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Tutela dei dati del consumatore: arriva un nuovo approccio

2 Novembre 2021
Tutela dei dati del consumatore: arriva un nuovo approccio

Come tutelare online i dati personali dell’utente.

Osserviamo quotidianamente che, a parte casi patologici di furto dei dati mediante hacking, i dati dei consumatori vengono, in molti casi, diffusi (e talvolta compromessi) più o meno legalmente. Infatti, mentre la ‘scienza dei dati’ continua ad avere uno sviluppo sempre crescente, giganti tecnologici quali Facebook, Google e Amazon tracciano costantemente il nostro comportamento online e lo sfruttano commercialmente, utilizzando i nostri dati a loro piacimento. In maniera analoga, sia le mobile app che le estensioni dei browser raccolgono dati, e, spesso, le informazioni che vengono fornite ai consumatori sul trattamento di tali dati non sono completamente comprensibili.

Casi come Cambridge Analytica e la vicenda dell’attivista politico Edward Snowden ci insegnano come l’utilizzo dei nostri dati da parte delle multinazionali del web impatti fortemente sui diritti civili, politici ed economici dei cittadini. Tuttavia, la protezione dei dati, oltre ad essere un primario diritto civile, economico e politico, è in grado di generare nuovi modelli di business che, attraverso la tokenizzazione e la blockchain, possono garantire, al contempo, una remunerazione per la compravendita dei dati ai titolari dei dati stessi e una maggiore trasparenza sul loro trattamento, conformemente anche a quanto previsto dal Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) e dal Codice del consumo.

Il caso Cambridge Analytica

Cambridge Analytica è stata una società di consulenza britannica il cui nome è divenuto notorio a a seguito di uno scandalo connesso alla gestione dei dati per influenzare le campagne elettorali. Il metodo utilizzato combinava il data mining (ovvero, l’insieme di tecniche e metodologie che hanno per oggetto l’estrazione di informazioni utili da grandi quantità di dati), l’intermediazione dei dati e l’analisi dei dati con la comunicazione strategica per la campagna elettorale. Lo scandalo è stato uno fra i maggiori degli ultimi anni in ambito tech: fu rivelato che Cambridge Analytica aveva raccolto i dati personali di ottantasette milioni di account Facebook senza il loro consenso e li aveva usati per scopi politici.

Molti commentatori hanno evidenziato come tale evento abbia avuto rilevanza epocale per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica circa il valore dei loro dati personali. Il coinvolgimento di Facebook, oltre ad aver provocato una flessione del prezzo delle azioni della società, ha creato quell’humus culturale favorevole ad una regolamentazione più stringente sull’uso dei dati personali da parte delle tech giant.

Questo necessario cambiamento di prospettiva è stato ulteriormente promosso grazie a serie come “The Social Dilemma” che hanno avuto il merito di sensibilizzare anche i millennial oltre che la cosiddetta generazione Z. Sicuramente, è in atto un processo di sensibilizzazione dei cittadini/consumatori. Tuttavia, questi ultimi sono spesso ignari o hanno scarsa familiarità dei diritti di cui sono titolari, proprio con riferimento ai loro dati personali. Andiamo quindi a vedere da un punto di vista normativo cosa stia accadendo in connessione alla gestione dei dati personali.

Il valore economico dei dati dell’utente

L’epoca in cui viviamo, caratterizzata da un sempre maggior ricorso al digitale e alla sottoscrizione di contratti a distanza – fenomeno, oggi, ancor più acuito a causa dell’evento pandemico –, ha visto il legislatore sia europeo che nazionale attivarsi istituendo regole volte a proteggere tanto l’interessato (ovvero, la persona fisica a cui si riferiscono i dati personali oggetto del trattamento, ex art. 4, comma 1, n.1 del Regolamento Europeo n. 2016/679 in materia di protezione dei dati personali (“GDPR”)); tanto il consumatore (ovvero “la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta”, ai sensi dell’art. 3, comma 1, lett. a) del Decreto Legislativo 6 settembre 2005, n. 206 (“Codice del Consumo”)).

Proprio in tal senso, è intervenuta una recente pronuncia giurisprudenziale. Il TAR Lazio, sez. I, sentenza 18 dicembre 2019 – 10 gennaio 2020, n. 261 con la sentenza n. 261/2020 afferma che “il valore economico dei dati dell’utente impone al professionista”, ovvero a Facebook (nel caso citato sopra), «di comunicare al consumatore che le informazioni ricavabili da tali dati saranno usate per finalità commerciali che vanno al di là della utilizzazione del social network: in assenza di adeguate informazioni, ovvero nel caso di affermazioni fuorvianti, la pratica posta in essere può quindi qualificarsi come ingannevole. La prima condotta sanzionata presenta effettivamente tale carattere, in quanto il “claim” utilizzato da Facebook nella pagina di registrazione per invogliare gli utenti a iscriversi (“Iscriviti, è gratis e lo sarà per sempre”) lasciava intendere l’assenza di una controprestazione richiesta al consumatore in cambio della fruizione del servizio. (…) La pratica è stata sanzionata in ragione della incompletezza delle informazioni fornite, che a fronte del “claim” di “gratuità” del servizio non consentivano al consumatore di comprendere che il professionista avrebbe poi utilizzato i dati dell’utente a fini remunerativi, perseguendo un intento commerciale».

