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Trucchi per pagare meno tasse da dipendenti

22 Gennaio 2022 | Autore:
Trucchi per pagare meno tasse da dipendenti

Irpef, addizionale regionale e comunale: è possibile ridurre in modo lecito la tassazione sullo stipendio?

I lavoratori dipendenti scontano una tassazione piuttosto pesante sullo stipendio: il datore di lavoro trattiene infatti l’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, nonché l’addizionale regionale e l’addizionale comunale. Ma ci sono dei trucchi per pagare meno tasse da dipendenti?

In primo luogo, non utilizzerei la parola “trucchi”, che sottintende un che di illegale, un richiamo all’evasione o all’elusione fiscale. Niente di tutto ciò: vogliamo invece richiamare l’attenzione su diverse importanti agevolazioni fiscali che la legge ha previsto per i lavoratori dipendenti, alcune note, altre meno.

Iniziamo naturalmente dalle detrazioni spettanti per la produzione di reddito di lavoro subordinato, detrazioni che sono applicate in automatico dal datore di lavoro, salvo diversa indicazione del dipendente.

Continuiamo con il trattamento integrativo della retribuzione, che ha sostituito il cosiddetto Bonus Renzi e che ammonta a 100 euro al mese (non più a 80 euro), spettante ai dipendenti con reddito sino a 15mila euro annui, in casi particolari sino a 28mila.

Per terminare, poi, con i fringe benefits, che in alcuni casi sono esclusi dal reddito imponibile del dipendente. Ma procediamo con ordine.

Irpef

Il datore di lavoro trattiene, dallo stipendio del lavoratore dipendente, l’Irpef, cioè l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Nel dettaglio, una volta sottratte dalla retribuzione le trattenute per contributi previdenziali, deve essere calcolata l’Irpef lorda, determinata sulla base di aliquote applicate in misura diversa, a seconda degli scaglioni di reddito:

  • 23% sino a 15000 euro annui d’imponibile (1250 euro mensili);
  • 25% da 15000 sino a 28000 euro annui d’imponibile;
  • 35% da 28000 sino a 50000 euro annui d’imponibile ;
  • 43% da 50000.

Detrazioni

Raramente, il datore di lavoro trattiene dallo stipendio del dipendente l’importo corrispondente all’Irpef lorda. Da questo importo sottrae difatti:

  • le detrazioni per lavoro dipendente (che spettano anche ai collaboratori/ parasubordinati in quanto percettori del reddito da collaborazione, dal 2001 assimilato al reddito di lavoro dipendente);
  • l’eventuale detrazione aggiuntiva per i non aventi diritto al trattamento integrativo della retribuzione, spettante se il reddito annuo non supera 40mila euro;
  • le detrazioni per carichi di famiglia (ad esempio, coniuge e figli a carico).

Ogni detrazione è calcolata con una diversa formula matematica, che cambia in ragione del tipo di detrazione e del reddito.

Inoltre, per i lavoratori che non superano 15mila euro di reddito annuo (in casi specifici 28mila), il datore di lavoro aggiunge il trattamento integrativo della retribuzione, pari a 100 euro mensili.

Oltre all’Irpef devono essere trattenute anche l’addizionale regionale e l’addizionale comunale in acconto e a saldo: l’ammontare delle addizionali è solitamente determinato in sede di conguaglio annuale.

Nello specifico, l’addizionale regionale a saldo è trattenuta in 11 rate, da gennaio a novembre dell’anno successivo a cui si riferisce l’imposta; lo stesso per l’addizionale comunale a saldo, mentre per l’addizionale comunale in acconto, pari al 30% dell’addizionale calcolata in sede di conguaglio, le rate sono 9, da marzo a novembre.

Fringe benefits

I fringe benefits, o benefici accessori, sono elementi che si aggiungono alla retribuzione del lavoratore e che, salvo eccezioni, concorrono alla formazione del reddito tassato in capo al dipendente.

