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Contestazione bolletta per malfunzionamento contatore

4 Novembre 2021 | Autore:
Contestazione bolletta per malfunzionamento contatore

Cosa fare quando i consumi misurati e fatturati dal gestore sono esorbitanti ed eccessivi; come dimostrare che l’apparecchio non rileva dati esatti.

Capita spesso di ricevere bollette dell’acqua, della luce o del gas con importi esorbitanti. Leggendo le voci scopri che la causa è dovuta all’attribuzione di consumi eccessivi che sarebbero avvenuti nel periodo fatturato. Tu, però, sei convinto di non aver consumato quella quantità di acqua, energia elettrica o gas e ritieni che l’errore sia dovuto a una registrazione sbagliata dell’apparecchio di rilevamento, che non funziona correttamente. In questi casi, è possibile la contestazione della bolletta per malfunzionamento del contatore.

Se dopo aver ricevuto la bolletta chiami il tuo gestore per chiedere una verifica dell’apparecchio e la sua sostituzione, devi sapere che questo intervento non risolve automaticamente la questione dei consumi già fatturati. La società fornitrice potrebbe non annullare le bollette già emesse e ti chiederà di pagarle comunque.

Allora, diventa necessario fare la contestazione della bolletta per malfunzionamento del contatore. Attenzione, però: come ha chiarito una recente sentenza del tribunale di Napoli [1], la contestazione deve essere «specifica» e, solo a quel punto, il gestore dovrà dimostrare il regolare funzionamento del contatore, che altrimenti si presume esatto.

Questo non significa che tutto ciò che è scritto in bolletta sia oro colato: in certi casi, il consumatore può riuscire a smentirlo, ma bisogna sapere come fare. A seguire, ti forniamo le informazioni utili per contestare la bolletta per malfunzionamento del contatore.

Che valore ha la bolletta?

Quando si sottoscrive un contratto di fornitura per luce, acqua o gas, l’utente accetta, per adesione, le clausole che lo impegnano a riconoscere validità alle fatture periodicamente emesse dal fornitore, anche nella parte relativa all’attestazione dei consumi registrati.

Tuttavia, per la legge e la giurisprudenza [2] queste condizioni rappresentano solo una presunzione relativa, cioè suscettibile di prova contraria. Questo significa che tocca al consumatore dimostrare che la bolletta è errata, altrimenti si presume veritiera e valida.

Come dimostrare l’errata fatturazione dei consumi?

In concreto, come può il consumatore riuscire a dimostrare che la fatturazione dei consumi è errata? Il misuratore è sempre fornito dalla società erogatrice, ma l’utente può smentire la presunzione di regolarità del suo funzionamento anche attraverso indizi.

Nella pratica, gli indizi più utili a evidenziare che vi è stato un malfunzionamento del contatore sono i seguenti:

  • la circostanza che l’abitazione presso cui è ubicata la fornitura era rimasta costantemente disabitata durante il periodo fatturato e, perciò, è impossibile che sia avvenuto quel consumo (il caso tipico è quello della casa utilizzata solo per le vacanze estive, ma può esserci anche l’ipotesi di trasloco e cambio di residenza senza cessazione della fornitura);
  • il confronto con le bollette precedenti e, in particolare, con quelle relative allo stesso periodo dell’anno (in quanto c’è notoriamente una differenza dei consumi tra l’estate e l’inverno): un consumo esorbitante e sproporzionato – ad esempio, 1.000 kWh o metri cubi a fronte dei consueti 100 – risulterà anomalo;
  • la tipologia di utenza e l’utilizzo dell’immobile secondo la sua destinazione tipica: ad esempio, un allaccio domestico in una casa dove vivono solo due persone, dotate dei normali elettrodomestici e sistemi di cucina e riscaldamento, dovrà consumare molto meno di uno adibito ad uso industriale o commerciale;
  • la potenza del contatore: nelle bollette elettriche l’erogazione per i contratti domestici è tarata solitamente su 3 Kw; quindi, calcolando tutti gli apparecchi presenti nell’abitazione è facile capire se è avvenuto un superamento di potenza (in caso positivo, il contatore avrebbe dovuto automaticamente staccarsi e interrompere il flusso).

Malfunzionamento del contatore: come si dimostra?

