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Reato di violenza privata in condominio

2 Novembre 2021
Reato di violenza privata in condominio

Violenza privata per l’ostruzione del passaggio nel parcheggio condominiale o per il passo carrabile.

Il reato di violenza privata in condominio si può realizzare, in generale, tutte le volte in cui un condomino, con violenza o minaccia, costringe un altro a fare, tollerare od omettere qualche cosa. Questa del resto è la dizione dell’articolo 610 del Codice penale che sanziona appunto la violenza privata con la reclusione fino a 4 anni. 

In quali casi si può parlare del reato di violenza privata in condominio? Basta scorgere negli archivi della giurisprudenza per comprendere che, il più delle volte, la condotta incriminata si consuma nel cortile ed è integrata da chi ostruisce il passaggio all’automobile altrui all’interno del parcheggio condominiale, impedendo così il libero transito. E ciò indipendentemente dalla durata di tale costrizione e dalla volontarietà di tale effetto. 

Bloccare il passaggio all’auto o la possibilità di fare manovra

Bloccare l’auto del vicino, non farla uscire dal proprio box o non farla entrare configura un reato. Reato che si consuma anche se la condotta si protrae per pochi minuti. 

L’orientamento giurisprudenziale per casi analoghi è quello di ritenere configurato il reato, posto che l’elemento della violenza previsto dalla fattispecie si identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente la vittima della libertà di determinazione e di azione. 

Il concetto di violenza necessario a far scattare il reato si estende non solo alle manifestazioni di energia fisica da cui derivi una costrizione personale, ma anche all’uso di qualsiasi mezzo capace di coartare la libertà di autodeterminazione e di azione della vittima, anche se non violento in senso stretto. 

Il reato quindi scatta anche in caso di una «violenza impropria», quella cioè che si attua con l’uso di mezzi anomali diretti ad esercitare pressioni sulla volontà altrui, impedendone la libera determinazione. Nel caso di specie, tale tipo di violenza è riscontrabile tutte le volte in cui un condomino, pur vantando un diritto di parcheggio, ponga in sosta la propria auto in modo da bloccare l’auto di un’altra persona e con ciò impedendole di uscire o di entrare [1]. E non solo: lo stesso vale anche nel caso in cui si impediscano manovre all’auto.

Il motorino

La Cassazione [2] ritiene configurabile il reato di violenza privata in condominio anche quando un motorino ostacoli l’uscita di una vettura dal parcheggio. 

Il rifiuto di spostare l’auto

È sempre la Cassazione [3] a dire che risponde penalmente del reato di violenza privata chi si rifiuta di rimuovere l’auto parcheggiata all’ingresso del cortile condominiale in uso anche ad altri condomini, così impedendone l’accesso, con la coscienza e la volontà di comprimere la libertà di autodeterminazione della parte offesa.

Le fioriere che ostruiscono il parcheggio

Secondo il tribunale di Napoli [4], si configura violenza privata in condominio quando il titolare del magazzino adibito ad uso ristorazione appone delle fioriere che impediscano di parcheggiare l’auto sulla pubblica via.

Il cancello

Per la Suprema Corte [5] integra il delitto di violenza privata la condotta dell’imputato che impedisce, per giorni, alla vittima la chiusura di un cancello posto sul limitare della proprietà di quest’ultima ed il transito attraverso tale apertura, ivi parcheggiando un’autovettura e sedendo in prossimità dei battenti.

Il parcheggio rasente allo sportello

È sempre la Cassazione [6] ad allargare l’applicazione del reato di violenza privata tutte le volte in cui un automobilista parcheggia la propria vettura rasente allo sportello di un’altra accanto in modo da impedire al conducente di quest’ultima di uscire o entrare nell’abitacolo. Per la Corte, nella fattispecie scatta il reato in quanto, ai fini della configurabilità della violenza privata, «il requisito della violenza si identifica in qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente l’offeso della libertà di determinazione e azione».

Gli altri casi di violenza privata in condominio 

Non c’è solo l’ostruzione del passaggio dell’auto del vicino. Ad integrare la violenza privata condominiale possono essere anche altre condotte come, ad esempio, quella di chi distrugge, ingoiando, il verbale di assemblea condominiale [7]; quella di chi rimuove una scala appoggiata sulla facciata condominiale apposta in quel luogo per per consentire alla vittima di salire sul tetto e ripulire un camino [8]; quella di chi, azionando a distanza il meccanismo di blocco di un cancello elettrico, impedisce al vicino di uscire con la propria auto dal garage condominiale, costringendolo a scendere dal veicolo e a staccare la corrente elettrica per neutralizzare la chiusura a distanza del cancello [9].


note

[1] Trib. Bergamo, sent. n. 1098/2021.

[2] Cass. sent. n. 16967/2019.

[3] Cass. sent. n. 51236/2019.

[4] Trib. Napoli, sent. n. 9875/2019.

[5] Cass. sent. n. 40482/2018.

[6] Cass. sent. n. 53978/2017.

[7] Cass. sent. n. 34800/2019. Commette il reato di violenza privata il condomino che strappa la pagina del verbale di assemblea che approva nuovi lavori condominiali e la ingoia, rendendola inservibile.

[8] Cass. sent. n. 23391/2017.

[9] Cass. sent. n. 46786/2014.

Autore immagine: depositphotos.com


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