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Il condomino danneggiato deve pagare?

3 Novembre 2021
Il condomino danneggiato deve pagare?

Chi è stato danneggiato deve contribuire alle spese per le riparazioni e per il proprio risarcimento?  

Se il tuo appartamento ha subito un danno da una delle parti comuni del condominio e hai chiesto il risarcimento all’amministratore, ti chiederai se devi partecipare anche tu alla ripartizione delle spese: non solo quelle per la manutenzione dell’area danneggiata ma anche per l’indennizzo a te stesso spettante. Il condominio danneggiato deve pagare?

La risposta fornita dalla giurisprudenza è affermativa. Seguendo un orientamento ormai stabile da anni, la Cassazione [1] ha detto che anche il condomino danneggiato per l’omessa manutenzione delle parti comuni deve pagare le riparazioni e il risarcimento dei danni a sé stesso: il tutto in proporzione ai suoi millesimi. 

È chiaro che l’applicazione di questo principio determinerà un risarcimento inferiore rispetto ai danni patiti e alle spese da sostenere per il ripristino dell’appartamento: difatti, dall’ammontare complessivo l’amministratore dovrà sottrarre la quota spettante al condomino danneggiato. Ma, secondo la giurisprudenza, chi subisce un danno dal condominio (ad esempio da una tubatura, dal lastrico solare, da un cornicione ecc.) riveste sia la qualità di danneggiato che di danneggiante. Egli è infatti un condòmino come tutti gli altri e, in quanto tale, deve comunque contribuire proporzionalmente alle spese necessarie e alla rifusione dei danni cagionati dalla cosa comune di cui anche lui è proprietario pro quota.  

Così, ad esempio, dinanzi a un danno di diecimila euro, se il condomino danneggiato ha una quota millesimale di 100 millesimi, il risarcimento che riceverà dal condominio sarà pari a 9mila euro: da questi infatti sono detratti mille euro pari alla quota di risarcimento che avrebbe dovuto versare il danneggiato (e che, solo per semplicità, viene compensata con ciò che riceve).

Se poi si dovesse andare in causa perché il condominio non ha voluto pagare le spese al danneggiato, il giudice si limiterà, nella sentenza, a quantificare la somma globale che il condominio deve al danneggiato, lasciando poi all’amministratore il compito di ripartire la spesa tra tutti i condomini, tenendo quindi conto anche della quota a carico del danneggiato. Quest’ultimo, però, potrà vantare la cosiddetta refezione delle spese processuali, ossia il rimborso dei costi del giudizio che il magistrato, verosimilmente, avrà addossato alla parte soccombente (ossia il condominio).

Nel caso deciso dalla Cassazione, una società, proprietaria del piano terra dell’edificio condominiale, aveva chiesto la condanna del condominio al rimborso delle spese anticipate e al risarcimento dei danni al lastrico comune di copertura (costituente la corte interna del fabbricato). La causa è finita in Cassazione. E la Corte ha ricordato che l’accertamento della responsabilità risarcitoria della compagine condominiale per i danni cagionati dall’omessa manutenzione delle parti comuni alla porzione di proprietà esclusiva di uno dei condomini, risultante da sentenza definitiva di condanna del condominio, non esclude affatto che lo stesso condomino danneggiato rimanga a sua volta gravato pro quota nei confronti del condominio dell’obbligo di contribuzione alla correlata spesa, che trova la sua fonte nella comproprietà delle parti comuni dell’edificio e non nella specifica condotta illecita a esso attribuibile. 

Insomma, il condomino, che subisce nella propria unità immobiliare un danno derivante dall’omessa manutenzione delle parti comuni dell’edificio assume, quale danneggiato, la posizione di terzo avente diritto al risarcimento nei confronti del condominio, senza tuttavia essere esonerato dall’obbligo, che trova la sua fonte nella comproprietà o nella utilità di quelle e non nella specifica condotta illecita a esso attribuibile, di contribuire a sua volta, in misura proporzionale al valore della rispettiva porzione, alle spese necessarie per la riparazione delle parti comuni dell’edificio e alla rifusione dei danni cagionati a sé stesso.


note

[1] Cass. ord. n. 18187/21.


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