabilità?

La legge stabilisce il principio di immutabilità del nome. Cosa significa? Vuol dire che il proprio nome non può essere modificato nel corso del tempo, se non nei casi stabiliti tassativamente dalla legge. Ad esempio, il cambiamento di nome è consentito per modificare un cognome ridicolo o vergognoso.

La rettificazione, invece, non determina un vero e proprio cambiamento del nome, ma è diretta a eliminare eventuali difformità tra ciò che risulta dai registri dello stato civile e la realtà effettiva.

Nome: quando c’è utilizzo indebito?

La legge prevede alcuni strumenti di tutela nel caso di utilizzo indebito del nome.

Per la precisione, il Codice civile [2] stabilisce che «la persona, alla quale si contesti il diritto all’uso del proprio nome o che possa risentire pregiudizio dall’uso che altri indebitamente ne faccia, può chiedere giudizialmente la cessazione del fatto lesivo, salvo il risarcimento dei danni. L’autorità giudiziaria può ordinare che la sentenza sia pubblicata in uno o più giornali».

La legge fa dunque riferimento a due ipotesi diverse:

  • la contestazione, che sussiste quando un terzo pone in essere atti diretti a impedire a un soggetto l’uso del nome che gli spetta;
  • l’uso indebito, che sussiste quando un terzo utilizza indebitamente il nome di un altro. L’uso indebito può consistere a propria volta nell’usurpazione, che sarebbe l’appropriazione del nome da parte di un terzo, che lo usa come proprio, o nell’utilizzazione abusiva, che ricorre nell’uso del nome da parte del terzo per identificare personaggi di fantasia, enti o prodotti commerciali.

A tali situazioni sono collegate due diverse azioni, entrambe dirette a provocare la cessazione del fatto lesivo. Nel prossimo paragrafo vedremo appunto quali sono gli strumenti di tutela nel caso di indebito utilizzo del nome.

Utilizzo indebito del nome: strumenti di tutela

Contro l’utilizzo indebito del nome ci sono sostanzialmente due strumenti di tutela:

  • l’azione di reclamo, che può essere esercitata dalla persona alla quale si contesti l’uso del proprio nome. Tale azione può essere esercitata anche se il terzo non è in mala fede e se dal comportamento di quest’ultimo non è derivato un pregiudizio per il titolare del diritto;
  • l’azione di usurpazione, che può essere esercitata in caso di uso indebito del nome. A differenza dell’ipotesi di contestazione, però, l’uso indebito del nome deve essere pregiudizievole per il titolare del diritto. Tale pregiudizio, in ogni caso, può essere anche solo potenziale e deve essere valutato in modo ampio, con riferimento all’onore, alla reputazione e a ogni altro profilo, sia morale che economico.

Oltre alla cessazione del fatto lesivo, il titolare del diritto può chiedere il risarcimento del danno. Affinché si possa ottenere un ristoro economico, però, occorre che l’indebito utilizzo del nome abbia arrecato un danno effettivo al suo legittimo titolare e che il fatto sia stato commesso con dolo o con colpa dal suo autore.

Infine, oltre agli strumenti di tutela del nome visti sinora, la legge consente anche la pubblicazione della sentenza di condanna in uno o più giornali. Questa misura, disposta dal giudice, serve a limitare le conseguenze negative determinate dall’utilizzo illegittimo del nome.

Tutela uso indebito nome: chi può agire?

Gli strumenti di tutela nel caso di utilizzo indebito del nome possono essere invocati, ovviamente, dal soggetto il cui nome sia stato usurpato. Ma non solo.

Secondo la legge [3], l’azione a tutela del nome può essere promossa anche da chi, pur non portando il nome contestato o indebitamente usato, abbia alla tutela del nome un interesse fondato su ragioni familiari degne d’essere protette.

La norma è giustificata da esigenze di tutela del nucleo familiare e di solidarietà. Si pensi al figlio che intende proteggere la memoria dell’anziano padre, il cui nome è stato illegittimamente usato da altri.

Tutela dello pseudonimo: come funziona?

Quanto detto sino a questo momento vale anche per lo pseudonimo, per tale dovendosi intendere l’appellativo diverso da quello attribuito per legge e che un soggetto utilizza nello svolgimento di una determinata attività. Si pensi allo scrittore che pubblica i propri libri servendosi di un falso nome oppure all’attrice che preferisce un nome d’arte a quello di battesimo.

La tutela dello pseudonimo è però garantita solo se esso è importante come il nome, nel senso che serve a identificare in maniera univoca una determinata persona.

Ad esempio, Sofia Loren potrebbe ben utilizzare gli strumenti di tutela del nome visti nei paragrafi precedenti, anche se il suo è un nome d’arte.


note

[1] Art. 6 cod. civ.

[2] Art. 7 cod. civ.

[3] Art. 8 cod. civ.

Autore immagine: canva.com/


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