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Come si esegue un ASO?

10 Gennaio 2022 | Autore:
Come si esegue un ASO?

Che cos’è e chi può richiedere l’accertamento sanitario obbligatorio per pazienti con problemi psichici? Quando viene attivato il TSO?

Che cosa succede quando una persona che soffre di disturbi psichici non vuole essere visitata da un medico? È possibile costringerla a farsi curare, anche in modo coatto se necessario? La legge prevede degli interventi particolari per i casi come questo. Uno è l’accertamento sanitario obbligatorio, noto come ASO. L’altro, che verrebbe subito dopo a seconda dell’esito del primo, è il trattamento sanitario obbligatorio, conosciuto anche come TSO. Ma come si esegue un ASO? Chi lo decide e lo richiede? A chi bisogna rivolgersi per un ASO?

L’accertamento sanitario obbligatorio è una procedura valida in tutta Italia che può essere fatta con carattere d’urgenza o in tempi non immediati. In entrambi i casi, è necessaria l’ordinanza del sindaco del Comune in cui risiede il paziente. Vediamo come e in quali casi si esegue un ASO, che cosa bisogna fare e quali sono le conseguenze.

ASO: che cos’è?

L’ASO, come accennato, è un accertamento sanitario obbligatorio. Viene eseguito su un paziente con problemi psichici critici che rifiuta di sottoporsi volontariamente ad una visita medica.

Il risultato dell’ASO può essere:

  • negativo: non verrà, in questo caso, deciso alcun trattamento particolare;
  • positivo: verrà proposto un trattamento sanitario volontario, sempre che il paziente accetti le cure;
  • interlocutorio: il medico decide di rivisitare il paziente entro 72 ore prima di stabilire eventuali trattamenti;
  • di media criticità: viene deciso per il paziente un TSO, cioè un trattamento sanitario obbligatorio;
  • di alta criticità: succede quando l’ASO mostra una situazione di urgenza che richiede il trasporto presso il Dipartimento di emergenza psichiatrica più vicino per un trattamento sanitario.

ASO: chi lo richiede?

Per ottenere l’accertamento sanitario obbligatorio serve un certificato del medico di famiglia o dell’Ufficio di Igiene Mentale. Per i casi meno urgenti, l’ASO deve essere eseguito al massimo entro sette giorni. Quelli che presentano una situazione più critica, invece, verranno realizzati entro due giorni.

Pertanto, l’ASO viene richiesto da un medico attraverso il relativo certificato quando sospetta di avere davanti un paziente con problemi psichici critici che rifiuta di essere sottoposto alla visita medica ma che necessita di un intervento terapeutico urgente.

L’ASO viene disposto, su proposta del medico, con un’ordinanza firmata dal sindaco del Comune interessato in qualità di autorità sanitaria locale. L’ordinanza dovrà riportare il luogo in cui si svolgerà l’accertamento, vale a dire il pronto soccorso, il centro di salute mentale, l’ambulatorio, presso il domicilio del paziente. Non di certo in un reparto riservato alla degenza ospedaliera.

L’ordinanza viene richiesta perché, a tutti gli effetti, l’ASO rappresenta una privazione della libertà personale del paziente, ragion per cui l’accertamento deve durare il tempo strettamente necessario alla visita medica. Affinché vengano garantiti i diritti del paziente, l’ASO deve essere eseguito in un luogo di facile accesso a eventuali testimoni che certifichino la regolarità della procedura.

TSO: che cos’è e come si svolge?

Abbiamo visto che una delle possibili conseguenze dell’ASO è quella di dover avviare un TSO, cioè un trattamento sanitario obbligatorio. Si tratta di un atto che racchiude insieme l’aspetto medico e quello giuridico e che è stato introdotto dalla legge 180 del 1978.

La normativa si ispira al principio secondo cui la tutela della salute è un diritto dell’individuo, alla base del trattamento sanitario in psichiatria. Allo stesso tempo, viene riconosciuta alla collettività la stessa tutela.

Al fine di poter attuare un TSO, occorre rispettare questa procedura:

  • il medico curante avanza la proposta motivata di trattamento sanitario in condizioni di degenza ospedaliera;
  • la proposta viene convalidata da un medico dell’Asl, che si tratti di un medico ospedaliero o di uno psichiatra del servizio di igiene mentale;
  • la proposta convalidata viene inviata al sindaco, il quale dispone il ricovero con un’ordinanza in qualità di autorità sanitaria locale.

Va da sé che per ottenere un TSO non solo bisogna rispettare questa procedura ma anche che il contenuto della proposta del medico e la relativa convalida rispecchino una situazione accuratamente verificata. In altre parole, occorre sottolineare che:

  • la certificazione deve descrivere i dati clinici del paziente e riportare solo le informazioni acquisite in modo diretto e personale, cioè non «per sentito dire». Dovranno essere documentate l’esistenza di una malattia mentale e la motivazione della valutazione di gravità e di urgenza;
  • non è possibile, o meglio non è legale, convalidare un certificato di TSO senza aver visitato il paziente: così facendo, si configura il reato di falsità ideologica;
  • ai fini della convalida, qualsiasi medico (non necessariamente uno psichiatra) è abilitato al riconoscimento della presenza di alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici.

L’ordinanza del sindaco deve essere comunicata entro 48 ore al giudice tutelare di competenza, che dopo avere assunto tutte le informazioni del caso ed avere effettuato eventuali ulteriori verifiche, emana un decreto per convalidare o non convalidare il provvedimento comunale, dandone la dovuta comunicazione al sindaco.

Se il giudice non convalida l’ordinanza, il sindaco stabilisce la cessazione del TSO.

Durante il trattamento sanitario obbligatorio, il paziente ha il diritto di comunicare con chi vuole.

La durata massima del TSO è di sette giorni, anche se il trattamento può essere prolungato in caso di necessità. Durante il TSO deve essere presente la Polizia locale, che ha il compito di vigilare attentamente sulla corretta esecuzione delle procedure, assistere allo svolgimento dell’intervento e garantire il rispetto della persona umana. La Polizia locale deve intervenire anche nel caso in cui il paziente:

  • minacci di compiere atti di autolesionismo;
  • minacci di aggredire persone o di danneggiare cose;
  • opponga resistenza attiva e violenta nei confronti degli agenti.


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