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Fondi pensione e Casse di previdenza: investimenti

27 Ottobre 2021 | Autore:
Fondi pensione e Casse di previdenza: investimenti

Termini come «asimmetrie informative» e «squilibri di potere» spiegano bene quali possono essere le conseguenze dell’operare “al buio” nell’economia della conoscenza: diventare vittima di coloro che detengono la conoscenza.

In Italia, abbiamo la previdenza obbligatoria di base per oltre 25 milioni di lavoratori gestita dall’Inps con la garanzia finale dello Stato e per 1.700.000  professionisti gestita da 20 Casse di previdenza e assistenza senza la  garanzia finale dello Stato. L’asimmetria mi pare evidente. C’è poi la previdenza complementare, su base volontaria.

Il risparmio previdenziale intermediato da casse di previdenza e forme pensionistiche complementari (Fondi pensione) ha raggiunto dimensioni ragguardevoli.

A fine 2020, il totale complessivo delle risorse è di 298,6 miliardi di Euro, il 18,1% del PIL, così suddiviso: 100,7 miliardi fanno capo alle Casse di previdenza e 197,9 miliardi ai Fondi pensione [1].

I Fondi pensione dispongono di una regolamentazione di primordine, sia a livello nazionale che europeo, mentre le Casse di previdenza, dopo 10 anni dal decreto legge 98/2011, sono ancora in attesa di una regolamentazione cogente che, come scrive la COVIP, favorirebbe il rafforzamento strutturale delle Casse di previdenza e la più completa definizione di processi decisionali lineari e tracciabili, rendendone più efficace l’operatività in un ambito, quello delle scelte di investimento, fortemente sollecitato dalla complessità dei mercati finanziari.

Significativo il confronto che fa la COVIP tra le Casse di previdenza e i Fondi pensione in tema investimenti nell’economia italiana.

L’evoluzione nel quinquennio 2016 – 2020 delle componenti dell’attivo ripartite tra investimenti domestici e non domestici mostra che, per le Casse di previdenza, nell’ambito della quota domestica, si riducono gli immobili (3,2 punti percentuali), i titoli di Stato (3,1 punti percentuali), i Fondi immobiliari (1,4 punti percentuali) e gli altri titoli di debito (0,5 punti percentuali); aumenta, invece, l’incidenza dei titoli di capitale (0,7 punti percentuali), delle quote di OICVM – Organismi di Investimento Collettivo in Valori Mobiliari (0,5 punti percentuali) e altri OICR (0,4 punti percentuali).

Per contro, nei Fondi pensione l’evoluzione nel quinquennio 2016 – 2020 delle componenti nell’attivo netto ripartite tra investimenti domestici e non domestici mostra riduzione generalizzate della quota domestica: diminuisce in modo consistente il peso dei titoli di Stato (9,1 punti percentuali in meno); flessioni si registrano anche per gli immobili (1 punto percentuale); variazioni più marginali per i fondi immobiliari (0,2 punti percentuali), gli altri OICR (0,2 punti percentuali) e i titoli di capitale (0,1 punti percentuali). Aumenti si riscontrano per le sole quote di OICVM (0,3 punti percentuali) stabili gli altri titoli di debito.

Le tavole 12 e 14 ben visualizzano la situazione, meglio delle parole.

In sintesi, dalla composizione degli investimenti a fine 2020 delle casse di previdenza e dei fondi pensione emerge che:

  • nelle casse di previdenza, gli OICVM costituiscono il principale strumento di investimento (29,7 per cento), aumentando in modo consistente negli ultimi anni; seguono i titoli di debito (20 per cento, di cui quasi quattro quinti costituiti da titoli di Stato). Il peso degli investimenti immobiliari, ancorché in costante riduzione, resta comunque significativo (19,4 per cento); a seguire i titoli di capitale (7 per cento);
  • nei fondi pensione restano prevalenti i titoli di debito (56,1 per cento del totale dell’attivo netto, di cui poco più di due terzi costituiti da titoli di Stato) seguiti dai titoli di capitale (19,6 per cento) e dagli OICVM (13,3 per cento). Gli investimenti immobiliari costituiscono, invece, una componente residuale (2 per cento) e per lo più concentrati nei fondi pensione preesistenti.

Ne consegue che le Casse di previdenza dei professionisti, pur se prive di una regolamentazione cogente, sono costrette – per ragioni di sostenibilità di lungo periodo – ad investire in asset più rischiosi il che mal si concilia con la natura obbligatoria delle risorse.

 Fonte Diritto e Giustizia


note

[1] Fonte COVIP, Quadro di sintesi, anno 2020, pag. 19 e segg.


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