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Come fare per far abbassare l’Isee?

26 Ottobre 2021
Come fare per far abbassare l’Isee?

Per abbassare l’Isee si può spostare la residenza ed uscire dal nucleo familiare oppure si può ricorrere al trucco dell’assegno circolare.

Dai numeri dell’Isee dipende la possibilità di accedere a numerosi benefici fiscali e socio-assistenziali. Più è basso l’Isee, maggiori saranno i vantaggi economici. Dal momento che l’Isee prende a riferimento non la condizione individuale del singolo contribuente ma l’intera situazione familiare, chi ancora convive con i genitori percettori di reddito non potrà ottenere le agevolazioni. Di qui l’interrogativo di molti: come fare per abbassare l’Isee? Esistono diverse strategie, alcune legali ed altre elusive. Cerchiamo di fare chiarezza su questo delicato argomento e di verificare in quale modo si può abbassare il valore dell’Isee senza subire alcuna conseguenza da un punto di vista legale.

Cos’è l’Isee e come funziona l’Isee precompilato

L’Isee (Indicatore della situazione economia equivalente) è uno strumento che, a seguito dell’analisi dei redditi e del patrimonio del contribuente, serve per definire la possibilità di quest’ultimo di accedere a una serie di benefici previsti dall’ordinamento: benefici di carattere socio assistenziale, fiscale, previdenziale e così via. 

L’Isee viene calcolato sui redditi e sulle giacenze patrimoniali del secondo anno precedente (l’Isee 2022 sarà calcolato utilizzando i redditi e le giacenze medie del 2020 e i saldi patrimoniali al 31 dicembre 2020), ma con riferimento al nucleo familiare in essere al momento della richiesta.

È tuttavia possibile, tramite l’Isee corrente, ottenere un nuovo indicatore aggiornato ad eventuali mutamenti della situazione reddituale della famiglia, in attesa di ricevere quello definitivo alla successiva scadenza. In questo modo, chi subisce un evento come la perdita del lavoro potrà comunque accedere ai benefici previsti dall’ordinamento.

L’Isee viene calcolato tramite la Dsu (Dichiarazione sostitutiva unica) presentata dal contribuente. 

L’art. 10, D.Lgs. 147/2017 prevede che, a decorrere dal 2019, la Dsu a fini Isee sia precompilata dall’Inps, con la collaborazione dell’Agenzia delle Entrate.

A tal fine, si utilizzano le informazioni disponibili nell’Anagrafe tributaria, Catasto e archivi dell’Inps, nonché quelle comunicate all’Anagrafe tributaria dagli intermediari finanziari su saldi e giacenze medie del patrimonio mobiliare dei componenti del nucleo familiare.

La Dsu precompilata può essere accettata o modificata, fatta eccezione per i trattamenti erogati dall’Inps e per le componenti già dichiarate a fini fiscali, per le quali è assunto il valore a tal fine dichiarato.

In caso di dichiarazione dei redditi non ancora presentata è possibile modificare le componenti rilevanti a fini Isee, fatta salva la verifica di coerenza rispetto alla dichiarazione dei redditi in seguito presentata e le eventuali sanzioni previste per il caso di dichiarazione mendace.

La Dsu precompilata dall’Inps è resa disponibile tramite i suoi servizi telematici direttamente al cittadino, che può accedervi anche per il tramite del portale dell’Agenzia delle Entrate tramite sistemi di autenticazione federata o tramite un Caf delegato.

L’individuazione delle modalità tecniche per l’accesso del cittadino alla dichiarazione precompilata resa disponibile in via telematica dall’Inps è stata demandata ad un apposito decreto ministeriale.

Ai fini della presentazione della Dsu, restano ancora autodichiarate dal cittadino:

  • la composizione del nucleo familiare e le informazioni necessarie ai fini della determinazione del valore della scala di equivalenza;
  • l’indicazione di eventuali soggetti rilevanti ai fini del calcolo delle componenti aggiuntive dell’Isee, nonché le informazioni ad essi riferite;
  • l’eventuale condizione di disabilità e non autosufficienza dei componenti il nucleo;
  • l’identificazione della casa di abitazione del nucleo familiare;
  • il reddito complessivo, limitatamente ai casi di esonero dalla presentazione della dichiarazione ed assenza di certificazione unica trasmessa dai sostituti di imposta ovvero di sospensione degli adempimenti tributari a causa di eventi eccezionali;
  • le donazioni di cespiti in caso di richiesta di prestazioni erogate in ambiente residenziale a ciclo continuativo;
  • gli autoveicoli, ovvero i motoveicoli di cilindrata di 500 cc e superiore, nonché le navi e imbarcazioni da diporto.

Come abbassare l’Isee: spostare la residenza

Come anticipato in apertura, l’Isee si calcola non per singola persona, ma per il nucleo familiare costituito da tutti i componenti della famiglia anagrafica: persone che coabitano e hanno la stessa residenza, legate da vincolo di matrimonio, di parentela, di affinità, di tutela, di adozione o affettivo. 

