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Come utilizzare legittimamente i soldi del figlio minore

23 Giugno 2014 | Autore:
Come utilizzare legittimamente i soldi del figlio minore

I beni dei figli minori sono soggetti a particolari regole di utilizzo da parte dei genitori che, in determinati casi, devono rispettare anche quanto stabilito al posto loro dal tribunale. Vediamo dunque come possono essere impiegati soldi e beni dei figli fintantoché essi rientrano nella potestà dei genitori.

 

I figli sono soggetti alla potestà dei genitori fintantoché non raggiungano la maggiore età oppure contraggano matrimonio. [1] Ciò significa che sono i genitori a prendere tutte le decisioni inerenti il mantenimento, l’educazione e l’istruzione dei figli, pur nel rispetto delle loro inclinazioni naturali e aspirazioni. [2]

Ciò non impedisce, tuttavia, ai figli minorenni di essere titolari di beni e diritti il cui impiego ed esercizio è regolato dalla legge secondo particolari regole che vanno sotto il nome di usufrutto legale. Esso è un vero e proprio diritto spettante ai genitori su tutti i beni dei figli minori – salvo le eccezioni di cui si dirà a breve – e che consiste nella possibilità di godere dei beni stessi rispettandone la destinazione economica e di percepirne i frutti [3].

Non tutti i beni del figlio sono però soggetti ad usufrutto [4]. Sono, infatti esclusi i beni:

1. acquistati dal figlio con i proventi del proprio lavoro;

2. lasciati o donati al figlio per intraprendere una carriera, un’arte o una professione;

3. lasciati o donati con la condizione che i genitori esercenti la potestà o uno di essi non ne abbiano l’usufrutto; la condizione però non ha effetto per i beni spettanti al figlio a titolo di legittima;

4. pervenuti al figlio per eredità, legato o donazione, e accettati nell’interesse del figlio contro la volontà dei genitori esercenti la potestà. Se uno solo di essi era favorevole all’accettazione, l’usufrutto legale spetta esclusivamente a lui (vedi l’articolo: “Beni del figlio minore e usufrutto dei genitori”).

Vi sono poi dei casi in cui è direttamente il Tribunale, per bocca del Giudice Tutelare preposto a curare gli interessi dei minori, a stabilire l’impiego che i genitori possono fare di determinati beni che pervengono nella titolarità dei figli minori.

Con una recente sentenza, infatti, la Cassazione [5] ha stabilito che è annullabile il contratto di compravendita con cui il padre di una ragazza, all’epoca minorenne, acquistava un bene immobile intestandoselo per sé solo e utilizzando per il pagamento il denaro corrisposto alla figlia a titolo di risarcimento danni per un incidente stradale. Tale ultima somma era stata riconosciuta alla minore con l’esplicito fine, pronunciato dal Giudice Tutelare, di impiegarla nell’acquisto di titoli di Stato.

La legge, infatti, stabilisce che i capitali dei minori non possono essere riscossi senza autorizzazione del giudice tutelare che ne determina l’impiego [6].

Poiché in questo caso il genitore ha contravvenuto alle direttive impartite dal giudice utilizzando un bene della figlia (il denaro) nell’interesse proprio anziché per quello di quest’ultima egli ha automaticamente violato le norme di legge a tutela degli interessi del minore [7] compiendo un atto, l’acquisto del bene immobile, annullabile. La relativa azione dunque potrà essere esercitata personalmente dalla figlia una volta raggiunta la maggiore età, essendo quest’ultimo il momento a partire dal quale inizia a decorrere la prescrizione.


Per utilizzare correttamente i beni e il denaro intestati ai figli minori bisogna che i genitori rispettino comunque la destinazione economica dei beni e destinino i relativi frutti al mantenimento della famiglia nonché all’educazione e istruzione dei figli. Per compiere invece determinate operazioni sui beni dei figli, specie se si tratta di atti di straordinaria amministrazione, occorre chiedere l’autorizzazione del giudice tutelare e rispettare quanto dallo stesso prescritto in merito all’utilizzo dei beni stessi o del ricavato dalle operazioni negoziali eventualmente poste in essere.

note

[1] Art. 316 cod. civ.

[2] Art. 315 bis cod. civ.

[3] Art. 324 cod. civ.

[4] Art. 324 comma 3° cod. civ.

[5] Cass. ord. n. 12117 del 29.05.2014

[6] Art. 320 comma 4° cod. civ.

[7] Art. 322 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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