Diritto e Fisco | Articoli

Come ottenere assoluzione per guida stato ebbrezza

2 Novembre 2021
Come ottenere assoluzione per guida stato ebbrezza

Il superamento dei limiti dell’alcol test non fa scattare il reato di guida in stato di ebbrezza.

Se basta poco per far scattare l’etilometro e subire una delle tre sanzioni previste dalla legge per la guida in stato di ebbrezza è comunque possibile, anche nel caso di superamento delle soglie della rilevanza penale, l’assoluzione e l’estinzione del processo. Questo però a condizione che non si sia un bevitore abituale.

A spiegare come ottenere l’assoluzione per la guida in stato di ebbrezza è la Cassazione che, ormai da più anni, individua la strada nel famoso articolo 131-bis del Codice penale, quello cioè che prevede l’esclusione della punibilità per «particolare tenuità del fatto».

Proprio di recente, la Suprema Corte [1] ha individuato le condizioni affinché tale norma possa operare, il processo estinguersi ed evitare così le sanzioni penali conseguenti al reato. 

Prima però di spiegare come ottenere l’assoluzione per guida in stato di ebbrezza sarà bene fare alcune importanti premesse che risulteranno determinanti per chi è stato pizzicato dall’etilometro.

Quali sono le sanzioni per guida in stato di ebbrezza?

La legge – ed in particolare l’articolo 186 del Codice della strada – individua quattro diversi scaglioni a seconda dell’entità di alcol nel sangue. 

Nel primo scaglione si colloca chi ha un volume di alcol da 0 fino a 0,5 grammi per litro di sangue. In questo caso, non si rischia alcuna sanzione: il comportamento è tollerato dall’ordinamento e, pertanto, non si può subire alcuna conseguenza. Anche se si è procurato un incidente stradale, il fatto di aver bevuto e di avere una percentuale di alcol così bassa non implica alcuna presunzione di responsabilità superiore a quella di norma stabilita secondo le regole del Codice della strada.

Nel secondo scaglione si colloca chi ha un volume di alcol da 0,6 a 0,8 grammi. In tal caso, scattano sanzioni di tipo amministrativo: non si fa corso quindi a nessun processo penale e la fedina penale del conducente resta pulita. Scatta una multa da 532 a 2.127 euro. Viene in più sospesa la patente da 3 a 6 mesi.

Il terzo scaglione si applica a chi ha un volume di alcol nel sangue da 0,9 a 1,5 grammi per litro. In questo caso, si viene incriminati per il reato di guida in stato di ebbrezza. Le sanzioni sono piuttosto pesanti: a seguito del processo penale, si subisce l’ammenda da euro 800 ad euro 3.200 e l’arresto fino a sei mesi. In più, la patente viene sospesa da 6 mesi a 1 anno.

Il quarto scaglione è quello più grave ed è quello per chi viene trovato con un tasso di alcol superiore a 1,5 grammi per litro. Anch’esso prevede sanzioni di tipo penale. Scatta l’ammenda da euro 1.500 ad euro 6.000, l’arresto da sei mesi ad un anno, la sospensione della patente di guida da 1 a 2 anni, la confisca del veicolo (salvo che il mezzo appartenga ad un’altra persona).

In caso di recidiva in due anni, scatta la revoca della patente di guida. 

Se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale, le sanzioni sono raddoppiate ed è disposto il fermo amministrativo del veicolo per 180 giorni, salvo che il veicolo appartenga a persona estranea all’illecito.

Come contestare il funzionamento dell’etilometro

La Cassazione ha escluso la possibilità di contestare l’etilometro se le due misurazioni danno risultati diversi, anche se la prima è inferiore alla seconda. E ciò perché la curva dell’alcol nel sangue è crescente se il test viene fatto dopo poco tempo dall’assunzione della bevanda, mentre decresce più in là.

Se il conducente ritiene che l’etilometro sia guasto deve provarlo, cosa tutt’altro che facile. Tuttavia, è necessario che l’etilometro sia stato soggetto, nell’ultimo anno, a taratura. La data dell’ultima taratura – ossia un controllo di funzionalità dell’apparecchio – deve essere indicata nel verbale. 