Attenzione però: si contano nel nucleo famigliare tutti i soggetti fiscalmente a carico, anche se non conviventi. 

Pertanto, il primo modo per abbassare l’Isee è spostare la propria residenza e uscire dal nucleo familiare di origine. Come anticipato, la sola residenza non basta: è necessario anche non essere considerati ancora “fiscalmente a carico” dei genitori.

Quindi, ad esempio, una figlia che decide di andare a vivere da sola, ma che è ancora a carico del padre ai fini delle detrazioni fiscali, non può avere un proprio Isee; se invece, oltre a spostare la residenza, cessa di essere a carico del genitore, potrà avere un proprio Isee, verosimilmente più basso di quello della famiglia di origine.

Uno studente senza reddito, che fa ancora parte del nucleo familiare dei genitori, pur non avendo un reddito proprio, potrebbe non accedere ai benefici socio-assistenziali previsti per chi ha un Isee basso se la propria famiglia di origine ha un indicatore elevato, a prescindere dalla sua residenza anagrafica. 

Ma tale studente, che non sia a carico dei genitori (quindi che abbia un reddito superiore a 4mila se ha un’età fino a 24 anni, o a 2.840,51 euro se ha più di 24 anni) avrà più probabilità di beneficiare delle agevolazioni collegate all’Isee se risulta residente fuori dal nucleo familiare. Egli infatti avrà un proprio Isee verosimilmente più basso di quello della precedente famiglia. 

Due ragazzi che magari, solo per condividere le spese, coabitano con altre persone con cui non hanno legami possono chiedere, ad esempio, la residenza nell’abitazione in cui vivono, ottenendo così di fare nucleo a sé ai fini Isee (distinto dagli altri coabitanti anagrafici privi di legami).

Come abbassare l’Isee operando sui conti correnti

La giacenza media annua del conto corrente incide sull’Isee poiché contribuisce a calcolare il reddito familiare. Una persona con un conto corrente esiguo o del tutto vuoto avrà un Isee più basso di chi ha un conto ricco. 

A questo fine è possibile abbassare l’Isee cointestando il conto corrente bancario o postale con un’altra persona. In tal caso, infatti, le somme si presumono in proprietà al 50% ai due titolari del conto. Così facendo la giacenza media del conto inciderà sull’Isee solo per metà dell’importo. 

Deve comunque trattarsi di una persona estranea al nucleo familiare (diversamente, la stessa farebbe parte del medesimo Isee). Quindi, deve trattarsi di un amico o un parente non convivente.

Attenzione però: nel caso di contestazione di un conto si opera una donazione della metà del valore del conto stesso. Ecco perché è bene ponderare con attenzione questo passo e scegliere solo persone di propria fiducia. Peraltro, la banca non può impedire al cointestatario di prelevare un importo superiore alla propria quota. Sicché, per recuperare i propri soldi, bisognerà agire solo contro quest’ultimo.

Un secondo modo per abbassare l’Isee agendo sul conto corrente è quello di svuotarlo fittiziamente chiedendo alla banca il rilascio di un assegno circolare ed intestando tale titolo a un’altra persona (magari un familiare) ma custodendolo personalmente. In questo modo, le somme fuoriescono dalla titolarità del correntista e di esse non c’è più traccia. Di tanto abbiamo già parlato nell’articolo Isee basso: come gli italiani truffano lo Stato

In pratica, tutte le volte in cui una persona richiede un assegno circolare, sul suo conto viene segnata un’operazione negativa, con addebito dell’importo e riduzione della giacenza. Il che concorre ad abbassare l’Isee. Tale somma però non viene corrisposta a nessuno finché il titolo resta nelle mani del richiedente. Il denaro viene custodito dall’istituto di credito, come in una sorta di conto separato, non intestato a nessuno. L’assegno poi può essere revocato dallo stesso richiedente prima di tre anni. 

Come abbassare l’Isee agendo sugli immobili

La proprietà di immobili incide sull’Isee e concorre ad aumentarlo. Sicché, si può ben intestare un immobile a un’altra persona, ad esempio un figlio che non sia né fiscalmente a carico, né residente con i genitori. O viceversa lo si può intestare ai genitori. C’è anche la possibilità di concedere l’usufrutto dell’immobile, conservando per sé la nuda proprietà. E, difatti, il valore della nuda proprietà non viene calcolata ai fini dell’Isee. Chi ha una nuda proprietà non ha necessariamente un Isee elevato.

Come abbassare l’Isee chiedendo l’Isee corrente

Un’ultima strada per abbassare l’Isee è quando la situazione patrimoniale o reddituale del soggetto è peggiorata dopo il rilascio dell’Isee. Quando l’indicatore non rappresenta più la reale condizione economica del contribuente, è possibile aggiornare l’Isee agli ultimi 12 mesi, e in alcuni casi addirittura agli ultimi 2 mesi, presentando il modello Isee corrente. Grazie all’Isee corrente si può quindi abbassare il precedente Isee – in attesa di quello successivo – e accedere a prestazioni e benefici soci-assistenziali o fiscali. 

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