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Quando non spetta la particolare tenuità del fatto

1 Novembre 2021
Quando non spetta la particolare tenuità del fatto

Art. 131-bis Codice penale: modifiche e applicazioni pratiche. I reati a cui non si applica e quelli che invece beneficiano della non punibilità penale. 

L’articolo 131-bis del Codice penale prevede l’esclusione della punibilità penale per tutti i reati puniti con la pena detentiva non superiore, nel massimo edittale, a 5 anni oppure per quelli puniti con la pena pecuniaria, con o senza la predetta pena detentiva. Grazie a tale beneficio – chiamato «particolare tenuità del fatto» – l’imputato non subisce alcuna sanzione penale, sicché lo stesso processo viene archiviato. Il reato però non si estingue: con la conseguenza che restano in vita le sanzioni amministrative accessorie, le conseguenze risarcitorie in via civile e la fedina penale resta macchiata (in pratica, nel casellario giudiziario resta traccia del procedimento). La vittima, quindi, nonostante l’assoluzione del reo, potrà agire nei suoi riguardi in via civile per ottenere l’indennizzo. 

L’applicazione della norma ha, sino ad oggi, dato vita a un acceso dibattito giurisprudenziale. Sono scese in campo la stessa Cassazione e la Corte Costituzionale a indicare quando non spetta la particolare tenuità del fatto. A seguito di tali pronunce, facciamo il punto della situazione e vediamo in quali occasioni si applica l’articolo 131-bis del Codice penale anche alla luce della riforma che ne estende i confini.

Quando c’è particolare tenuità del fatto?

Il Codice penale indica quando spetta la particolare tenuità del fatto: ciò succede quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è di particolare tenuità. 

La misura riguarda oggi i reati puniti con la reclusione non superiore, nel massimo, a cinque anni o con pena pecuniaria, sia essa da sola o congiunta alla pena detentiva non superiore, nel massimo, a cinque anni. 

Non si tiene conto delle circostanze, tranne quelle a effetto o efficacia speciale, cioè che determinano un aumento superiore a quello comune o per cui è prevista una pena di specie diversa dall’ordinaria.

La Corte Costituzionale [1] ha poi chiarito che il beneficio della particolare tenuità del fatto si deve intendere esteso anche a quei reati per i quali la norma non indica un minimo edittale della pena ma solo il massimo della pena. Ad esempio, la non punibilità è stata riconosciuta al reato di ricettazione attenuata, previsto dall’articolo 648 comma 2 del Codice penale, che ha un tetto massimo superiore a cinque anni, ma non un minimo edittale.

Quando non c’è particolare tenuità del fatto?

Il già richiamato articolo 131-bis del Codice penale indica anche quando non spetta la particolare tenuità del fatto. Ciò succede nelle seguenti circostanze: 

  • quando il comportamento è abituale;
  • quando l’autore ha agito per motivi abietti o futili;
  • quando l’autore ha agito con crudeltà, anche in danno di animali, o ha adoperato sevizie;
  • quando l’autore ha approfittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, anche in riferimento all’età della stessa; 
  • quando la condotta ha cagionato o da essa sono derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni gravissime di una persona;
  • per i reati di competenza del giudice di pace e del tribunale dei minori – che hanno entrambi un sistema sanzionatorio speciale e di particolare favore – e quelli militari.

Fuori da questi casi, la Cassazione a Sezioni Unite ha detto [2] che la non punibilità può essere riconosciuta a tutti i reati.

Cosa si intende per particolare tenuità del fatto?

Come abbiamo detto, l’applicazione del beneficio della non punibilità presuppone sostanzialmente due requisiti, uno positivo e uno negativo: 

  • la tenuità dell’offesa;
  • la non abitualità della condotta. 

Devono coesistere entrambi i requisiti. Se ne manca uno solo, il beneficio non può essere concesso.  

Come chiarito dalla Cassazione [3], il giudizio sulla tenuità richiede una valutazione «complessa e congiunta» di tutte le peculiarità della fattispecie concreta, che tenga conto «delle modalità della condotta, del grado di colpevolezza da esse desumibile e dell’entità del danno o del pericolo». Nei delitti contro il patrimonio rileva la valutazione del bene su cui cade la condotta criminosa [4]. 