Infine, la sentenza precisa espressamente che «non sussiste, nel caso di specie, alcuna incompatibilità o antinomia tra le previsioni del “Regolamento privacy” (n.d.r. leggasi GDPR) e quelle in materia di protezione del consumatore, in quanto le stesse si pongono in termini di complementarietà, imponendo, in relazione ai rispettivi fini di tutela, obblighi informativi specifici, in un caso funzionali alla protezione del dato personale, inteso quale diritto fondamentale della personalità, e nell’altro alla corretta informazione da fornire al consumatore al fine di fargli assumere una scelta economica consapevole. Per le medesime ragioni, non esiste neppure il paventato rischio di un effetto plurisanzionatorio della medesima condotta (intesa come identico fatto storico) posta in essere dal professionista che gestisce il social network. L’oggetto di indagine da parte delle competenti autorità riguarda, infatti, condotte differenti dell’operatore, afferenti nel primo caso al corretto trattamento del dato personale ai fini dell’utilizzo della piattaforma e nel secondo caso alla chiarezza e completezza dell’informazione circa lo sfruttamento del dato ai fini commerciali».

Tale approdo giurisprudenziale è un’importante conferma di un approccio culturale al tema della tutela dei dati personali che sia il più possibile armonico con quello della tutela del consumatore. Unitamente alla tutela del dato personale quale espressione di un diritto della personalità dell’individuo che, in quanto tale, è soggetto a specifiche forme di protezione, tra cui, il diritto di revoca del consenso (art. 7, comma 3 GDPR), di accesso, rettifica, oblio, limitazione al trattamento, alla portabilità e all’opposizione (ex artt. 15-21 GDPR), il dato è meritevole di una ulteriore forma di riconoscimento e, dunque, di protezione da parte dell’ordinamento giuridico. Il dato costituisce, infatti, anche il possibile oggetto di una compravendita tra gli operatori del mercato e/o tra questi e gli interessati (/consumatori). Il dato assurge quindi sempre più a ‘merce’ o, come alcuni sostengono, a ‘valuta di scambio’.

DTSocialize Holding: cos’è e come funziona?

Nel solco di quanto emerso con riferimento ai più recenti approdi giurisprudenziali, risalta l’approccio di DTSocialize Holding che, attraverso una delle società partecipate, sta proprio puntando sulla realizzazione di applicazioni social e sulla creazione di un sistema per far si che ogni utente che utilizza le applicazioni possa ottenere un riconoscimento in base alla quantità e qualità di dati generati proprio dall’utilizzo delle stesse applicazioni.

La tecnologia alla base dei prodotti e servizi delle società che sono parte della holding è proprietaria. DTSocialize utilizza tra l’altro alcune delle tecnologie più all’avanguardia (quali, ad esempio, crittografia avanzata tipica delle criptovalute come Bitcoin, nonché intelligenza artificiale per analisi dei big data) integrandole in nuove app di messaggistica e/o estensioni browser che hanno lo scopo di acquisire i dati degli utenti. Tra i progetti l’imminente lancio di un nuovo social in realtà aumentata realizzato grazie alla stretta collaborazione con una azienda italiana che ha speso anni di ricerca e sviluppo tesi alla realizzazione di software per la realtà aumentata.

L’ecosistema DTCircle, così si chiama l’intero ecosistema composto dalle varie partecipate della DTSocialize Holding, si pone come obiettivo la vendita di servizi e prodotti che derivano parte del loro fatturato dalla vendita dei dati generati dagli utenti degli stessi prodotti e servizi. Detti utenti scelgono infatti se condividere o meno con l’azienda i dati da loro generati. Nel primo caso, riceveranno una remunerazione attraverso un token di sistema utilizzabile nel sempre più crescente numero di esercizi commerciali aderenti al circuito di spendibilità presente nell’ecosistema.

Qualora, invece, l’utente decida di non condividere i propri dati, potrà optare per l’utilizzo in anonimato degli strumenti di comunicazione e messaggistica sviluppati usando lo stesso protocollo crittografico del Bitcoin.

I servizi sviluppati si contraddistinguono, pertanto, per la libertà e la trasparenza offerta ai consumatori, in termini di scelta di partecipazione all’‘economia dei dati’.

DTSocialize, con l’intento di permettere agli utenti di riappropriarsi dei propri dati e/o del relativo valore, si è anche impegnata nella realizzazione di strumenti e sistemi operativi che, sostituendosi al sistema Android classico su un device smartphone e pur conservando la flessibilità di poter utilizzare la maggior parte delle più diffuse applicazioni presenti nel Play Store, hanno lo scopo di limitare l’utilizzo e l’accesso ai dati generati proprio durante l’utilizzo dello smartphone stesso.



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