Come ottenere l’assoluzione per guida in stato di ebbrezza

Come si diceva in apertura, la Cassazione riconosce la possibilità di ottenere l’assoluzione dalla guida in stato di ebbrezza grazie all’applicazione dell’articolo 131-bis del Codice penale. Tale norma consente di archiviare il processo penale e di non applicare le conseguenti sanzioni se il fatto viene giudicato non grave, non abituale e le conseguenze da esso scaturenti sono minime. Tale valutazione viene rimessa al giudice che valuta caso per caso. È escluso quindi questo beneficio nel caso in cui il conducente abbia provocato un incidente stradale oppure abbia deragliato dalla sede stradale andando a sbattere contro un ostacolo posto ai lati della strada.

È bene però sapere che le sanzioni accessorie restano (così ad esempio la sospensione della patente e l’eventuale confisca del mezzo).

La possibilità di applicare la particolare tenuità del fatto richiede un approfondimento. 

Secondo la Cassazione, il semplice superamento dei limiti del tasso alcolico consentito non è requisito sufficiente per condannare il conducente per il reato di guida in stato di ebbrezza. Il suo comportamento deve ritenersi non punibile quando: 

  • il valore di alcol nel sangue supera di poco il limite massimo consentito dalla legge; 
  • si trattava di un soggetto incensurato non aduso all’assunzione di sostanze alcoliche; 
  • si tratta di una condotta occasionale e circoscritta accompagnata da spirito di collaborazione e dalla persistente capacità di autodeterminazione;
  • non ci sono conseguenze gravi per la circolazione derivanti dalla condotta: sicché, si deve trattare di un controllo routinario da parte della polizia senza che risultino palesate condotte di guida inappropriate o pericolose.

Modalità della condotta e gravità del pericolo sono quindi requisiti essenziali per ottenere l’assoluzione dal reato di guida in stato di ebbrezza.  


note

[1] Cass. sent. n. 35825/21 del 30.09.2021.

Corte di Cassazione penale, sez. IV, 30 settembre 2021, n. 35825

RITENUTO IN FATTO

1.La Corte di Appello di Catanzaro, con sentenza pronunciata in data 13 Giugno 2019, in riforma della sentenza del Tribunale di Cosenza che aveva riconosciuto un automobilista colpevole del reato di guida in stato di ebbrezza di cui all’art.186 comma 2 lett. c) Codice della strada, dichiarava non doversi procedere nei suoi confronti ai sensi dell’art. 131-bis codice penale in ragione del fatto di particolare tenuità. Evidenziava che il comportamento del conducente, valutato ai sensi dell’art. 133 codice penale, doveva ritenersi di modesto disvalore trattandosi di soggetto incensurato, non aduso all’assunzione di sostanze alcoliche e pertanto di condotta occasionale e circoscritta, accompagnata da spirito di collaborazione e dalla persistente capacità di autodeterminazione. Sotto diverso profilo riteneva la particolare tenuità dell’offesa per la circolazione stradale, atteso che non solo non si erano prospettati pericoli concreti per la circolazione ma si era trattato di un controllo routinario, come dichiarato dai verbalizzanti, senza che risultassero palesate condotte di guida inappropriate o pericolose. Concludeva che, pur trattandosi di assunzione di e alcol in misura non modesta, l’accadimento poteva connotarsi di speciale tenuità in assenza di danni o di pericolo per la circolazione, anche della occasionalità della condotta e della minima intensità dell’elemento psicologico.

2. Avverso la suddetta pronuncia ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Catanzaro denunciando violazione di legge e vizio di motivazione per contraddittorietà e illogicità nel riconoscimento della causa di non punibilità. Evidenziava come se pure il giudice di legittimità avesse ritenuto la compatibilità della ipotesi disciplinata dall’art.131-bis codice penale con i reati per cui era prevista una soglia progressiva di punibilità, nella specie il giudice distrettuale aveva valorizzato, ai fini del riconoscimento della causa di non punibilità, elementi assolutamente privi di valenza (quali il comportamento serbato dal ricorrente in coincidenza con l’accertamento), ovvero che avrebbero dovuto essere considerati ai fini dell’esclusione (quale l’ora notturna in cui il fatto era stato commesso); evidenz iava ancora che non era s tato c ons iderato il particolare tas s o di alc ool ris contrato nell’accertamento etilometrico che, sebbene non astrattamente ostativo al beneficio, ne condizionava fortemente il riconoscimento. Inoltre ravvisava illogicità laddove la Corte distrettuale aveva riconosciuto rilievo all’assenza di danni o pericoli concreti di danno alla circolazione (pure in presenza di reato contravvenzionale punito in presenza di pericolo presunto.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Manifestamente infondata deve ritenersi la impugnazione proposta dal Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Catanzaro avverso la statuizione della Corte territoriale che ha sussunto la fattispecie nell’ambito della causa di non punibilità di cui all’art.131-bis codice penale. In relazione alla richiesta di riconoscimento della causa di non punibilità di cui all’art.131-bis codice penale la giurisprudenza di questa Corte ha evidenziato che il giudice di legittimità deve basarsi su quanto emerso nel corso del giudizio di merito, tenendo conto degli eventuali giudizi già espressi nelle relative pronunce (sez.3, 8.4.2015 n.15449; sez.4 17.4.2015 n.22381; da ultimo S.U. 25.2.2016 Tushaj).