Ecco alcuni reati ai quali, proprio in funzione della particolare tenuità della condotta e dell’offesa, è stato applicato il beneficio in commento; il reato di:

  • omessa assistenza in caso di incidenti stradali [5]; 
  • coltivazione domestica di piante da stupefacente [6]; 
  • omesso versamento di Iva, quanto l’imposta evasa sia di poco superiore alla soglia di punibilità [7];
  • guida in stato di ebbrezza se non ci sono stati incidenti stradali (con tali intendendosi anche il caso dell’automobilista che va a sbattere contro un palo della luce, un muretto o che sbanda comunque dalla sede stradale);
  • rifiuto a sottoporsi al test dell’alcol se non ci sono stati incidenti stradali.

Cosa si intende per comportamento abituale?

Il comportamento abituale esclude l’applicazione del beneficio. Si considera «abituale» il comportamento del reo dichiarato «delinquente abituale, professionale o per tendenza», oppure quello di chi ha commesso più reati della stessa indole – anche se ciascun fatto, isolatamente considerato, sia di particolare tenuità – nonché in presenza di condotte plurime, abituali e reiterate. 

La semplice presenza di denunce o precedenti di polizia non impedisce l’applicazione del beneficio [8], a meno che il giudice abbia verificato gli elementi di fatto sottostanti, le allegazioni difensive e l’eventuale avvio di procedimenti penali [9].

Non spetta il beneficio della particolare tenuità nel caso di più reati legati dal vincolo della continuazione: in tali casi, infatti, la Cassazione ha ravvisato un’ipotesi di abitualità [10]. La regola non vale se le azioni sono state commesse nelle stesse circostanze di tempo e di luogo e non siano in numero tale da manifestare «serialità, progressione criminosa o inclinazione a delinquere» [11].

Particolare tenuità alle persone giuridiche 

La Cassazione ha escluso l’applicabilità della particolare tenuità del fatto alle persone giuridiche in caso di illeciti amministrativi previsti dal decreto legislativo n. 231/2001 [12].

La riforma della particolare tenuità del fatto

Dopo sei anni dal decreto legislativo 28/2015 che ha introdotto la particolare tenuità del fatto, la recente legge 134/2021 sulla riforma penale ha delegato il Governo a rivedere (con decreti legislativi da emanare entro un anno) i limiti di pena per la concessione di tale beneficio. 

Da un lato, la non punibilità per particolare tenuità del fatto verrà riconosciuta ai reati puniti con pena detentiva non superiore nel minimo a due anni, sola o congiunta a pena pecuniaria. Scompare quindi l’indicazione del tetto massimo. 

Restano esclusi dall’ampliamento i reati in materia di violenza domestica e contro le donne come stalking e revenge porn (anche se la pena minima in astratto lo consentirebbe).  

Inoltre, verrà dato rilievo alla giustizia riparativa, consistente in percorsi di mediazione tra autore e vittima del reato gestiti da professionisti a tale scopo formati. Bisognerà quindi «dare rilievo alla condotta susseguente al reato ai fini della valutazione del carattere di particolare tenuità dell’offesa», al contrario di com’è oggi visto che, secondo la Cassazione [13], sono irrilevanti i comportamenti tenuti dal reo.

La riforma, avendo una connotazione più favorevole al reo, avrà valore retroattivo e quindi si applicherà anche ai reati già commessi prima della sua entrata in vigore e ai procedimenti in corso. 


note

[1] C. Cost. sent. n. 156/2020.

[2] Cass. S.U. sent. n. 13681/2016.

[3] Cass. sent. n. 24970/2020.

[4] Cass. sent. n. 19548/2020.

[5] Cass. sent. n. 27241/2020.

[6] Cass. sent. n. 1766/2019.

[7] Cass. sent. n. 15599/2020.

[8] Cass. sent. n. 51526/2018.

[9] Cass. sent. n. 10796/2021.

[10] Cass. sent. n. 13107/2020.

[11] Cass. sent. n. 30434/2020.

[12] Cass. sent. n. 1420/2020.

[13] Cass. sent. n. 660/2020.

 

Autore immagine: depositphotos.com


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