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Se perdi una causa dal 2014

24 Giugno 2014
Se perdi una causa dal 2014

Non solo la “soccombenza qualificata” con aumento del 30% del compenso all’avvocato di controparte, ma anche la responsabilità processuale aggravata.

Ci sono prove schiaccianti contro di te? Hai iniziato una causa solo per “allungare i tempi”? Attento: non è più come prima. Infatti, a partire dal 2014, le conseguenze per chi aziona la giustizia, pur non essendovene fondati presupposti, possono essere catastrofiche.

È questa la conseguenza dell’applicazione congiunta di due diversi (ma concorrenti) istituti processuali: quello della “soccombenza qualificata” (introdotta nel 2014, con le nuove tariffe professionali degli avvocati) e quello della responsabilità processuale aggravata. La combinazione di questi due fattori può comportare, per chi perde un giudizio civile, degli effetti economici gravosi.

A farlo notare, per primo, è il Tribunale di Verona, con una recente sentenza [1].

Ma vediamo più da vicino di cosa si tratta.

Con i nuovi parametri forensi, istituiti di recente con un decreto ministeriale [2], se l’avvocato della parte vincitrice risulta tanto bravo da fornire prove evidenti che dimostrino quanto sia fondata la sua difesa, può ottenere l’aumento del 30% sul proprio compenso per aver fatto risparmiare tempo ai giudici ed accelerato la soluzione della causa.

È ciò che è stato definito “soccombenza qualificata” e che ha iniziato a operare con il nuovo anno: un meccanismo a cui gli italiani non erano mai stati abituati e che dovrebbe incentivare il legale a risolvere, nel più breve tempo possibile e con minor sforzo per il magistrato, la causa. Se ciò, infatti, dovesse avvenire, chi perde il giudizio verrà condannato a pagare, al difensore della controparte, non le solite “spese processuali”, ma importi maggioranti di quasi un terzo!

Non è tutto. A ciò si può aggiungere un secondo aspetto (per cui l’uno non esclude l’altro): quello della cosiddetta responsabilità processuale aggravata. A riguardo, la legge [3] stabilisce che, se la parte soccombente ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, il giudice, su istanza dell’altra parte, la condanna oltre che alle spese processuali (e quindi, eventualmente, anche alla “soccombenza qualificata”), anche al risarcimento dei danni nei confronti dell’avversario.

Dunque, il merito della sentenza del Tribunale di Verona sta nell’aver precisato che tanto la responsabilità processuale aggravata quanto la soccombenza qualificata possono coesistere nella stessa sentenza, facendo così lievitare enormemente la condanna nei confronti di chi perde il giudizio.

Insomma, la soccombenza qualificata introdotta dai nuovi parametri forensi non esclude la responsabilità processuale aggravata a carico della stessa parte.

In questo modo la legge tenta non solo di scoraggiare le iniziative giudiziarie o le resistenze pretestuose, ma anche di premiare l’abilità tecnica dell’avvocato che riesce a fare emergere la piena fondatezza delle tesi sostenute dal suo assistito.


note

[1] Trib. Verona, sent. del 19.06.2014.

[2] Dm 55/2014.

[3] Art. 96 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. ma in caso di responsabilità processuale aggravata, la richiesta del “risarcimento del danno” viene effettuata tramite domanda riconvenzionale (con relativo pagamento del bollo) oppure riagganciandosi all’art. 96 cpc?

    1. Marco, non c’è bisogno di riconvenzionale. Addirittura può scattare d’ufficio senza richiesta della parte

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