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Riposo settimanale negato ai dipendenti: quale tutela?

4 Novembre 2021 | Autore:
Riposo settimanale negato ai dipendenti: quale tutela?

La mancata concessione del riposo settimanale dà diritto alla retribuzione maggiorata e al risarcimento dei danni da usura psicofisica e alla salute.

In molti luoghi di lavoro i turni sono massacranti e vanno ben oltre le capacità di recupero psicofisico dei dipendenti. Ci sono datori di lavoro che rifiutano di concedere anche il riposo settimanale al proprio personale, ledendo così un loro diritto irrinunciabile. In caso di riposo settimanale negato ai dipendenti, quale tutela è prevista?

In questo articolo vedrai che la legge stabilisce sia un riposo giornaliero, che deve essere di almeno 11 ore consecutive ogni 24 ore, sia un riposo settimanale di almeno 24 ore consecutive ogni 7 giorni, possibilmente di domenica. Ci sono, però, numerose eccezioni a questa regola base, dovute alle esigenze organizzative e produttive; anche in questi casi, però, occorre rispettare determinati limiti, necessari a preservare la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Quando ciò non accade, il datore di lavoro che ha negato ai dipendenti il riposo settimanale deve essere condannato a risarcire i danni, perché il suo comportamento è illecito. L’unico modo per evitare la condanna è la tempestiva concessione di riposi compensativi. Inoltre, il dipendente che non ha ottenuto il riposo previsto ha diritto al riconoscimento di un compenso maggiorato in base alla retribuzione prevista per il lavoro nei giorni festivi.

Diritto al riposo settimanale

L’art. 36 della Costituzione sancisce che il diritto al riposo settimanale spetta ad ogni lavoratore dipendente ed è irrinunciabile, come il diritto alle ferie annuali retribuite. Il Codice civile [1] specifica che «il  prestatore di lavoro ha diritto ad un giorno di riposo ogni settimana, di regola in coincidenza con la domenica».

Già da queste norme si comprende come il diritto al riposo settimanale sia fondamentale e non trattabile neppure se vi è l’accordo delle parti: è un diritto indisponibile. La Corte Costituzionale [2] ha precisato che esso non può neppure essere frazionato, in quanto la consecutività delle 24 ore di interruzione dal lavoro deve essere piena.

Il riposo settimanale può essere derogato per le attività di lavoro a turni che prevedono un frequente cambio di squadra, per i lavoratori che svolgono prestazioni frazionate durante la giornata (come gli addetti alle pulizie) e per il personale delle forze di polizia, del comparto ferroviario e dei trasporti aerei e marittimi. Per approfondire leggi “Riposo settimanale: come si calcola?“.

Riposo compensativo: quando spetta?

Il riposo compensativo è quello destinato a compensare lo svolgimento di prestazioni lavorative svolte senza aver fruito del riposo settimanale, quindi senza aver ottenuto uno stacco di 24 ore dopo 6 giorni consecutivi di lavoro.

La legge sull’orario di lavoro [3] dispone che i contratti collettivi nazionali di categoria possono prevedere per ciascun comparto di attività i riposi compensativi in aggiunta, o anche in alternativa, alle maggiorazioni retributive spettanti per il lavoro compiuto nei giorni di riposo settimanale.

Mancato riposo settimanale: conseguenze

La giurisprudenza [4] riconosce al lavoratore che non ha fruito del riposo settimanale una maggiorazione della retribuzione e il risarcimento del danno derivante dall’usura psicofisica. Sono, inoltre, previste sanzioni amministrative a carico del datore di lavoro che non ha rispettato il riposo settimanale per i propri dipendenti.

Perciò il mancato godimento del riposo settimanale legittima il lavoratore a richiedere, cumulativamente:

  • l’intera retribuzione giornaliera ordinaria aumentata del compenso previsto per il lavoro festivo;
  • il risarcimento dei danni non patrimoniali per la lesione del diritto alla salute.

Riposi settimanali negati: risarcimento del danno

Il risarcimento spettante al lavoratore al quale è stato negato il riposo settimanale è volto a indennizzare la sua usura psicofisica conseguente allo svolgimento dell’attività lavorativa nelle giornate in cui avrebbe dovuto ottenere il riposo obbligatorio ed anche l’ulteriore danno alla salute, commisurato all’entità della lesione personale riportata.

Una recentissima ordinanza della Sezione Lavoro della Corte di Cassazione [5] ha riconosciuto il risarcimento di queste voci di danno ad alcuni dipendenti che non avevano goduto del previsto riposo settimanale. La Suprema Corte ha affermato che la mancata concessione del riposo settimanale da parte del datore di lavoro dà luogo a una «presunzione assoluta di danno di natura contrattuale perché frutto di una scelta organizzativa rispetto alla quale l’eventuale adesione del lavoratore non può aver rilievo concorrente alla produzione del danno, stante l’irrinunciabilità del diritto leso».

Questa affermazione ritiene provato il danno da usura psicofisica in via presuntiva e consente di superare i problemi posti dalla giurisprudenza precedente [6], secondo cui la prova del danno riportato doveva essere fornita dal lavoratore caso per caso (ciò rimane necessario quando si lamentano danni ulteriori, come il danno biologico: in tali situazioni, è opportuno munirsi di una perizia medico-legale per documentare l’entità delle lesioni riportate in conseguenza del mancato riposo).

Come si liquida il danno derivante dalla mancata fruizione del riposo settimanale, che può avvenire per periodi più o meno lunghi? La nuova pronuncia della Suprema Corte afferma che «in ordine alla quantificazione l’entità del danno, non determinabile in astratto, deve essere stabilita anche in via equitativa dal giudice del merito, secondo una motivata valutazione che tenga conto della gravosità delle varie prestazioni lavorative».

Il Collegio, nel rigettare le obiezioni sollevate dal datore di lavoro (che aveva sostenuto un accordo di turnazione con i dipendenti per la posticipazione dei riposi), ha, inoltre, precisato che:

  • il consenso del lavoratore non conta, perché il diritto al riposo è irrinunciabile e la sua inderogabilità «non consente di attribuire alcun rilievo alla volontarietà dei comportamenti tenuti dai lavoratori» nel rinunciare al riposo;
  • la mancata concessione del riposo settimanale «è illecita e in quanto tale non può essere validamente disciplinata né da clausole di contratto (collettivo o individuale) che sarebbero nulle per contrarietà a norme imperative o, più precisamente, per illiceità dell’oggetto».

note

[1] Art. 2109 Cod. civ.

[2] C. Cost. sent. n. 102/1976.

[3] Art. 5 D. Lgs. n. 66/2003.

[4] Cass. S.U. sent. n. 1607/1989 e ord. n. 18884/2019.

[5] Cass. ord. n. 31350 del 03.11.2021.

[6] Cass. sent. n. 17238/2016 e n. 11581/2014.


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