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Come liberarsi di un’auto con fermo amministrativo?

3 Novembre 2021
Come liberarsi di un’auto con fermo amministrativo?

Un trucco infallibile per togliere il fermo auto dal veicolo per mancato pagamento di una cartella esattoriale. 

Il fermo amministrativo è una misura cautelare che può iscrivere solo l’Agente per la Riscossione esattoriale in caso di mancato pagamento delle cartelle. Nessun altro creditore ha quindi il potere di imporre il blocco dell’auto o della moto del debitore. 

L’aspetto più pregiudizievole di tale strumento è la sua durata: esso è infatti “a tempo indeterminato”, permane cioè fino a quando il debito non viene saldato. E poiché il fermo non elimina la proprietà sul mezzo e tutte le responsabilità che da essa conseguono, ivi compreso l’obbligo del pagamento del bollo auto e dell’assicurazione, ecco che è naturale chiedersi cosa si può fare per liberarsi di un’auto con fermo amministrativo. Cerchiamo di fare il punto della situazione, partendo da una valutazione di opportunità: è meglio sbarazzarsi dell’auto o del fermo? Ma procediamo con ordine.

Auto con il fermo: come fare ricorso?

Se l’auto ha subìto l’iscrizione del fermo, è bene innanzitutto controllare se l’Agente per la riscossione ha rispettato le regole di procedura imposte dalla legge. 

Bisogna innanzitutto aver ricevuto la notifica di una cartella esattoriale. Dopo di essa, e non prima di 60 giorni, si deve ricevere il preavviso di fermo che dà 30 giorni di tempo per pagare. La legge non prescrive altre comunicazioni; tuttavia, di recente, la Cassazione ha detto che, una volta iscritto il fermo, al contribuente va inviato un ulteriore avviso con cui lo si metta al corrente dell’iscrizione del fermo.

Se questa sequela di atti non viene rispettata, il fermo è illegittimo e si può fare opposizione. 

Un altro ricorrente motivo di ricorso contro il fermo auto è costituito dalla prescrizione. Spesso, l’Esattore agisce per somme che, da quando è stata notificata la cartella, sono ormai prescritte e, pertanto, non più dovute. Si ricorda a tal fine che la prescrizione è sempre di 10 anni per i tributi dovuti allo Stato (Iva, Irpef, Ires, ecc.) e di 5 per sanzioni (multe stradali, sanzioni fiscali, ecc.), tributi locali (Imu, Tari) e contributi previdenziali e assistenziali. 

Auto con il fermo: che fare?

Una volta che l’auto ha subito il fermo amministrativo non la si può più utilizzare, pena pesanti sanzioni economiche: scatta una multa da 1.988 a 7.953 euro oltre alla revoca della patente. È comunque possibile vendere l’auto a terzi, ma il fermo seguirà il mezzo e il nuovo titolare non potrà comunque utilizzare il mezzo. Ecco perché è bene che la presenza di tale misura sia comunicata nell’atto di vendita.

Con il fermo non si può smontare l’auto per utilizzare i pezzi di ricambio: equivarrebbe a un utilizzo. E poiché la funzione del fermo è proprio quella di evitare il deprezzamento del bene in vita di una eventuale vendita all’asta da parte dell’esattore (misura questa a cui si fa comunque ricorso assai di rado), ogni forma di distruzione o danneggiamento del veicolo è vietata dalla legge.

Come anticipato in partenza, è necessario continuare a pagare il bollo auto (salvo la propria Regione abbia disposto una deroga) e l’assicurazione rc-auto (novità introdotta dall’Ue anche per le auto non circolanti).

Una volta però iscritto il fermo è sempre possibile pagare il debito o chiedere la rateazione. Nel caso di pagamento delle cartelle, il fermo viene immediatamente cancellato. Nel caso di accettazione della richiesta di rateazione, al pagamento della prima rata l’Esattore rilascia una quietanza da esibire al Pra: lì si otterrà una provvisoria sospensione del fermo, ottenendo così la possibilità di tornare a circolare. Solo con il versamento dell’ultima rata, il fermo verrà definitivamente cancellato. La rateazione va chiesta sull’intero debito e non solo su alcune cartelle.