2. Invero nel caso in specie deve ritenersi assolutamente coerente e adeguata sotto il profilo logico giuridico la motivazione della impugnata sentenza in ordine alla ritenuta operatività del suddetto istituto. Ricorrono infatti i presupposti per riconoscere la modestia del fatto reato, avuto riguardo, in particolare alle modalità della condotta e alla gravità del pericolo, che pure assumono rilievo ai sensi dell’art.133

 

codice penale, requisiti espressamente richiamati dalla disciplina introdotta con l’art. 131-bis codice penale, nonché ai profili di antidoverosità della condotta, pure valorizzati dall’art.133 codice penale in relazione al grado della colpa. Premesso che nella specie non ricorre alcuno dei fattori preclusivi all’applicazione della causa di non punibilità, codificati dallo stesso legislatore che la ha disciplinata e introdotta nell’ordinamento giuridico (limiti di pena, esclusioni oggettive, abitualità della condotta), la valutazione che il giudice di merito era chiamato ad operare non poteva che fondarsi sulla specificità del caso concreto, senza ricorrere a presunzioni o a preclusioni derivanti dalla originaria previsione di soglie di maggiore o minore offensività. Del tutto conforme a quanto sopra evidenziato sul punto è la sentenza a sez. U, 25.2.2016 Tushaj, n. 13681 che tra l’altro così motiva “Orbene, è chiaro che il superamento della soglia di rilevanza penale coglie il minimo disvalore della situazione dannosa o pericolosa. Il giudice che ritiene tenue una condotta collocata attorno all’entità minima del fatto conforme al tipo, contrariamente a quanto ritenuto dall’ordinanza di rimessione, non si sostituisce al legislatore, ma anzi ne recepisce fedelmente la valutazione. Naturalmente, pure in tale caso la valutazione riguarda la fattispecie concreta nel suo complesso e quindi tutti gli aspetti già più volte evocati, che afferiscono alla condotta, alle conseguenzedelreatoedallacolpevolezza.Chiaramente,quantopiùcisiallontanadalvalore-sogliatanto più è verosimile che ci si trovi in presenza di un fatto non specialmente esiguo. Tuttavia, nessuna conclusione può essere tratta in astratto, senza considerare cioè le peculiarità del caso concreto. Insomma, nessuna presunzione è consentita”.

3. Ma se questo è il metro utilizzabile dal giudice per accertare la sussistenza dei presupposti della declaratoria di non punibilità in presenza di particolare tenuità dell’offesa, del tutto coerentemente il giudice di appello è pervenuto alla decisione adottata alla stregua di una valutazione complessiva e congiunta di tutte le peculiarità della fattispecie concreta, che tenga conto, ai sensi dell’art. 133, primo comma, codice penale, delle modalità della condotta, non caratterizzata né da particolare insidiosità o spericolatezza nella guida, né dall’accertamento di una apparente condizione di difetto di controllo (verbalizzanti e teste ; d’altro canto i risultati dell’esame alcolimetrico, sebbene compresi nel range della soglia più elevata, nondimeno erano prossimi al limite della soglia inferiore. In termini assolutamente appropriati e logici il giudice distrettuale ha poi valutato la modestia del grado dell’offe sa alla circolazione stradale, in assenza di elementi sintomatici di una condizione di alterazione ovvero in presenza di segni assolutamente trascurabili e in costanza di una ok condotta di guida appropriata o comunque non improntata a violazioni del codice della strada (sez.U, 25.2.2016, Tushaj, Rv.266590; sez.4, 24.11.2015; Sassone, Rv.265218; sez.4, 11.11.2020 n.11655 non massimata, Maffioletti).

4. In conclusione il ricorso del PG deve essere dichiarato inammissibile. P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube