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Infortunio in itinere: cosa copre?

4 Novembre 2021 | Autore:
Infortunio in itinere: cosa copre?

Quando rientra nell’assicurazione Inail l’incidente stradale avvenuto tra casa e lavoro? Viene riconosciuta anche l’aggressione per strada?

Stai andando al lavoro a bordo del solito autobus che hai preso vicino a casa quando l’autista, per evitare una bici che gli taglia la strada, frena di colpo causando la caduta dei passeggeri all’interno del mezzo. Riporti una lieve lesione ad un braccio, rimasto incastrato tra un sedile e chi ti stava accanto, e qualche escoriazione. Si può ritenere un infortunio in itinere? Oppure, esci di casa per andare in ufficio e, vicino alla porta dell’azienda in cui lavori, ti sta aspettando una persona a cui devi dei soldi. Stanco di chiederteli senza ottenere la restituzione del debito, decide di passare alle mani e di mandarti all’ospedale. Anche in questo caso, si può parlare di infortunio casa-lavoro riconosciuto dall’Inail? L’infortunio in itinere cosa copre?

Nel primo caso, è molto probabile che l’infortunio venga riconosciuto come tale. Nel secondo, invece, una recente sentenza della Cassazione ha stabilito che l’Inail non deve sganciare un soldo, poiché l’evento è stato scatenato da motivi privati. Vediamo di capire cosa copre l’infortunio in itinere.

Infortunio in itinere: che cos’è?

La legge dice che l’assicurazione Inail che copre gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali deve intervenire anche nel tragitto casa-lavoro, cioè deve riconoscere l’infortunio in itinere. Viene riconosciuto tale quello che avviene accidentalmente durante il normale percorso:

  • di andata e ritorno da casa al lavoro;
  • tra due luoghi di lavoro, nel caso in cui il dipendente svolga la sua attività presso più datori;
  • di andata e ritorno tra il luogo di lavoro e quello in cui normalmente il dipendente va a pranzo (se manca la mensa aziendale).

C’è, però, da stabilire che cosa si intende per «normale percorso», perché può essere un concetto piuttosto relativo. Ad esempio: il dipendente è obbligato a percorrere sempre lo stesso tragitto? E se un giorno ci sono dei lavori in corso e deve fare un giro diverso? E se fa una deviazione per fare carburante o per qualche commissione? Se, tornando a casa, deve passare dal supermercato?

La Cassazione ha stabilito più volte che per «normale percorso» si deve intendere l’itinerario più breve tra l’abitazione ed il posto di lavoro. Se viene percorsa un’altra strada, l’assicurazione Inail interviene, in caso di infortunio, solo:

  • per cause di forza maggiore (una deviazione per lavori in corso o per un incidente);
  • per esigenze improrogabili ed essenziali (ad esempio, perché il dipendente deve lasciare il figlio a scuola, dato che non c’è un’altra persona che lo possa accompagnare).

La Suprema Corte sottolinea anche che si sta parlando del tragitto tra il luogo di lavoro e l’abitazione del dipendente, pertanto della sua dimora effettiva, anche se non è quella in cui il lavoratore ha fissato la sua residenza (ad esempio, può avere solo il domicilio o può essere l’albergo in cui occupa una stanza perché si trova in trasferta).

È possibile fermarsi solo per motivi di riposo o per necessità fisiologiche ma l’assicurazione copre solo le soste di breve durata.

Infortunio in itinere: è coperto con la propria auto?

Non è detto che l’infortunio in itinere, e quindi pagato dall’Inail, venga riconosciuto sempre quando si va al lavoro con la propria auto. Accade solo quando:

  • non ci sono dei mezzi pubblici che coprono l’intero tragitto tra l’abitazione del dipendente ed il luogo di lavoro;
  • non ci sono dei mezzi pubblici e la distanza non è ragionevolmente percorribile a piedi (magari l’ufficio si trova a 10 km da casa);
  • ci sono dei mezzi pubblici ma gli orari non consentono di arrivare puntuali al lavoro;
  • ci sono i mezzi pubblici ma non sono compatibili con le esigenze familiari del dipendente (quando, come detto prima, si deve accompagnare il figlio a scuola in auto).

In tutti questi casi, dunque, l’evento accidentale rientra nell’infortunio in itinere riconosciuto dall’Inail, a meno che sia capitato per abuso di alcol o assunzione di droghe oppure per guida senza patente.

Tutto ciò vale anche per chi decide di andare al lavoro in bicicletta anziché a piedi o con la propria auto o moto.

Infortunio in itinere: rientra anche l’aggressione per strada?

Che succede, però, se nel tragitto tra la propria abitazione ed il luogo di lavoro, anziché un incidente stradale, il dipendente subisce un’aggressione per motivi privati e finisce in ospedale? Si può considerare infortunio in itinere?

No, secondo la Cassazione. In una sentenza depositata di recente [1], la Suprema Corte spiega che, da una parte, occorre separare il lavoro dalla vita privata e, dall’altra, il fatto che può essere un fatto puramente casuale che un’aggressione contro una precisa persona (dunque, non scelta a caso) avvenga nel percorso obbligato per recarsi in ufficio. Pertanto, non si ha diritto alla copertura dell’assicurazione Inail.

La Cassazione si era occupata del caso di una donna che, mentre andava al lavoro, era stata aggredita e uccisa per motivi passionali. In pratica, un omicidio frutto di un raptus di un uomo che la lavoratrice aveva conosciuto in chat. Nessun collegamento, dunque, con l’attività professionale della vittima, il che – secondo la sentenza – esclude la possibilità di classificare l’episodio come infortunio in itinere.

La situazione sarebbe diversa se l’aggressore colpisse per caso chiunque passi su quella strada, cioè che non ci sia un episodio mirato contro una determinata persona ma contro chiunque transiti su quel percorso.

«Il discrimine per la protezione assicurativa del lavoratore aggredito nel percorso obbligato tra casa e sede lavorativa – spiegano, infatti, gli Ermellini –  è che il tragitto per o dalla sede lavorativa abbia semplicemente costituito il nesso di occasionalità necessaria con comportamenti del terzo sfociati in episodi delittuosi diretti a colpire vittime di un intento criminoso scelte a caso, agevolandoli o rendendoli possibili, mentre non costituisce evento protetto, meritevole della protezione assicurativa e solidaristica, la situazione di pericolo individuale che abbia esposto all’azione delittuosa dell’aggressore la sola vittima, per effetto dei rapporti interpersonali e, dunque, extra lavorativi».


note

[1] Cass. sent. n. 31485/2021 del 03.11.2021.

Autore immagine: canva.com/


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