Se però il contribuente omette il pagamento di 5 rate anche non consecutive la rateazione viene revocata e il fermo torna efficace, con conseguente divieto di circolazione.

Qui sopraggiunge un problema: non sempre è conveniente pagare il debito del fermo. Ciò succede ad esempio quando il veicolo ha un valore inferiore rispetto al debito. Si pensi a un debito di 20mila euro con iscrizione del fermo su un’auto che ne vale appena 2mila. A quel punto, non per salvare il mezzo si vorrà saldare il più elevato importo con l’Agente della Riscossione. Sarà più conveniente allora acquistare una nuova auto, anche se nulla toglie che l’esattore possa iscrivere il fermo anche su quest’altra. La legge non pone limiti al numero di fermi che si possono subire; tuttavia, nella prassi, non si procede mai al fermo di più di un veicolo per volta.

Quando va in prescrizione un fermo amministrativo?

Il fermo auto non va mai in prescrizione. Esso quindi permane fino a quando il debito non viene integralmente saldato o, come vedremo a breve, il mezzo non viene rottamato. 

Vero però è che, se non cade in prescrizione il fermo, cade invece in prescrizione la cartella per il quale esso è stato iscritto. Facciamo un esempio pratico.

Ipotizziamo un fermo iscritto a seguito della notifica di una cartella per multe stradali non pagate. La cartella si prescrive dopo 5 anni. Il preavviso di fermo interrompe la prescrizione e la fa decorrere nuovamente da capo. Sicché, dopo 5 anni dal preavviso, si può impugnare l’estratto di ruolo e far cancellare la cartella. Se viene meno la cartella, dovrà essere cancellato anche il fermo. 

Bisogna comunque considerare la convenienza di tale operazione se si tiene conto che, dopo 5 anni o più, il mezzo potrebbe aver perso la sua funzionalità e valore.

Come evitare il fermo amministrativo?

È possibile evitare il fermo se l’auto è strumentale al lavoro. Non deve semplicemente servire per il trasporto sul luogo di lavoro: a tale funzione si può supplire coi mezzi pubblici o con il passaggio di qualche parente. Si deve invece trattare di un’auto strumentale all’attività svolta. Si pensi al furgoncino del trasporto del pane, all’auto aziendale del rappresentante che la utilizza per trasportare merce e campionari e così via. Insomma, il mezzo deve essere iscritto nel libro dei beni ammortizzabili. In tal caso, basterà presentare la relativa documentazione all’Esattore dopo aver ricevuto il preavviso di fermo e chiedere l’esenzione dalla misura in questione.

Cointestare l’auto ad un’altra persona – magari a un familiare – non consente di evitare il fermo. Tuttavia, il divieto di circolazione varrà solo per il debitore e non per l’altro comproprietario del mezzo che potrà continuare a circolare. Questo non è scritto nella legge ma è il risultato dell’interpretazione di alcuni giudici. 

Come liberarsi di un’auto con fermo amministrativo? 

Per liberarsi di un’auto sottoposta a fermo è possibile rottamarla. L’auto deve essere quindi radiata dal Pra. Non si può infatti essere obbligati a restare proprietari di un bene che non si vuole e che, per di più, genera solo costi (assicurazione, bollo) e responsabilità.

Attenzione però: per poter procedere alla rottamazione è necessario che il veicolo abbia subìto ingenti danni o sia distrutto (ad esempio, a causa di un incidente). Non è invece possibile radiare il mezzo se questo è ancora in buone condizioni e capace di circolare. Tale divieto, per quanto non espresso dalla legge, è stato oggetto di un chiarimento ministeriale. 

Scopo del fermo è quello di costituire una garanzia per l’Esattore che potrebbe anche sottoporre l’auto a pignoramento e venderla all’asta (cosa che, come detto, non succede quasi mai). Se invece il veicolo è inservibile e quindi anche invendibile, non c’è neanche ragione di conservare tale garanzia; sicché, è possibile sottoporlo a rottamazione. Ciò potrebbe verificarsi a seguito di numerosi anni di inattività che abbiano compromesso le funzionalità del mezzo.

