Reddito di cittadinanza: le nuove regole più strette

28 Ottobre 2021 | Autore:
Reddito di cittadinanza: le nuove regole più strette

Stop alla prestazione per chi rifiuta due volte un’offerta di lavoro. Previsti più controlli e diminuzione dell’importo per chi potendo essere attivo non lo è.

Stretta del Governo sul reddito di cittadinanza: d’ora in poi, chi non ha voglia di lavorare dovrà rinunciare al sussidio. Lo ha stabilito oggi il Consiglio dei ministri nell’ambito della discussione sulla nuova legge di Bilancio 2022.

In pratica, la prestazione verrà eliminata a chi rifiuterà per due volte consecutive un’offerta di lavoro. Finora, la sospensione riguardava il percettore dell’assegno che respingeva tre offerte.

Si prevede, inoltre, che la domanda reddito di cittadinanza resa dall’interessato all’Inps per sé e tutti i componenti maggiorenni del nucleo «equivalga a dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro, ed sia trasmessa dall’Inps all’Anpal, ai fini dell’inserimento nel sistema informativo unitario delle politiche del lavoro». La richiesta della prestazione che non contiene le dichiarazioni di immediata disponibilità al lavoro «è improcedibile».

In altre parole: chi si trova in difficoltà economica perché disoccupato o perché ancora non ha trovato un’occupazione, dovrà rendersi immediatamente disponibile a rientrare nel mercato del lavoro. Se gli viene fatta una prima offerta e la rifiuta per qualsiasi motivo, non succede nulla. Se, invece, respinge al mittente una seconda offerta perché il lavoro non gli piace o perché preferisce prendere i 780 euro seduto sul divano a fare niente, si vedrà annullare il sussidio.

Si annunciano anche ulteriori misure: più controlli in fase di accettazione della richiesta del reddito, e una diminuzione dell’importo dell’assegno per chi lo percepisce da sei mesi e, potendo lavorare, non lo fa.

La nuova legge di Bilancio istituisce un Fondo con una dotazione iniziale di 50 milioni di euro per il 2022 per «una piena formazione digitale, ecologica e amministrativa dei dipendenti della Pubblica amministrazione».



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