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Incidente stradale: si può ricostruire con Google Maps?

31 Ottobre 2021
Incidente stradale: si può ricostruire con Google Maps?

Non basta la cartina scaricata da Google Maps o da Street View per stabilire chi ha ragione e chi torto nel sinistro.

Quando si verifica un incidente stradale, la prima cosa da fare è ricostruire la dinamica del sinistro per individuare le responsabilità e stabilire gli obblighi risarcitori dell’assicurazione. Come immaginabile, è un’attività assai complicata, che richiede spesso competenze tecniche, visto che si tratta di risalire a un evento già consumatosi sulla base di indizi e prove a volte non precise. In questa attività, anche se c’è chi vorrebbe ricostruire la dinamica di un sinistro ricorrendo ad app come Google Maps o Street View, la giurisprudenza è ancora molto scettica sull’utilizzo di tali sistemi informatici.

Proprio di recente è stato chiesto, alla Corte di Appello di Venezia [1], se l’incidente stradale si può ricostruire con Google Maps e la risposta, come prevedibile, è stata negativa. Come già altri giudici hanno fatto in precedenza, non basta da sola la cartina scaricata dal sito Maps del celebre motore di ricerca web per individuare chi ha ragione e chi ha torto nell’incidente stradale. E questo perché la piantina di Google Maps è priva di riferimenti alla segnaletica: i cartelli non si possono vedere neanche ingrandendo le immagini. Sicché non è possibile stabilire, ad esempio, chi avesse la precedenza in un incrocio o se un automobilista sia passato nonostante il semaforo rosso. Non da meno, c’è da considerare che le auto coinvolte nell’incidente non sono presenti nella rappresentazione computerizzata offerta dall’app, sicché la semplice visione dall’alto della strada non può aiutare a formulare un giudizio certo.

Pertanto, in assenza di prove, vige il principio di pari responsabilità tra i conducenti: si presume cioè che ciascuno di questi abbia concorso al 50% a causare l’impatto tra i veicoli.

Chi vuole andare esente da responsabilità non può limitarsi a dimostrare che la controparte abbia violato il Codice della strada: deve anche provare di aver fatto di tutto per evitare l’impatto, ossia che lo scontro fosse imprevedibile e inevitabile. Insomma, è necessario convincere l’assicurazione – o, se si va in causa, il giudice – di aver tenuto una condotta di guida prudente e rispettosa delle norme. E tutto ciò, chiaramente, non può essere argomentato con una semplice mappa scaricata da Google.

Le prove tipiche di un incidente stradale sono quindi il verbale dei carabinieri qualora intervenuti (cosa che però si limita ai soli casi in cui sono presenti feriti), i testimoni se presenti, le immagini fotografiche che rivelano i segni di contatto tra i veicoli, le frenate sulla strada e i danni riportati (elementi dai quali il consulente tecnico del giudice è in grado di ricostruire la dinamica del sinistro), la presenza della segnaletica stradale. Il video fatto con la dashcam installata sull’auto può costituire una prova solo se non contestato dall’altro conducente. Diverso è il discorso per la scatola nera montata dall’assicurazione che è omologata e quindi assume maggiore certezza.

Come detto, in assenza di prove, scatta il concorso di colpa al 50% tra i due automobilisti. Sicché ciascuno di questi otterrà solo la metà del risarcimento dalla propria compagnia, ma non si avrà lo scatto della classe di merito (che si alza solo se la percentuale di responsabilità è almeno del 51%).


note

[1] C. App. Venezia, sent. n. 2606/21.


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