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Diffamazione in internet: sì alla sana critica, no agli attacchi personali

24 Giugno 2014 | Autore:
Diffamazione in internet: sì alla sana critica, no agli attacchi personali

La libertà di opinione e il diritto di critica non sono senza limiti: la legge punisce gli attacchi personali offensivi e denigratori a titolo di reato di diffamazione.

Esprimere un’opinione su internet può costituire reato di diffamazione se diventa un attacco personale lesivo della reputazione di qualcuno.

È quanto confermato da una recente sentenza del Tribunale di Caltanissetta [1].

La vicenda

La sentenza in questione ha condannato un uomo che, nello scrivere un articolo riguardante una vicenda giudiziaria di bullismo e omofobia, aveva finito con l’offendere il magistrato occupatosi del caso piuttosto che esprimere una critica personale sulla vicenda stessa.

La motivazione

Secondo il tribunale siculo, ciascuno ha diritto di esprimere le proprie opinioni, di condividerle e diffonderle sul web, ma il diritto di critica incontra il limite della continenza: chi scrive su un blog o un sito internet, come pure sui social network, deve rispettare la reputazione altrui.

È quindi da evitare l’uso di espressioni offensive, denigratorie, insinuanti, allusive che evidenziano, più che l’espressione di un commento, di un’opinione o di un’idea, veri e propri attacchi personali diretti a colpire gratuitamente la sfera morale di uno o più soggetti e a lederne l’onore, il decoro e la reputazione [2].

L’effetto offensivo discendente dall’abuso del diritto di critica è moltiplicato sul web in quanto vi è un’indeterminata platea di soggetti che recepisce il messaggio negativo sulla persona attaccata.

Ecco perché l’uso della stampa o di altro mezzo di pubblicità (in primis, internet) per offendere qualcuno costituisce un’aggravante del reato di diffamazione.

L’esercizio di critica non costituisce diffamazione quando si utilizza un tono garbato, non denigratorio o insinuante e, soprattutto, quando chi critica non ha la volontà e la consapevolezza di offendere.

In questo caso, infatti, vi è un legittimo esercizio della libertà di pensiero e di espressione non ostacolato da alcun divieto di legge né da sanzioni penali e, anzi, pienamente riconosciuto dalla Costituzione.


note

[1] Tribunale di Caltanissetta, sent. n. 650/14.

[2] Cass. sent. n. 7421/2013.

Autore immagine: 123rf com


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