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Cosa può fare e non può fare l’Oss?

8 Gennaio 2022 | Autore:
Cosa può fare e non può fare l’Oss?

L’Operatore socio sanitario rientra a tutti gli effetti nel comparto delle professioni sanitarie previste dal ministero della Salute. Quali sono le sue competenze tecniche?

La figura professionale dell’Oss (Operatore socio sanitario) è molto complessa e, in particolare, sulle sue mansioni ancora oggi vengono frequentemente sollevati parecchi dubbi. In generale, si tratta di un professionista che serve da supporto per gli infermieri, gli assistenti sociali e gli psicologi nel fornire assistenza sanitaria e sociale ai soggetti che, per svariati motivi, non sono più autosufficienti. Cosa può fare e cosa non può fare l’Oss?

La risposta a questa domanda si trova nell’accordo conferenza Stato-Regioni del 22 febbraio 2001, nei cui 13 articoli sono individuati i requisiti, il percorso propedeutico per il conseguimento della qualifica e le competenze tecniche dell’operatore socio sanitario.

A norma del predetto accordo, l’Oss è l’operatore che, a seguito dell’attestato di qualifica conseguito al termine di specifica formazione professionale, svolge attività indirizzata a: soddisfare i bisogni primari della persona, nell’ambito delle proprie aree di competenza, in un contesto sia sociale che sanitario; favorire il benessere e l’autonomia dell’utente [1].

Come si forma l’Oss?

La formazione dell’operatore socio sanitario è di competenza delle Regioni e delle Province autonome, che provvedono all’organizzazione dei corsi e delle relative attività didattiche. In base al proprio fabbisogno annualmente determinato, i predetti Enti locali accreditano le Aziende sanitarie locali ed ospedaliere e le istituzioni pubbliche e private, che rispondono a determinati requisiti specificati dal ministero della Salute, all’effettuazione dei corsi di formazione [2].

Per l’accesso ai corsi di formazione è richiesto il diploma di scuola dell’obbligo ed il compimento del 17° anno di età alla data di iscrizione al corso [3].

I corsi di formazione hanno durata annuale per un numero di ore non inferiore a 1.000. Sono previsti anche corsi di formazione integrativa per un massimo di 200 ore di cui 100 di tirocinio [4].

Tutti i corsi comprendono un tirocinio guidato presso le strutture e i servizi nel cui ambito la figura dell’Oss è prevista [5].

Al termine dei corsi di formazione, gli allievi devono sostenere una prova teorica e una prova pratica da parte di un’apposita commissione d’esame.

Agli allievi che superano le predette prove è rilasciato dalle Regioni e dalle Province un attestato di qualifica valido su tutto il territorio nazionale, nelle strutture, nelle attività e nei servizi sanitari, socio sanitari e socio assistenziali [6].

In quali contesti opera l’Oss?

Il lavoro dell’Oss viene svolto sia nel settore sociale sia in quello sanitario, in servizi di tipo socio-assistenziale e socio-sanitario, residenziali o semiresidenziali, in ambiente ospedaliero e al domicilio dell’utente [7].

L’operatore socio assistenziale svolge la sua attività in collaborazione con gli altri operatori professionali preposti all’assistenza sanitaria e a quella sociale [8].

Cosa può fare l’Oss?

Le principali attività previste per l’Oss sono elencate nell’allegato A dell’accordo Stato-Regioni del 2001. In generale, si tratta di attività di assistenza diretta e aiuto domestico-alberghiero, di intervento igienico-sanitario e di carattere sociale nonché di supporto gestionale, organizzativo e formativo.

Le competenze tecniche dell’operatore socio sanitario, invece, sono individuate nell’allegato B sempre del predetto accordo Stato-Regioni.

Più nel dettaglio, l’operatore socio sanitario in base alle proprie competenze e in collaborazione con altre figure professionali può:

  • attuare piani di lavoro ed utilizzare metodologie di lavoro comuni (schede, protocolli, ecc.);
  • collaborare con l’utente e la sua famiglia ad esempio nel governo della casa, nella preparazione e nell’assunzione dei pasti e nella sanificazione ambientale;
  • curare la pulizia e la manutenzione di arredi e attrezzature nonché provvedere alla loro conservazione e al riordino del materiale dopo l’assunzione dei pasti;
  • eseguire il lavaggio, l’asciugatura e la preparazione del materiale da sterilizzare;
  • garantire la raccolta o lo stoccaggio corretto dei rifiuti, il trasporto del materiale biologico sanitario, e dei campioni per gli esami diagnostici, secondo protocolli prestabiliti;
  • svolgere attività finalizzate all’igiene personale, al cambio della biancheria, all’espletamento delle funzioni fisiologiche, all’aiuto nella deambulazione, all’uso corretto di presidi, ausili e attrezzature, all’apprendimento e mantenimento di posture corrette.

