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Accertamento fiscale: le donazioni dei parenti sempre da dimostrare

24 Giugno 2014
Accertamento fiscale: le donazioni dei parenti sempre da dimostrare

Redditometro: anche se l’aiuto economico è consuetudine tra parenti, è sempre meglio conservare i documenti che giustificano la donazione di mamma e papà.

Se anche può sembrarti scontato che mamma e papà ti forniscano i sussidi economici per vivere – poiché il tuo reddito (professionale o da dipendente) è insufficiente – fai comunque molta attenzione. Infatti, qualora il volume delle spese da te sostenute sia particolarmente elevato e “contraddittorio” rispetto a quanto hai dichiarato all’erario, potrebbe scattare l’accertamento fiscale sintetico con il famigerato redditometro.

Pertanto, è sempre opportuno conservare le prove documentali delle elargizioni che hai ricevuto dai parenti, perché, in caso di contestazione con il Fisco, sarai tu – contribuente – a dover fornire al giudice tali dimostrazioni.

A dare questa brutta notizia a chi vive, ancora, sulle spalle dei genitori è la Cassazione con una sentenza di qualche giorno fa [1].

Il contribuente, infatti, che si oppone all’accertamento sintetico, sostenendo che le maggiori spese da questi sostenute sono dovute alle donazioni periodiche ricevute da un genitore, è tenuto a provare in giudizio tale circostanza, servendosi di idonea documentazione.

Ecco perché è sempre conveniente giustificare, con una scrittura avente data certa, ogni donazione o prestito di denaro, anche se avvenuta tra parenti: diversamente, l’Agenzia delle Entrate potrebbe presumere che si tratti di redditi non dichiarati e potrebbe scattare un accertamento fiscale. Di ciò abbiamo parlato in un precedente articolo in cui si potranno trovare suggerimenti pratici (leggi: “Attenzione ai prestiti tra familiari: necessario giustificare all’Agenzia delle entrate il denaro”).

Una consuetudine familiare – come quella di aiutare economicamente un figlio – non può essere automaticamente “presunta” dal giudice (costituendo quello che gli avvocati chiamano “fatto notorio”). Non basta, in altre parole, sostenere in causa che è normale il fatto che un figlio venga aiutato dai parenti quando non ha redditi sufficienti. La semplice affermazione deve essere sorretta da prove concrete. In mancanza di queste, l’accertamento sintetico è valido.

Il “fatto notorio”, ossia quel dato che è ormai noto a una collettività, non può certo essere la circostanza che mamma e papà eroghino contributi mensili a un figlio, per quanto sia una prassi ricorrente. Solo i fatti di “comune esperienza” implicano una deroga all’onere della prova e non richiedono dimostrazione in giudizio. Ma essi sono solo quei fatti acquisiti alle conoscenze della collettività con tale grado di certezza da apparire indubitabili e incontestabili. Non rientrano, dunque, nella nozione di comune esperienza un evento o una situazione soltanto probabile quale, nel caso in esame, la prassi familiare di donazioni da parte dei genitori in favore dei figli.

Ai fini del redditometro, pertanto, anche il sostentamento parentale deve essere dimostrato con idonea documentazione.

In che modo? Semplice: con pagamenti tracciabili (per esempio, un bonifico bancario, un assegno non trasferibile in fotocopia, ecc.).


note

[1] Cass. sent. n. 14063/14 del 20.06.2014.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Già è avvilente chiedere a parenti aiuto, in più lo si deve giustificare al fisco. Ma non si vergognano questi burocrati.

  2. ANCHE UNA DONAZIONE DI 400 EURO AL FIGLIO NECESSITA DI BONIFICO
    BANCARIO ????
    ESISTE UN LIMITE DI VALORE OLTRE IL QUALE NECESSITA UNA PROVA TRACCIABILE??

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