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Traffico di organi: come funziona e quanto frutta alle mafie

2 Novembre 2021 | Autore:
Traffico di organi: come funziona e quanto frutta alle mafie

Le lunghe liste d’attesa per avere un rene, un fegato o un cuore spingono a rivolgersi al mercato nero. Anche in Europa. La triste fine dei migranti.

Circa il 10% dei 180mila trapianti di organi praticati ogni anno in tutto il mondo è illegale. Il dato, a dir poco allarmante, arriva dal Global Financial Integrity di Washington, uno dei maggiori centri di analisi sui movimenti finanziari illeciti. Significa che quasi 20mila trapianti all’anno vengono fatti con organi ricavati dal mercato nero dalle mafie che, a livello internazionale, si muovono in uno squallido affare a cui partecipano agenzie di viaggio, chirurghi, strutture sanitarie e società di trasporto conniventi. Un’attività che, secondo le ultime stime, frutta quasi un miliardo e mezzo di dollari, circa un miliardo e 300 milioni di euro. Questo illegale traffico di organi, come funziona e quanto frutta alle mafie?

Il traffico di organi a scopo di lucro è punito in Italia (leggi È legale vendere organi?), come in quasi tutti i Paesi del mondo. Ma ci sono delle zone del pianeta in cui o la pratica è apertamente consentita o i Governi chiudono un occhio di fronte alle reti che procurano dei donatori economicamente disperati, espiantano degli organi in cambio di quattro soldi e li rivendono a prezzi esorbitanti a chi ha bisogno di un cuore, di un rene, di un polmone per sopravvivere. Vediamo come funziona il traffico di organi e quanto frutta alle mafie che tengono in piedi questa attività.

Traffico di organi: cosa si intende?

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, per traffico di organi si intende «il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’occultamento o la ricezione di persone viventi o decedute o dei loro organi attraverso la minaccia, l’uso della forza o di altre forme di coercizione oppure mediante il rapimento, la frode, l’inganno, l’abuso di potere o lo sfruttamento di una posizione di vulnerabilità».

Questa pratica è strettamente legata al cosiddetto «turismo degli organi», cioè ai trapianti illegali eseguiti all’estero nel Paese di origine del donatore. In altre parole, chi deve ricevere un rene o un cuore nuovo si reca direttamente nel luogo in cui viene espiantato e qui viene eseguito l’intervento.

In un certo senso, il traffico di organi è una diretta conseguenza di un meccanismo legale che non funziona e che, per questo, diventa facilmente illegale. Chi acquista un organo lo fa perché altrimenti muore e perché prima si è rivolto ai normali canali della sanità pubblica, la quale, però, non sempre è in grado di rispettare i tempi necessari a reperire un pancreas, un fegato, un cuore compatibili. La disperazione, molto spesso, fa fare delle scelte estreme. E quella di rivolgersi al mercato nero dei trapianti è una di queste. Non certo legale o condivisibile ma che, comunque, invita a qualche riflessione.

Traffico di organi: come funziona?

Il traffico di organi è basato su una rete che collega diverse figure, ciascuna con un compito ben preciso, e che garantisce a tutti un consistente guadagno. C’è, infatti, quello che potremmo chiamare il «procacciatore» di organi, cioè quello che reperisce le persone a cui espiantare ciò che serve al mercato nero. Con le buone o con le meno buone, a seconda delle situazioni: c’è chi, per sfamare la famiglia, entra in contatto con i trafficanti e mette a disposizione uno dei suoi organi in cambio di un po’ di denaro. E c’è chi, inconsapevolmente, cade nelle mani di strutture senza scrupoli dove avvengono in gran segreto gli espianti da persone vive o morte. In questo modo, si cerca di far passare questi interventi per donazioni volontarie.

Dell’organizzazione, dunque, fanno parte anche dei professionisti sanitari a pagamento, società incaricate del trasporto degli organi prelevati illecitamente, cliniche in cui vengono impiantati gli organi sui pazienti in attesa, broker che gestiscono la parte finanziaria e che sono incaricati di reclutare i compratori.

Traffico di organi: chi sono le vittime?

Come abbiamo detto prima, spesso chi si rivolge ad un trafficante di organi è una persona che ha un disperato bisogno di denaro per mantenere la propria famiglia. Nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di migranti che provengono dall’Africa e dai Paesi del Medio Oriente in cui è in atto un conflitto, una situazione di povertà estrema, una dittatura che li riduce alla miseria, un contesto ambientale o sociale di assoluto degrado.

L’allarme di alcune organizzazioni umanitarie è davvero inquietante: molti dei migranti – bambini compresi – che arrivano sulle coste europee spariscono nel nulla nell’arco di pochi minuti e vengono ritrovati dopo qualche settimana con una grossa cicatrice e senza un organo. Reni, fegato, pancreas, cuore e polmoni, i «pezzi» più richiesti.

Reni e fegato sono reperibili più facilmente da persone viventi: è possibile campare, infatti, con un solo rene o senza una parte di fegato. Se, però, il mercato nero ha bisogno di cuori o di pancreas, non è complicato capire la fine che fanno gli involontari «donatori».

Traffico di organi: quanto frutta alle mafie?

Quanto costa comprare un organo al mercato nero? E quanto guadagnano le mafie internazionali con l’affare del traffico di organi? Non esiste un tariffario ben preciso ma, ad esempio, in Pakistan sono stati chiesti non molto tempo fa, secondo un reporter dell’agenzia di stampa France Press, 23mila dollari (quasi 20mila euro) per un rene. Una cifra esorbitante, rispetto ai 300 dollari pagati nello Yemen, dove l’offerta di organi è molto superiore e, di conseguenza, i prezzi sono più bassi.

Numeri da capogiro anche in Sudamerica. Le stime delle organizzazioni non governative parlano di migliaia di reni venduti ogni anno a 150mila dollari a intervento (130mila euro circa) che finiscono nelle mani dei trafficanti. Le vittime vengono attirate dalle bande clandestine con promesse di lavoro, poi finiscono per essere rapite e costrette all’intervento sotto minacce di morte.

Pensare, però, che questa pratica sia riservata solo ai Paesi più poveri è sbagliato. I Paesi europei, secondo un rapporto della Commissione Ue, hanno registrato tra il 2013 e il 2014 quasi 16mila vittime di tratta di esseri umani. Al 12% di loro è stato espiantato un organo con la forza.

Dati più recenti dell’Organizzazione internazionale del lavoro parlano di 40 milioni di persone sfruttate in vario modo, di cui il 10% oggi ha perso un organo o addirittura la vita allo scopo di alimentare il mercato nero.

Le cifre pagate per un organo possono arrivare a 250mila dollari (215mila euro circa) a seconda del tipo di organo e della lunghezza della lista di attesa. Più la situazione del richiedente è disperata, più il prezzo aumenta. Una piaga difficile da contrastare, perché spesso l’operazione si svolge tra Stati diversi: chi vende abita in un Paese, chi gestisce il traffico si trova in un altro Stato, chi riceve l’organo in un altro ancora, chi realizza materialmente l’intervento è da un’altra parte e così via. In questo modo, ricomporre tutti i pezzi del puzzle diventa più complicato per gli inquirenti.



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