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Comunione immediata: cos’è?

5 Marzo 2022 | Autore:
Comunione immediata: cos’è?

In mancanza di una differente volontà dei coniugi, i rapporti patrimoniali sono regolati dalle norme in materia di comunione.

Quando all’atto del matrimonio gli sposi non stipulano una diversa convenzione, si instaura il regime legale patrimoniale della comunione dei beni per cui i beni acquistati dai coniugi durante il matrimonio, compresi quelli acquistati da uno solo di essi, sono di proprietà comune. Tale regime mira a determinare la condivisione degli incrementi di ricchezza conseguiti da marito e moglie, anche per l’effetto dell’attività separata di ciascuno di essi. Resta ferma la possibilità per i coniugi di adottare il regime della separazione dei beni. La comunione dei beni non è comunque universale, nel senso che non comprende tutto ciò che appartiene ai coniugi. È il Codice civile a stabilire quali beni vi rientrano [1] e quali ne restano esclusi [2]. In relazione ai primi, si parla di comunione immediata. Cos’è?

La comunione immediata è quella che si instaura automaticamente al momento dell’acquisto dei beni. Va tenuta distinta dalla comunione de residuo, nella quale vanno a confluire tutti quei beni che residuano al momento dello scioglimento della comunione legale.

Comunione immediata: cos’è?

In base all’articolo 177 del Codice civile, tutti gli acquisti effettuati dai coniugi durante il matrimonio cadono in comunione immediata anche se compiuti separatamente ed anche se il bene è formalmente intestato ad uno solo di essi.

Più precisamente, nella comunione immediata sono ricompresi:

  • gli acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio (ad esempio, i mobili per l’arredamento della casa, i quadri, i titoli, i fabbricati, i terreni, ecc.), ad esclusione di quelli relativi ai beni personali;
  • i frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi (si pensi al raccolto di un terreno agricolo acquistato dal marito o dalla moglie prima del matrimonio), in quanto percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione;
  • i proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi (vedi gli onorari professionali o lo stipendio) i quali si considerano comuni, ai soli fini della divisione se, allo scioglimento della comunione, non siano stati consumati;
  • le aziende gestite da entrambi i coniugi (ad esempio, un bar o un negozio) e costituite dopo il matrimonio. Qualora si tratti di aziende gestite da entrambi i coniugi ma appartenenti ad uno di essi anteriormente al matrimonio, questi ne rimane unico proprietario e la comunione concerne solo gli utili e gli incrementi.

Comunione de residuo: in cosa consiste?

Quando il regime di comunione dei beni riguarda solo i beni che residuano al momento dello scioglimento della comunione legale si parla di comunione de residuo. In sostanza, nella comunione de residuo sono ricompresi tutti quei beni che durante il matrimonio appartengono al coniuge che li ha percepiti e che, solo se non consumati al momento dello scioglimento della comunione legale, sono divisi in parti uguali tra i coniugi. A titolo esemplificativo vi rientrano:

  1. beni mobili o diritti di credito verso terzi;
  2. stipendi e redditi professionali;
  3. canoni di locazione di beni personali;
  4. utili netti ricavati dall’esercizio di un’impresa;
  5. risparmi liquidi su conti correnti bancari e libretti di risparmio;
  6. quote di società di persone;
  7. quote di società a responsabilità limitata ove l’acquisto sia connesso ad una effettiva partecipazione alla vita sociale;
  8. dividendi derivanti da partecipazioni sociali.

Quali beni non costituiscono oggetto di comunione?

Non costituiscono oggetto della comunione e, quindi, rimangono beni personali di ciascun coniuge:

  • i beni di qualsiasi specie (titoli, terreni, gioielli, appartamenti, ecc.) di cui il coniuge era proprietario prima del matrimonio;
  • i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge;
  • i beni necessari all’esercizio della professione del coniuge (ad esempio, l’attrezzatura dello studio professionale), tranne quelli destinati alla conduzione di un’azienda facente parte della comunione;
  • i beni acquistati successivamente al matrimonio per effetto di donazione o successione, salvo che nell’atto di donazione o nel testamento sia specificato che fanno parte della comunione;
  • i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno (ad esempio, in conseguenza di un sinistro stradale) nonché la pensione attinente la perdita parziale o totale della capacità lavorativa;
  • i beni acquistati con il prezzo del trasferimento dei predetti beni personali o con il loro scambio, purché ciò sia espressamente dichiarato nell’atto di acquisto.

Come si amministrano i beni della comunione?

Per quanto riguarda l’amministrazione dei beni della comunione, occorre distinguere tra atti di ordinaria amministrazione ed atti eccedenti l’ordinaria amministrazione.

Gli atti di ordinaria amministrazione possono essere compiuti da entrambi i coniugi disgiuntamente. Invece, il compimento degli atti di straordinaria amministrazione, nonché la stipulazione di contratti con i quali si concedono diritti personali di godimento (ad esempio, contratti di locazione) e la rappresentanza in giudizio per le relative azioni, spettano ad entrambi i coniugi congiuntamente (se ad esempio la moglie volesse vendere l’appartamento facente parte della comunione, potrà farlo solo con il consenso del marito).

Tuttavia, se uno dei coniugi rifiuta il consenso per la stipulazione di un atto di straordinaria amministrazione o per gli altri atti per i quali è richiesto il consenso, l’altro coniuge può rivolgersi al giudice per ottenere l’autorizzazione, se l’atto risulta necessario per la famiglia.

In caso di lontananza o di impedimento di uno dei coniugi, l’altro può compiere, previa autorizzazione del giudice, gli atti necessari per i quali è richiesto il consenso di entrambi i coniugi.

Se uno dei coniugi non può amministrare o ha mal amministrato la comunione, l’altro coniuge può chiedere al giudice di escluderlo dall’amministrazione.

Gli atti compiuti da un coniuge senza il consenso dell’altro, qualora sia necessario, e da questo non convalidati, sono annullabili se riguardano beni immobili o beni mobili iscritti nei pubblici registri. Invece, se gli atti riguardano beni mobili, il coniuge che li ha compiuti senza il consenso dell’altro, è obbligato a ricostruire la comunione nello stato in cui era prima oppure a pagare l’equivalente alla comunione stessa.

Come si scioglie la comunione?

La comunione si scioglie per:

  1. morte di uno dei coniugi;
  2. cessazione degli effetti civili o annullamento del matrimonio;
  3. dichiarazione di assenza o di morte presunta di uno dei coniugi;
  4. separazione personale dei coniugi;
  5. separazione giudiziale dei beni, che può essere pronunciata in caso di interdizione o di inabilitazione di uno dei coniugi o di cattiva amministrazione della comunione;
  6. mutamento convenzionale del regime patrimoniale;
  7. fallimento di uno dei coniugi.

note

[1] Art. 177 cod. civ.

[2] Art. 179 cod. civ.


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