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Eredità e separazione dei coniugi: no al diritto di abitazione sulla casa

25 Giugno 2014 | Autore:
Eredità e separazione dei coniugi: no al diritto di abitazione sulla casa

Quando muore uno dei coniugi e fra gli stessi era già intervenuta la separazione, a prescindere dall’addebito della stessa, al marito o alla moglie superstite non spetta il diritto di abitazione sulla casa un tempo adibita a residenza coniugale.

 

Con una recente sentenza [1], la Cassazione prende una decisione innovativa in tema di diritti successori del coniuge separato senza addebito.

Quando non c’è l’accordo dei coniugi sulle condizioni della separazione infatti, essi possono agire davanti al giudice per ottenere la separazione giudiziale ed eventualmente far dichiarare a quale dei due sia addebitabile la colpa della separazione medesima. L’addebito quindi è un giudizio di responsabilità che si ha quando la condotta di uno o entrambi i coniugi sia stata contraria ai doveri coniugali. Colui a cui viene imputato l’addebito perde il diritto al mantenimento.

In tema di diritti successori invece, la legge riconosce che al coniuge superstite spetti, oltre a una quota in percentuale sul patrimonio del marito o della moglie defunti, anche uno specifico diritto di abitazione sulla casa in proprietà già adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano [2].

Che succede tuttavia quando i coniugi sono separati e uno dei due muore?

La legge sancisce che, laddove vi sia stata una pronuncia giudiziale di separazione che abbia riconosciuto la colpa della stessa al coniuge poi sopravvissuto, a quest’ultimo non spetti alcun diritto sul patrimonio ereditario salvo un assegno vitalizio a carico dell’eredità se al momento dell’apertura della successione quest’ultimo godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto [3].

Non così invece nel caso in cui nessuna colpa sia stata addebitata al coniuge superstite: il tenore letterale della legge infatti sembra assegnare a quest’ultimo gli stessi diritti successori del coniuge non separato, vale a dire la quota di eredità e i diritti di abitazione e di uso sopra citati [4].

Non così per la Cassazione che smentisce tale ragionamento affermando come la motivazione alla base del diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare riconosciuto al coniuge superstite in sede di successione sia da ricercarsi non tanto nell’esigenza di quest’ultimo di disporre di un alloggio quanto nell’interesse morale legato alla conservazione di rapporti affettivi e consuetudinari con la casa familiare.

In altre parole, venendo meno con la separazione la convivenza fra i coniugi, non vi è più quel presupposto oggettivo (la residenza familiare) alla base del diritto di abitazione riconosciuto in sede di successione al coniuge superstite, pertanto quest’ultimo potrà solo eventualmente reclamare la quota parte di eredità lui spettante senza aver diritto ad abitare nella casa dell’ex coniuge.


note

[1] Cass. sent. n. 13407 del 12.06.2014

[2] Art. 540 comma 2° cod. civ.

[3] Art. 548 comma 2° cod. civ.

[4] Art. 548 comma 1° cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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