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Acconti sulle tasse: attenti a quando sono inevitabili

25 Giugno 2014
Acconti sulle tasse: attenti a quando sono inevitabili

Guida pratica su acconti e conguagli; se si cambia lavoro è bene avvertire subito il sostituto d’imposta di tenere conto anche del reddito relativo al lavoro precedente.

Attenzione agli acconti

Tempo di pagamento delle tasse. E con le scadenze fiscali chi più ne ha più ne metta. Non basta infatti il normale conguaglio delle imposte per i redditi percepiti nell’anno precedente; può capitare di trovarsi a dover pagare anche gli acconti sulle imposte dell’anno prossimo.

Vediamo quali casi si possono presentare e quando è possibile evitare di anticipare inutilmente i pagamenti.

Acconti dovuti

Al dipendente o al pensionato che non ha altri redditi, se non lo stipendio e la pensione, il Fisco non chiede acconti: le trattenute vengono effettuate regolarmente dal sostituto d’imposta; perciò il contribuente non deve altro.

Il discorso è diverso per quanti, oltre allo stipendio, hanno anche altri redditi, derivanti per esempio da una collaborazione occasionale o dall’affitto di un immobile. In quel caso è possibile che il contribuente vada a debito con il Fisco e che questo comporti, oltre al pagamento del conguaglio per i redditi dell’anno precedente, anche la richiesta di un acconto per l’anno successivo, che ammonta al 96% del saldo che risulta dalla dichiarazione dell’anno precedente.

Può darsi che l’anno successivo il contribuente non raggiunga lo stesso reddito e che quindi l’acconto versato sia eccessivo: va pagato comunque e l’eventuale credito verrà recuperato con la dichiarazione dell’anno successivo.

Acconti evitabili

Una situazione particolare riguarda chi cambia lavoro o va in pensione nel corso dell’anno. Non sempre il secondo sostituto d’imposta tiene conto dei redditi percepiti nella prima parte dell’anno. Siccome le tasse si pagano con aliquote diverse in base agli scaglioni di reddito, se entrambi i datori di lavoro hanno considerato un reddito parziale avranno applicato un’aliquota più bassa e le trattenute sullo stipendio saranno inferiori alla somma realmente dovuta.

Se non si è avuta l’accortezza di avvertire il nuovo datore di lavoro di tenere conto di tutti i redditi nell’applicare le trattenute, alla presentazione del 730 si dovranno pagare in una volta sola tutte le tasse non trattenute nel corso dell’anno, più gli acconti dell’anno successivo.

Il conguaglio va ovviamente versato, mentre l’acconto si riferisce a un debito che l’anno dopo il lavoratore non avrà: se non cambierà più lavoro e avrà un unico sostituto d’imposta per tutto l’anno, gli verranno applicate le trattenute giuste per il suo reddito e quindi al Fisco non dovrà più nulla.

Se si è certi che la situazione futura sarà quella descritta, si può evitare di versare l’acconto.

Se invece ci si trova in una situazione più precaria, si può per esempio pagare l’acconto di luglio e aspettare di avere un quadro più chiaro della propria situazione lavorativa prima di versare quello di novembre.

C’è tempo fino al 30 settembre per comunicare al sostituto di imposta di non trattenere l’acconto di novembre. Se però risultasse da un controllo che quegli acconti erano dovuti, si rischiano sanzioni fino al 30%.


note

Autore immagine: 123rf com


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