Se dunque il valore commerciale dell’auto è ridotto a zero è possibile presentare al Pra una richiesta di radiazione per demolizione di un veicolo gravato da un fermo purché sia allegato un certificato di rottamazione. La concessione dell’autorizzazione è comunque a discrezione dell’amministrazione.

Fuori da questo caso, per demolire e radiare un’auto sottoposta al fermo non c’è altro mezzo che pagare tutto il debito.

Nella prassi, avviene spesso che il Pra accetti anche di trascrivere le radiazioni per esportazione all’estero che creano qualche problema alla Pubblica Amministrazione creditrice del proprietario del veicolo: mentre la rottamazione di solito riguarda mezzi in cattive condizioni e quindi poco appetibili per qualsiasi creditore, l’esportazione all’estero (magari anche fittizia) potrebbe essere una scappatoia per evitare il fermo, visto che per l’Agente per la Riscossione sarà poi difficile agire all’estero.

Un’ulteriore soluzione per liberarsi di un’auto con il fermo è consegnarla all’Agente per la Riscossione con le chiavi e con la carta di circolazione (così chiarito nella circolare dell’Agenzia delle Entrate del 20 novembre 2001, n. 98/E, paragrafo 1.b). L’agente della riscossione può pignorarla e venderla all’asta. Se l’auto viene venduta, i problemi dell’inquinamento e dello smaltimento passano al nuovo proprietario. Se l’auto non viene venduta, o se l’Esattore rinuncia al pignoramento perché l’auto è priva di valore, il lettore chiederà di cancellare il fermo per consentirne l’avvio in discarica.



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2 Commenti

  1. Purtroppo non è vero che un’auto gravata da fermo amministrativo di natura fiscale non si possa smontarla a pezzi. Questo avviene per le auto gravate da fermo amministrativo di natura giudiziale. In questi casi, un agente giudiziale o Agente di polizia indica lo stato del veicolo sul verbale e indica il luogo di custodia e lo stato del veicolo.
    Nei fermi amministrativi fiscali, arriva il fermo a mezzo raccomandata, ma l’ente non sa assolutamente se il veicolo esiste ancora o in che stato lo stesso si trovii. In queste comunicazioni vi è indicato solo che il veicolo non potrà essere usato su strada pubblica fino al pagamento della cartella esattoriale. Ma non indica il matenimento del bene, proprio perchè non ne conosce lo stato. Di fatto è possibile la vendita senza indicare lo stato, e la rottamazione, indicando appunto che lo stesso non è più funzionante. In questo caso, “furbescamente” basta smontarlo, dichiarando che era in riparazione perciò smontato, dopo di che inviare la richiesta di rottamazione presso un centro autorizzato, con allegate le foto della carcassa del veicolo e relativo numero di telaio.
    Non può esserci nessuna contestazione, appunto e datoi che la comunicazione è avvenuta per posta. Tanto che attualmente l’Ufficio delle Entrate, per sopperire a questa possibilità per i veicoli degli anni 2011 in poi, non trasmette più la comunicazione del fermoauto, ma invia un pignoramento e lo stesso deve essere consegnato a mano, e il comunicante chiede di visionare il vceicolo e fa delle foto, e trasmette nel documento che lo stesso deve essere mantenuto n buono stato.
    Anche quà basta non fare vedere il veicolo all’addetto dell’ufficio entrate, indicare che il veicolo oggetto di pignoramento è attualmente all’estero rotto non funzionante, basterà produrre un documento posteggio con data antecedente al provvedimento del pignoramento ( in Polonia, rep. Ceca, Romania, Grermania lo si ottiene con 100 euro) lo si trasmette all’ente e si indica che non si ha più interesse a riportarlo in Italia e con richiesta al Giudice si riesce ad ottenere un atto di demolizione. In questo caso si carica poi il veicolo sulla bisarca e lo si esporta senza problemi essendo dotato lo stesso di foglio di radiazione. Ho lavorato in questo campo da 22 anni.
    Saluti

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