In sostituzione e in appoggio dei familiari e su indicazione del personale preposto, l’Oss può:

  • aiutare per la corretta assunzione dei farmaci e per il corretto utilizzo di apparecchi medicali di semplice uso;
  • aiutare nella preparazione alle prestazioni sanitarie;
  • osservare, riconoscere e riferire alcuni sintomi comuni di allarme che l’utente può presentare (pallore, sudorazione, ecc.);
  • attuare interventi di primo soccorso;
  • effettuare piccole medicazioni o cambio delle stesse;
  • controllare e assistere la somministrazione delle diete;
  • aiutare nelle attività di animazione e che favoriscono la socializzazione, il recupero e il mantenimento di capacità cognitive e manuali;
  • collaborare ad educare al movimento e favorire movimenti di mobilizzazione semplici su singoli e gruppi;
  • provvedere al trasporto di utenti, anche allettati, in barella-carrozzella;
  • collaborare alla composizione della salma e provvedere al suo trasferimento;
  • utilizzare specifici protocolli per mantenere la sicurezza dell’utente, riducendo al massimo il rischio;
  • svolgere attività di informazione sui servizi del territorio e curare il disbrigo di pratiche burocratiche;
  • accompagnare l’utente per l’accesso ai servizi.

 Cosa non può fare l’Oss?

L’operatore socio sanitario non può assolutamente:

  1. fare iniezioni. La somministrazione di insulina, le iniezioni sottocutanee e/o intramuscolari sono tutte competenze del medico e dell’infermiere a cui l’Oss non può in nessun caso sostituirsi. In generale, la terapia farmacologica non rientra nella sfera delle competenze dell’Oss, il quale non può somministrare farmaci in piena autonomia;
  2. praticare cateterismo vescicale poiché è una procedura che può essere eseguita esclusivamente dall’infermiere, in quanto relativamente invasiva. L’Oss, però, può occuparsi di alcune importanti fasi del pre, del durante e del post-procedura, ovvero può occuparsi dell’igiene del paziente nella fase preliminare, preparare il carrello durante la procedura e sostituire la sacca delle urine dopo;
  3. gestire le flebo. Spetta agli infermieri staccare e riattaccare deflussori in quanto tale attività presenta margini di rischio rilevanti per la salute dei pazienti. L’Oss può comunque monitorare la flebo ed avvisare l’infermiere quando sta per terminare il liquido;
  4. somministrare l’ossigeno. L’ossigenoterapia, infatti, è un trattamento medico per i pazienti affetti da insufficienza respiratoria, cronica o acuta e, trattandosi di un farmaco, è una pratica medica ed infermieristica. L’Oss può aiutare il paziente, che deve sottoporsi ad ossigenoterapia, ad assumere una posizione corretta, ortopnoica o semiseduta;
  5. l’allegato B dell’Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2001 stabilisce che l’Oss deve saper “effettuare piccole medicazioni” ma non specifica cosa si deve intendere con tale espressione. Applicando il buonsenso, si tende ad interpretare questa indicazione col fatto che l’Oss può intervenire quando la pelle presenta un rossore più o meno lieve e quando si è in presenza di una lesione da pressione al primo stadio. Dal secondo stadio in poi, devono intervenire il medico o l’infermiere. Tuttavia, l’Oss ha un ruolo di monitoraggio, poiché è il primo ad accorgersi della lesione ed ha il dovere di segnalarla al medico o all’infermiere. Il suo ruolo, perciò, è centrale in un’ottica preventiva, per scongiurare l’insorgenza di dolorose e fastidiose lesioni da decubito. Da questo punto di vista, è fondamentale la mobilizzazione del paziente allettato, che è competenza esclusiva dell’Oss.

note

[1] Art. 1, accordo Stato-Regioni del 22.02.2001.

[2] Art. 2, accordo Stato-Regioni del 22.02.2001.

[3] Art. 7, accordo Stato-Regioni del 22.02.2001.

[4] Art. 8, accordo Stato-Regioni del 22.02.2001.

[5] Art. 11, accordo Stato-Regioni del 22.02.2001.

[6] Art. 12, accordo Stato-Regioni del 22.02.2001.

[7] Art. 3, accordo Stato-Regioni del 22.02.2001.

[8] Art. 4, accordo Stato-Regioni del 22.02.2001.


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