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Recupero spese di lite: come funziona?

13 Novembre 2021
Recupero spese di lite: come funziona?

La controparte richiede le spese in appello di 5.511,09 e di Cassazione di 4.285,54. Quindi, richiede un importo complessivo di 9.996,63. A mio avviso, tra bolli, notifiche e diritti di cancelleria (che non ammontano mai a più di 200 euro per sentenza), dovrei pagare un totale di circa 1.500 euro. Come posso far valere i miei diritti di una giusta spesa risarcitoria?

In assenza di documentazione da visionare, è molto probabile che il recupero dei crediti che è stato richiesto riguardi non solo i costi di accesso alla giustizia (contributo unificato, marca da bollo, notifiche, diritti di cancelleria e spese di registrazione della sentenza) ma il totale delle spese processuali (o di lite), comprese di onorari legali.

In pratica, le spese d’appello (5.511,09 euro) e di cassazione (4.285,54 sono) sono comprensive non solo dei costi di giustizia, ma delle spese legali che la parte soccombente deve pagare a favore di quella vittoriosa. In pratica, si tratta dell’onorario dell’avvocato di controparte, così come liquidato in sentenza. Secondo i principi del processo civile, infatti, chi perde la causa paga anche la parcella del difensore di controparte.

Gli importi che riferisce (355,50 e 474 euro) sono solamente il costo del contributo unificato dovuto rispettivamente in appello e in Cassazione per l’iscrizione a ruolo, per valore della causa compreso nello scaglione da € 5.200,00 fino a € 26.000,00.

Ricapitolando: le spese di lite richieste sono comprensive non solo del contributo unificato (un’imposta che si paga allo Stato), ma anche delle spese legali (cioè, di quelle che spettano all’avvocato) liquidate in sentenza.

Per essere certo che queste siano realmente dovute occorre prendere visione della sentenza e verificare se corrispondono a quanto stabilito dal giudice nel dispositivo, cioè nella parte finale della sentenza, quella in cui si decide la causa.

Se queste spese non verranno pagate spontaneamente, parte creditrice potrà procedere con precetto, cioè con atto con cui si intima di pagare (con ulteriore aggravio di spese legali) entro dieci giorni, pena l’inizio dell’esecuzione forzata (pignoramento).

Poiché dal quesito si evince che c’è stato ricorso in Cassazione e che, quindi, la causa si è oramai conclusa, sarà davvero difficile opporsi al pagamento di dette spese, salvo la possibilità di fare in futuro opposizione al precetto nel caso in cui questo presenti dei vizi formali (ad esempio, erronea indicazione dell’importo, ecc.).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva



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1 Commento

  1. La teoria è una bella cosa, ma la pratica è diversa. Caso specifico : Causa civile per difetti di costruzione, durata 10 anni, ditta costruttrice condannata con respinte tutte le eccezioni da essa presentate. Richiesti danni per 200.000 Eu, quantificati dal Consulente tecnico nominato dal Tribunale 48.000 Eu, assegnati dal Giudice 20.000 Eu. La beffa arriva con l’obbligo di pagamento della parcella dell’Avvocato della ditta condannata, che nel frattempo è fallita e quindi non si vedrà il becco di un quattrino.

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