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Come denunciare una falsa malattia all’Inps

3 Novembre 2021
Come denunciare una falsa malattia all’Inps

Certificato medico falso: cosa rischia il dipendente che finge di essere malato o che si comporta in modo da compromettere la guarigione?

Il dipendente che si finge malato o che, pur essendolo, ritarda la propria guarigione può essere licenziato. Questo è l’indirizzo sposato dalla Cassazione. Ogni lavoratore ha infatti il dovere di collaborare con il datore per il più rapido rientro in azienda. 

Di qui il dubbio: come denunciare una falsa malattia all’Inps? E cosa può fare il datore di lavoro nell’ipotesi in cui sia indotto a sospettare che la malattia del dipendente sia simulata? Ecco alcuni importanti chiarimenti.

Come scoprire una falsa malattia: la visita di controllo

Ci sono svariati indizi che possono condurre al sospetto di una falsa malattia. Tipico è il caso del dipendente che richiede di usufruire di periodi di malattia a ridosso del weekend o in prossimità di ferie o permessi. Anche l’assenza del lavoratore durante le fasce orarie di reperibilità per la visita di controllo dell’Inps, seppur non è una prova, è comunque un indice di cui tenere conto.

In questi casi, in linea generale, l’articolo 5 della legge 300/1970 vieta al datore di lavoro di svolgere accertamenti su infermità e infortunio del dipendente, con facoltà di controllo delle assenze solo tramite gli istituti previdenziali competenti.

Pertanto, la prima cosa che il datore di lavoro può fare per scoprire una falsa malattia è chiedere all’Inps di eseguire la cosiddetta visita fiscale presso il domicilio del lavoratore. Il medico delegato dall’Istituto di previdenza sarà chiamato a verificare se sussiste la malattia per come certificata dal medico di famiglia e comunicata all’azienda. 

Al termine della visita di controllo il medico redige presso il domicilio del lavoratore un apposito verbale informatico e ne fornisce copia al lavoratore. Il verbale viene trasmesso in tempo reale ai sistemi informatici dell’Inps e reso contestualmente accessibile al datore di lavoro che ha richiesto la visita.

Se, nel corso della visita fiscale, il medico di controllo dovesse rilevare l’insussistenza della malattia, fornirà la conseguente comunicazione all’Inps.

Il dipendente però non è tenuto ad accettare acriticamente la certificazione del medico di controllo. Se non intende accettare il certificato del medico di controllo che attesta l’assenza di malattia, deve eccepirlo subito al medico stesso, il quale deve annotarlo sul referto; il giudizio definitivo spetta al coordinatore sanitario della competente sede Inps. Finché tale giudizio definitivo non sia espresso e comunicato al lavoratore, quest’ultimo è autorizzato a comportarsi come prescritto dal medico curante e quindi a restare a casa. Non può pertanto essere considerata assenza ingiustificata l’omessa ripresa dell’attività lavorativa nella data indicata dal medico di controllo che abbia modificato la prognosi del medico curante, se il lavoratore non ha accettato il responso del medico di controllo. Resta però fermo che, se a seguito di controversia, il giudice dovesse rilevare che sussiste una falsa malattia, sarà lecito licenziare il dipendente che non solo ha certificato il falso ma si è anche rifiutato di tornare a lavorare. 

Come scoprire una falsa malattia: il pedinamento

La Cassazione a più riprese ha confermato che il datore di lavoro può legittimamente far pedinare, da un investigatore privato, il dipendente che si mette in malattia per accertare che il certificato medico sia vero. L’utilizzo di un’agenzia investigativa potrà così accertare circostanze che dimostrano l’insussistenza della malattia e l’inidoneità di quest’ultima a determinare uno stato di incapacità in grado di giustificare l’assenza. Non si tratta di una verifica di carattere sanitario ma, al contrario, di un accertamento di circostanze di fatto che consentono di contestare le risultanze delle certificazioni mediche prodotte dal lavoratore.

La segnalazione però potrebbe arrivare anche da un collega o da un superiore gerarchico che abbiano visto il dipendente falsamente malato andare in giro per la città e svolgere compiti incompatibili con la malattia. Questi potrebbero infatti scattare una foto e consegnarla al datore come prova dell’infedeltà del lavoratore. 

Cosa si rischia per falsa malattia?

La simulazione dello stato di malattia è idonea a indurre in errore tanto l’ente previdenziale, quanto il datore di lavoro circa la spettanza dell’indennità di malattia, creando un ingiusto profitto per il dipendente e, contestualmente, un danno patrimoniale per l’Inps e per l’azienda e integrando una condotta palesemente illecita. A fronte di questa è lecito il licenziamento per giusta causa, giustificato appunto dalla malafede del lavoratore. 

Quando è impossibile parlare di falsa malattia

Il semplice fatto di uscire di casa non è necessariamente emblematico di una falsa malattia. Così ad esempio un certificato medico per crisi depressiva non è certo incompatibile con una passeggiata così come non lo è un braccio rotto e ingessato. Insomma, è necessario valutare se tra la condotta tenuta dal dipendente e il certificato medico vi sia o meno compatibilità.

Il potere di verifica dell’azienda è soggetto a limiti ulteriori. La giurisprudenza, ad esempio, ha annullato il licenziamento per simulazione della malattia laddove tale circostanza è stata desunta da una mera presunzione (nel caso di specie, erano state utilizzate delle foto pubblicate nel profilo Facebook del dipendente, relative alla partecipazione ad un evento musicale durante la malattia). Come chiarito dai giudici, infatti, il controllo delle assenze può essere effettuato solo attraverso i servizi ispettivi dell’Inps. 

Comportamenti del dipendente in malattia 

Durante la malattia, il dipendente può anche compiere altre attività purché queste non ritardino la convalescenza allontanando il momento del rientro sul posto di lavoro. Pertanto, è legittimo il licenziamento per giusta causa del dipendente in malattia con uno stile di vita quotidiana che può ritardare la guarigione. La violazione dei doveri di correttezza e buona fede, infatti, è riscontrabile quando vengono tenuti comportamenti che mettono comunque a rischio il rientro in servizio [1].

Chi è sorpreso a svolgere altre attività durante la malattia, deve dimostrarne la compatibilità con la patologia [2].

Secondo la giurisprudenza [3], l’allontanamento del lavoratore da casa durante la malattia per espletare altre attività è un grave inadempimento, per il pericolo di aggravamento delle condizioni di salute e anche perché un tale atteggiamento viola gli obblighi di buona fede e correttezza nell’esecuzione del rapporto di lavoro, quando la natura dell’infermità sia stata giudicata incompatibile con la condotta del dipendente.


note

[1] Cass. ord. n. 26709/21 del 1.10.2021.

[2] Cass. sent. n. 9647/21. 

[3] C. App. Roma sent. 2966/21 del 15.07.2021

Autore immagine: depositphotos.com


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