In caso di contestazione della bolletta da parte dell’utente che evidenzia un malfunzionamento del contatore tocca alla società fornitrice dimostrare che esso non è guasto o alterato e registra i consumi correttamente. La contestazione può avvenire mediante un reclamo da inviare al fornitore mediante lettera raccomandata o Pec (posta elettronica certificata) che, se accettato, porterà al ricalcolo dei consumi e al conguaglio in bolletta in base ai dati esatti.

In caso di rifiuto, o di mancata risposta, il consumatore può adire un tentativo di conciliazione presso l’Arera (Autorità di regolazione energia, reti e ambiente) compilando il modulo online sul sito ufficiale “conciliazione.arera.it”. Se nemmeno la conciliazione dà esito positivo, si deve avviare un’ ordinaria causa giudiziaria civile (anche in opposizione al decreto ingiuntivo che con ogni probabilità la società erogatrice avrà nel frattempo ottenuto per pretendere il pagamento dei consumi fatturati).

Il consumatore, però, non può limitarsi a sollevare una contestazione generica, adducendo un’ipotesi di malfunzionamento del contatore: come ha stabilito la recente sentenza del tribunale di Napoli [1], egli deve dimostrare anche di aver vigilato per evitare abusive manomissioni, custodendo diligentemente l’impianto.

Il giudice partenopeo ha indicato tutti i passaggi da osservare e, di seguito, te li riassumiamo come vademecum da tenere presente nei casi di contestazione di una bolletta troppo alta per probabile malfunzionamento del contatore:

  • la fattura commerciale è predisposta dal fornitore ma ha un «contenuto partecipativo» con il cliente, in quanto espone e comunica i consumi rilevati nel periodo dal contatore e gli importi fatturati; quindi essa non ha un valore di prova di tali elementi, ma soltanto di «mero indizio»;
  • il cliente può sempre contestare l’errata fatturazione dei consumi, che costituisce una «presunzione semplice» e può essere smentita da elementi di segno contrario, come gli indizi che ti abbiamo indicato;
  • se l’utente contesta il malfunzionamento del contatore, «spetta al somministrante dimostrare che lo strumento di misurazione funzioni perfettamente», ma questo obbligo sorge solo in presenza di una contestazione specifica, «rivolta a negare l’esattezza del computo estimativo» fatto dalla società in base ai dati rilevati dal contatore “sospetto”;
  • in ogni caso, l’utente deve «provare che gli eccessivi consumi sono dovuti a fattori esterni al suo controllo e che non avrebbe potuto evitarli con un’attenta custodia dell’impianto» e deve dimostrare «di aver diligentemente vigilato affinché eventuali intrusioni di terzi non potessero alterare il normale funzionamento del misuratore o determinare un incremento dei consumi».

Malfunzionamento contatore e consumi eccessivi: approfondimenti

Per ulteriori informazioni leggi anche i seguenti articoli:


note

[1] Trib. Napoli, sent. n. 8724 del 25.10.2021.

[2] Cass. Sent. n. 23699/2016.


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1 Commento

  1. “..tocca alla società fornitrice dimostrare che esso non è guasto o alterato e registra i consumi correttamente.” Teoricamente dovrebbe essere così, ma, nella pratica, il gestore, in caso di contestazione, non va a controllare subito il contatore, ma, subdolamente, “invita” l’utente a richiedere, con apposito modulo, una verifica del contatore. Tale verifica verrà fatta da un tecnico dell’azienda e non solo il risultato sarà incontestabile, ma, in caso il tecnico non riscontrasse irregolarità, verrà addebitato il costo della verifica (variabile a seconda del gestore).
    Inoltre, qualora il tecnico riscontri un guasto al contatore, è buona norma che l’utente diffidi il gestore dal rottamare il contatore guasto (cosa che il gestore tenta di fare il prima possibile) prima della risoluzione della controversia, soprattutto nel caso di contatore del gas. Infatti, una volta che il contatore guasto sia sparito, sarà molto difficile per l’utente, dimostrare che il guasto ha causato un maggior consumo e che l’eventuale perdita sia avvenuta prima (come spesso sosterrà il gestore per giustificare che il maggior consumo è reale e, quindi, da pagare) o dopo (maggior consumo addebitato) il c.d. “gruppo di misura del contatore stesso.

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