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Figlio eredita casa con dentro il genitore: può chiedere dei soldi?

4 Novembre 2021
Figlio eredita casa con dentro il genitore: può chiedere dei soldi?

Diritto di abitazione: si può chiedere un canone? Il minor valore dell’immobile influisce sulla quota di successione. 

Un nostro lettore ha ricevuto in eredità, dal genitore defunto, una casa al cui interno però vive ancora l’altro genitore superstite. Ai suoi fratelli sono finiti ulteriori immobili, tutti però liberi e quindi immediatamente utilizzabili. Il lettore ci chiede se, attesa tale ridotta disponibilità dell’abitazione, gli spetti un affitto dal genitore superstite o un contributo economico dai fratelli. Insomma, il figlio che eredita una casa con dentro il genitore può chiedere dei soldi? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Diritto di abitazione: come funziona?

Al coniuge superstite che succede quale erede legittimo spetta il diritto di abitazione sulla casa familiare e il diritto di uso dei beni mobili che la arredano. Tale diritto spetta fintanto che questi resta in vita o si trasferisce in un altro luogo. 

È un diritto che spetta in automatico, anche senza che vi sia un’esplicita richiesta. 

Il diritto di abitazione compete solo sulla casa familiare e non su altri immobili del defunto (la seconda casa, la casa vacanze, ecc.). 

La casa adibita a residenza familiare è l’immobile in cui i coniugi, in base alle esigenze di entrambi, vivevano insieme e avevano stabilito la vita del gruppo familiare.

Tale diritto sorge quindi in presenza di due presupposti:

  • la sussistenza, al momento dell’apertura della successione, di un valido rapporto di matrimonio. La coppia quindi non doveva essere separata o già divorziata;
  • l’appartenenza della casa adibita a residenza familiare al defunto o ad entrambi i coniugi. Il suddetto diritto, pertanto, non può mai estendersi ad un ulteriore e diverso appartamento, autonomo rispetto alla sede della vita domestica. 

Pertanto, l’erede o gli eredi che subentrano nella proprietà dell’immobile in questione  devono rispettare il limite costituito dal diritto di abitazione. 

Il diritto di abitazione del coniuge superstite spetta solo se la casa adibita a residenza familiare era di proprietà del coniuge defunto o di proprietà comune tra i due coniugi. Non spetta invece se la proprietà apparteneva in comunione al coniuge defunto e a un altro soggetto, diverso dal coniuge superstite.

La permanenza nell’abitazione familiare dopo il decesso del coniuge non comporta accettazione dell’eredità.

È dovuto un compenso per il diritto di abitazione?

Il diritto di abitazione è completamente gratuito. Il coniuge superstite non è quindi tenuto a versare un canone di locazione o un risarcimento nei confronti dell’erede titolare dell’immobile, né quest’ultimo può pretendere alcuna forma di ristoro per la ridotta disponibilità dell’immobile (che, come detto, potrebbe durare fino alla morte del genitore). 

Tuttavia dell’utilità che il coniuge superstite riceve dal diritto di abitazione si tiene conto ai fini della ripartizione dell’eredità. In pratica, il valore del diritto di abitazione viene detratto dal calcolo della sua quota di legittima (ciò avviene sulla base dei criteri di stima dell’usufrutto). I notai usano una tabella in cui viene determinato il valore del diritto di abitazione in base all’età del beneficiario, che incide sulla durata di tale beneficio. 

L’erede proprietario dell’immobile su cui grava il diritto di abitazione non può neanche pretendere un risarcimento da parte degli altri coeredi, titolari a loro volta di altri immobili liberi però da pesi e vincoli. Tuttavia, anche in questo caso, la presenza del diritto di abitazione va a incidere sul calcolo delle quote della legittima in quanto riduce il valore del bene ricevuto in eredità. L’erede gravato dal peso del diritto di abitazione, infatti, qualora dovesse aver ricevuto una quota di legittima inferiore rispetto agli altri coeredi, potrà agire contro di loro. Detto in parole povere, l’immobile gravato dal diritto di abitazione vale di meno di una proprietà piena e libera da vincoli, e di tanto si dovrà tenere conto ai fini della verifica del rispetto delle quote minime che la legge assegna agli eredi legittimari (coniuge e figli). 



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