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Violazione privacy e maxi multa per le telefonate commerciali automatiche

24 Giugno 2014
Violazione privacy e maxi multa per le telefonate commerciali automatiche

Se manca l’informativa al destinatario e quest’ultimo non ha prestato il consenso al trattamento dei dati, il Garante può comminare una mega sanzione all’azienda che fa marketing telefonico.

 

“Pronto?”

“Buongiorno signore, le volevamo proporre un’offerta selezionata solo ai clienti privilegiati come lei…”

“Scusi, ma lei da dove ha preso il mio numero telefonico?”

“Sull’elenco telefonico: è pubblico”.

…Ed è così che il consumatore si può rivolgere al Garante per la Privacy per chiedere la condanna della società di telemarketing: vengono infatti sanzionate le aziende che mandano comunicazioni commerciali, con chiamate automatiche, telefoniche o via fax, senza priva aver raccolto il consenso dell’utente.

Anche quando il numero di telefono è preso dall’elenco, dall’albo o dalla camera di commercio e le chiamate vengono attivate “in automatico”, con una voce preregistrata (ossia senza l’intervento dell’operatore) si deve sottostare alle regole fissate dal codice della privacy [1]. Insomma, il fatto che il numero sia pubblico (anche se prelevato da un sito internet) non può essere mai una giustificazione!

Di conseguenza, se non c’è stata una previa autorizzazione o informativa al cliente, il consenso di quest’ultimo non può essere presunto. E allora, il consumatore molestato, che non voglia fare una causa al giudice di pace e imbarcarsi in costi e tempi biblici, potrà comunque denunciare l’accaduto all’Agcm che rifilerà una ordinanza-ingiunzione al trasgressore (fino anche a diverse migliaia di euro).

È quanto emerge da una sentenza di poche ore fa della Cassazione [2].

Anche l’azienda che prende i numeri delle utenze da contattare dalle Pagine gialle effettua un trattamento dei dati [3]: se l’utilizzo delle relative informazioni avviene per motivi diversi dai contatti interpersonali e in particolare per fini pubblicitari, promozionali o commerciali, il trattamento dei dati è lecito soltanto se risulta effettuato con il consenso espresso e specifico degli interessati (la mera possibilità di opporsi non basta).

Peraltro, l’invio del fax pubblicitario è da assimilare, in tutto e per tutto, alle telefonate che partono in automatico senza l’intervento dell’operatore. Tale equiparazione si giustifica perché, in entrambi i casi, manca un contatto diretto fra operatore e destinatario del messaggio; in entrambi i casi le comunicazioni promozionali, di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato devono essere precedute da un’idonea informativa che integra il consenso dell’interessato.

Non ci si può mettere in regola se l’informativa viene inviata dopo la ricezione del fax.

Insomma, secondo la Cassazione, di fronte a un mezzo tanto invasivo è necessaria la massima garanzia per gli utenti.


note

[1] Art. 130 Cod. privacy.

[2] Cass. sent. n. 14326/14 del 24.06.14.

[3] Ai sensi dell’articolo 4, comma 1, lettera a) del codice di protezione dei dati personali.

Autore immagine: 123rf com


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