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Salvare casa dall’espropriazione di Equitalia anche dopo l’avviso di vendita

29 Giugno 2014
Salvare casa dall’espropriazione di Equitalia anche dopo l’avviso di vendita

Nonostante sia già intervenuta la notifica dell’avviso di vendita, se il debitore paga o, comunque ottiene lo sgravio o vince la causa contro le cartelle illegittime, l’esecuzione forzata immobiliare deve essere stoppata.

Non c’è mai un limite di tempo massimo per salvare la propria casa dall’espropriazione avviata da Equitalia. Con una sentenza di venerdì scorso [1], infatti, la Cassazione ha stabilito che deve essere interrotta la vendita forzata immobiliare, avviata dall’Agente della riscossione, a causa dei debiti fiscali del contribuente, qualora questi riesca ad ottenere, anche in extremis, lo sgravio delle cartelle.

Pertanto, se anche dopo la notifica dell’istanza di vendita dell’immobile il debitore decide di pagare il proprio debito oppure ottiene lo sgravio delle cartelle o vince la causa di impugnazione delle stesse, l’asta va bloccata e il contribuente ritorna nella disponibilità della propria casa.

La Suprema Corte ha infatti ricordato che il diritto di Equitalia di procedere ad esecuzione forzata (diritto che si identifica nel cosiddetto “titolo esecutivo”, ossia la cartella esattoriale) deve sussistere non solo all’inizio dell’esecuzione forzata, ma anche in ogni momento successivo di tale procedimento, sino a che l’immobile non viene materialmente espropriato. Pertanto, se viene meno il titolo esecutivo (con il pagamento o lo sgravio delle cartelle) l’esecuzione forzata è illegittima [2].

Data questa premessa, l’azione esecutiva dell’Agente della Riscossione si deve arrestare se l’ente impositore procede allo sgravio totale del tributo o, comunque, se l’iscrizione a ruolo contro un determinato debitore sia venuta meno, perché quest’ultimo – alla fine – ha deciso di pagare il proprio debito, eventualmente avvalendosi di sanatoria [3].

Morale della storia: non esiste un termine massimo entro cui il debitore può decidere di attivarsi per impedire la vendita all’asta del proprio immobile: sia che egli decida di pagare (anche usufruendo della sanatoria), sia che riesca ad ottenere lo sgravio totale delle cartelle, venendo meno il titolo esecutivo (le cartelle esattoriali) viene meno anche il diritto per Equitalia di ultimare l’esecuzione forzata.


note

[1] Cass. sent. n. 14641 del 27.06.2014.

[2] In base al principio “nulla executio sine titulo”.

[3] Riscontro normativo di quanto appena affermato si rinviene nella recente modifica dell’art. 49 D.p.r. n. 602/1973, con l’art. 3, comma 3 bis, lett. a) del D.l. n. 4/2010, convertito con modificazioni nella legge n. 73/2010, che fa salvo il diritto del debitore di dimostrare, con apposita documentazione rilasciata ai sensi del comma 1 bis, l’avvenuto pagamento delle somme dovute ovvero lo sgravio totale riconosciuto dall’ente creditore, onde impedire l’azione esecutiva del concessionario.

Autore immagine: 123rf com


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