Osserviamo ora quali elementi non concorrono a formare il reddito fiscalmente imponibile del lavoratore e, quindi, non sono assoggettati all’imposizione.

Donazioni di modico valore

Non sono imponibili i beni ceduti ed i servizi prestati al dipendente, se complessivamente di importo non superiore a 258,23 euro nel periodo d’imposta (516,46 euro per il 2020 e il 2021).

Se il limite dei beni e dei servizi viene superato, l’intero valore concorre a formare il reddito, quindi è interamente tassato.

Per approfondire: Benefit ai dipendenti.

Prestiti ai dipendenti

Il Testo unico delle imposte sui redditi [1] prevede che, in caso di concessione diretta di prestiti ai dipendenti, o del diritto di ottenerli da terzi, il fringe benefit da tassare è costituito dal 50% della differenza tra:

  • l’importo degli interessi calcolato in base al tasso ufficiale di sconto (Tus, ora tasso ufficiale di riferimento stabilito dalla Bce) vigente al termine di ciascun anno;
  • l’importo degli interessi calcolato al tasso effettivamente applicato sugli stessi.

Questa previsione si applica a tutte le forme di finanziamento erogate dal datore di lavoro, indipendentemente dalla loro durata e dalla valuta utilizzata.

Sono esclusi dalla disciplina regolamentata dal Tuir i prestiti:

  • concessi prima del 1997, per i quali si applica il criterio del costo specifico;
  • inferiori a 12 mesi;
  • concessi, a seguito di accordi aziendali, a dipendenti in cassa integrazione, in contratto di solidarietà, vittime dell’usura o di richieste estorsive.

Sono inoltre escluse le dilazioni di pagamento previste per beni ceduti o servizi prestati dal datore di lavoro.

Detassazione premi di produttività

La detassazione dei premi di produttività è un beneficio che consente di sottoporre le somme erogate a titolo di premio a una tassazione agevolata. Il beneficio non è applicato su tutti i premi, ma sulle retribuzioni collegate a un miglioramento della produttività, della qualità, dell’efficienza, dell’innovazione o della redditività. Queste somme sono assoggettate a un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali, in misura pari al 10%, salvo espressa rinuncia dell’interessato.

Se il premio è erogato, anziché in denaro, con misure di welfare (ad esempio servizi di assistenza, anche a favore dei familiari del lavoratore) di valore equivalente, il beneficio è totalmente esente da imposte.

Ad oggi:

  • per i premi di produzione fino a 3mila euro annui è prevista la detassazione al 10%;
  • per i premi di produzione fino a 4mila euro annui è prevista detassazione 10%, ma solo nel caso in cui vi sia il paritetico coinvolgimento dei lavoratori nell’organizzazione aziendale.

Possono beneficiare della detassazione i dipendenti con non più di 80 mila euro di reddito lordo.

Buoni pasto

buoni pasto, o ticket restaurant (è così che sono comunemente chiamati i buoni, dal nome di una nota società che emette questi titoli), sono dei documenti di legittimazione che consentono al titolare di ricevere un servizio sostitutivo di mensa, di importo pari al valore facciale del buono stesso, cioè pari al valore riportato nel documento.

buoni pasto, comunque, possono essere non solo cartacei, ma anche elettronici. A seconda della loro forma di emissione, cartacea o elettronica, godono di soglie di esenzioni fiscali diverse: il buono pasto cartaceo, difatti, è esente da tassazione e contribuzione sino al valore di 4 euro, mentre il buono elettronico è esente sino a 8 euro.

Indennità ed emolumenti tassati solo in parte

Beneficiano di una parziale esenzione dalla tassazione:

  • l’indennità di trasferta;
  • l’indennità dovuta ai trasfertisti;
  • l’indennità di trasferimento e di prima sistemazione (solo per il primo anno);
  • le mance dei croupiers.

Non sono poi imponibili i rimborsi a piè di lista e le spese sostenute per lavoro.



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