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Lavoratore dipendente dell’appaltatore non pagato: che fare?

3 Novembre 2021 | Autore:
Lavoratore dipendente dell’appaltatore non pagato: che fare?

Quando e come il lavoratore può agire contro il committente delle opere per ottenere le sue spettanze retributive e contributive.

Molti lavoratori dipendenti sono assunti da ditte che ricevono in appalto varie commesse da Comuni, condomini, aziende e altri Enti pubblici o privati. Talvolta, però, le cose non vanno per il verso giusto e, a fine mese, i soldi non arrivano. Il datore di lavoro dice che la colpa è del committente, che non gli ha ancora accreditato i soldi pattuiti per il lavoro svolto e così non riesce a pagare i suoi operai. Che fare se il lavoratore dipendente non viene pagato dall’appaltatore?

Devi sapere che in questi casi opera una speciale garanzia solidale, che ti consente di rivolgerti anche al committente per ricevere quanto ti spetta. In sostanza, anche lui è tenuto a pagarti, insieme al tuo datore di lavoro. Questo rimedio, però, comprende solo i crediti lavorativi aventi natura strettamente retributiva e non le altre indennità accessorie: lo ha chiarito una recente sentenza della Sezione Lavoro della Corte di Cassazione [1].

Inoltre, vi sono altri limiti, temporali e relativi alla qualità del committente, per poter esercitare questa azione legale. Vediamo, quindi, cosa può fare il lavoratore dipendente dell’appaltatore non pagato dal suo datore di lavoro.

Contratto di appalto: cos’è e quando si applica?

L’appalto è il contratto con cui una parte viene incaricata dall’altra di realizzare un’opera, o di prestare un servizio, a fronte di un corrispettivo in denaro [2]. Chi conferisce l’incarico si chiama committente; chi lo riceve viene definito appaltatore.

Il contratto di appalto viene utilizzato per una vasta serie di lavori e attività: costruzione di edifici, manutenzioni, organizzazione di eventi, gestione di magazzini, servizi di pulizie, ecc.. In tutti casi, è essenziale che l’appaltatore assuma in proprio la gestione dell’attività produttiva e organizzi i mezzi necessari; quindi, deve essere un imprenditore e deve assumersi interamente il rischio d’impresa di ciò che compie.

L’appalto deve avere sempre ad oggetto un’opera o un’attività ben definita e non le prestazioni lavorative di chi la esegue: l’appalto di manodopera è illecito, quindi il personale necessario deve essere assunto dall’appaltatore con regolare contratto di lavoro subordinato.

Chi paga i dipendenti se l’appaltatore non provvede?

La legge [3] stabilisce che: «In caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonché i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto, restando escluso qualsiasi obbligo per le sanzioni civili di cui risponde solo il responsabile dell’inadempimento».

Questa norma è fondamentale, perché offre tutela al lavoratore dipendente dell’appaltatore che non è stato regolarmente retribuito: egli può rivolgersi direttamente al committente per ottenere il pagamento delle sue spettanze. Si tratta di una speciale forma di responsabilità solidale, che consente al creditore di rivolgersi, a sua scelta, ad uno qualsiasi dei coobbligati, che nel nostro caso sono l’appaltatore e il committente, per i crediti retributivi e contributivi che l’appaltatore non ha versato.

Anche il Codice civile [4] sancisce che: «Coloro che, alle dipendenze dell’appaltatore, hanno dato la loro attività per eseguire l’opera o per prestare il servizio possono proporre azione diretta contro il committente per conseguire quanto è loro dovuto, fino alla concorrenza del debito che il committente ha verso l’appaltatore nel tempo in cui essi propongono la domanda». Questa norma, però, opera solo quando il committente non ha ancora pagato l’appaltatore, quindi il credito retributivo del dipendente della ditta appaltatrice può essere azionato solo se essa è ancora creditrice del committente, ma non quando è già stata saldata.

Come ottenere il pagamento dal committente

Il dipendente non pagato dall’appaltatore potrà intraprendere le necessarie azioni legali e giudiziarie non solo contro il suo datore di lavoro ma anche verso colui che gli ha affidato i lavori stabiliti nel contratto di appalto: ad esempio, può chiedere ed ottenere l’emissione di un decreto ingiuntivo, cioè ordine di pagamento, direttamente nei confronti del committente. Dovrà farlo tramite un avvocato, allegando il contratto di lavoro e le buste paga non corrisposte, che costituiscono prova scritta del credito. Questa possibilità si rivela molto utile quando il committente è più solvibile dell’appaltatore (ad esempio, una grossa società che ha stipulato un contratto di appalto con una piccola ditta).

In alternativa al decreto ingiuntivo, si può promuovere l’ordinaria causa presso il tribunale in funzione di giudice del lavoro (leggi “Retribuzione non pagata: che fare?“). Il limite temporale per chiedere il pagamento del dovuto è di due anni dalla cessazione dell’appalto; entro questo termine deve essere, quindi, depositato il ricorso per il pagamento delle differenze retributive e contributive. Il committente che ha pagato i dipendenti dell’appaltatore potrà, poi, agire in via di regresso nei confronti di quest’ultimo per essere rimborsato, secondo le regole generali.

Quando non opera la garanzia del committente?

Il regime della responsabilità solidale tra appaltatore e committente è escluso:

  • per i committenti non imprenditori (ad esempio, un privato che affida lavori ad una ditta di idraulica); alcune sentenze escludono anche i condomini, in quanto enti di gestione che non esercitano attività di impresa o professionale [5];
  • per le pubbliche amministrazioni di ogni genere; agisce, invece, nei confronti delle società partecipate da enti pubblici, come le aziende municipalizzate incaricate della gestione di servizi comunali [6].

Per quali crediti c’è la responsabilità solidale del committente?

La recente sentenza della Corte di Cassazione [1] che ti abbiamo anticipato all’inizio ha chiarito che non si possono chiedere direttamente al committente tutte le spettanze maturate dai lavoratori dipendenti dell’appaltatore, ma solo i trattamenti retributivi «che si pongono in stretta corrispettività con l’espletamento della prestazione lavorativa» (comprese le quote del Tfr maturato) ed, inoltre, i contributi previdenziali e assicurativi non versati durante il periodo dell’appalto.

Restano, invece, escluse altre voci che – come afferma la Suprema Corte – non hanno «natura strettamente retributiva», come l’indennità sostitutiva delle ferie e dei permessi non goduti, che hanno «natura risarcitoria» e, quindi, rimangono ad esclusivo carico dell’appaltatore dal quale i lavoratori dipendono.


note

[1] Cass. sent. n. 31109 del 02.11.2021.

[2] Art. 1655 Cod. civ.

[3] Art. 29, co. 2, D.Lgs. n.276/2003, modif. dal D.L. n.76/2013 conv. in L. n. 99/2013, e dal D.L. n. 25/2017, conv. in L. n. 49/2017.

[4] Art. 1676 Cod. civ.

[5] Art. 29, co. 3 ter, D.Lgs. n.276/2003.

[6] Art. 9, co.1, L. n. 99/2013 e art. 1, co. 2, D.Lgs. n. 165/2001.


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