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Quando si perde l’esenzione Imu?

2 Novembre 2021 | Autore:
Quando si perde l’esenzione Imu?

Una bolletta della luce troppo bassa può autorizzare il Comune a togliere ad un contribuente il beneficio dell’abitazione principale?

Lo Stato consente di non pagare l’Imu a chi possiede un immobile destinato a prima casa, tranne per i contribuenti che possiedono un immobile di lusso. Ci sono, però, delle situazioni a cui raramente si pensa che possono azzerare questo beneficio. Quando si perde l’esenzione Imu?

Recentemente, la Cassazione ha aperto il rubinetto della doccia fredda per i più risparmiatori, per chi cerca di spendere il minimo possibile sulla bolletta energetica a vantaggio delle proprie tasche e dell’ambiente. In pratica, sostiene la Suprema Corte, il consumo di elettricità troppo basso può legittimare il Comune ad eliminare l’agevolazione prima casa di un contribuente, il che significa, automaticamente, perdere l’esenzione Imu. Vediamo perché.

Esenzione Imu: cos’è e chi ne ha diritto?

Dal 2008 [1], chi ha una casa adibita ad abitazione principale beneficia dell’esenzione dall’Imu, l’imposta sugli immobili. Restano esclusi quelli di categoria catastale A1 (abitazioni signorili), A8 (ville) e A9 (castelli e palazzi di eminenti pregi artistici o storici).

Ma cosa si intende per abitazione principale? Secondo i chiarimenti del Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia, rientra in questa categoria l’immobile in cui il contribuente ha stabilito la propria residenza anagrafica e dimora abitualmente. C’è bisogno, soprattutto, di quest’ultimo elemento per ottenere le agevolazioni prima casa e, dunque, l’esenzione dall’Imu.

Il Comune, con regolamento o delibera, ha la facoltà di:

  • assimilare all’abitazione principale l’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili residenti in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa sia stata affittata;
  • assimilare all’abitazione principale l’alloggio dato in uso gratuito a parenti in linea retta o collaterale, stabilendo il grado di parentela e accordando a questi immobili l’applicazione dell’aliquota ridotta o anche della detrazione;
  • elevare l’importo della detrazione fino a 258,23 euro in alternativa alla riduzione fino al 50% dell’imposta dovuta per l’immobile adibito ad abitazione principale;
  • aumentare la citata detrazione anche oltre 258,23 euro fino a concorrenza dell’intera imposta dovuta per l’abitazione principale. In tal caso, però, il Comune non può stabilire un’aliquota superiore a quella ordinaria per le unità immobiliari tenute a disposizione del contribuente.

Imu: quando si perde l’esenzione?

Ci sono dei casi in cui si perde l’esenzione Imu per l’abitazione principale. La giurisprudenza ha già stabilito in passato che, per non pagare l’imposta sugli immobili, è necessaria la dimora abituale in quella casa. Per capirci, non si può avere l’esenzione dall’Imu su un immobile che si frequenta ogni tanto e che, da un punto di vista pratico, ha le caratteristiche di una seconda casa.

Di recente, la Cassazione [2] ha voluto insistere su questo punto, ricordando un elemento a cui, probabilmente, pochi contribuenti avevano pensato finora. In sostanza, il Comune ha la possibilità di togliere i benefici della prima casa (quindi, anche l’esenzione dall’Imu) a chi presenta dei consumi elettrici troppo bassi. Un colpo ai risparmiatori? L’intenzione della Suprema Corte, con ogni probabilità, non è quella: piuttosto un colpo a chi cerca di fare il furbo beneficiando di un’esenzione che non gli spetta.

Secondo gli Ermellini (ma il concetto era già stato espresso dalla Commissione tributaria regionale dell’Emilia-Romagna [3]), una bolletta della luce notevolmente modesta può addirittura superare la presunzione di residenza effettiva. Non ci vuole molto a capire, secondo i giudici, che chi spende poco o niente di corrente elettrica in una casa vuol dice che non ci abita o che lo fa molto raramente, in particolare se le bollette si riferiscono al periodo invernale, quando per forza di cose si deve tenere più a lungo la luce accesa.

Era sempre la Cassazione [4] ad aver stabilito che in tema di Imu, ai fini del riconoscimento dell’agevolazione prevista dalla legge, «per l’immobile adibito ad abitazione principale, le risultanze anagrafiche rivestono un valore presuntivo circa il luogo di residenza effettiva e possono essere superate da prova contraria desumibile da qualsiasi fonte di convincimento e suscettibile di apprezzamento riservato alla valutazione del giudice di merito». Compresa una bolletta della luce troppo bassa per dimostrare una dimora abituale in un immobile.


note

[1] Art. 1 Dl n. 93/2008.

[2] Cass. ord. n. 29505/2021 del 22.10.2021.

[3] Ctr Emilia-Romagna sent. n. 1711/2019.

[4] Cass. sent. n. 12299/2017 e n. 14793/2018.


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