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Videosorveglianza ditta individuale: quando è legale?

13 Novembre 2021
Videosorveglianza ditta individuale: quando è legale?

Sono titolare di partita Iva, classificato come artigiano, impresa individuale. Non ho dipendenti. Quali sono gli adempimenti, da un punto di vista legislativo, per poter installare un impianto di videosorveglianza?

Trattandosi di abitazione (seppur adibita a sede legale dell’attività), per l’installazione delle telecamere si devono rispettare le regole previste per ogni tipo di videosorveglianza privata, senza necessità di alcuna autorizzazione preventiva. L’applicazione dell’art. 4 della L.300/70 (Statuto dei lavoratori) per l’installazione di telecamere nei propri luoghi di lavoro, non è prevista quando l’attività lavorativa è composta solamente da soci di impresa o quando trattasi di ditta individuale senza impiego di personale subordinato.

Il principio cardine da seguire è il seguente: per evitare che la videosorveglianza possa violare la riservatezza di altre persone, occorre che le telecamere vengano posizionate in modo tale da perseguire unicamente lo scopo per cui sono installate, cioè per tutelare la sicurezza di chi vive in un determinato immobile. Ciò significa che le telecamere della videosorveglianza devono limitarsi a registrare ciò che accade nell’immediata prossimità della propria abitazione.

Ad esempio, un sistema di videosorveglianza che punta le telecamere verso la porta d’ingresso, le finestre e il proprio giardino è sicuramente legale, poiché esse riprendono solamente ciò che accade nelle immediate vicinanze della proprietà di chi ha deciso di adottare un sistema di sicurezza del genere.

La prima ipotesi da affrontare riguarda il sistema di videosorveglianza installato all’esterno della propria abitazione.

Come detto, la regola generale per una videosorveglianza esterna legale è che essa non riprenda luoghi di privata dimora o aree che sono sottratte alla vista degli altri. Ad esempio, un sistema di videosorveglianza con telecamere collocate all’esterno in grado di riprendere anche l’ingresso dell’abitazione del vicino è sicuramente illecito. Lo stesso si dica per le telecamere in grado di riprendere ciò che accade nell’appartamento del vicino perché puntate verso la finestra (in questo caso, il rischio è di commettere il reato di interferenze illecite nella vita privata – art. 615-bis cod. pen.).

Da tanto possiamo desumere la regola per cui la videosorveglianza viola la privacy tutte le volte in cui esorbita dal proprio scopo (la sicurezza) e si “intromette” nella vita privata altrui.

Altra ipotesi tipica è quella della videosorveglianza le cui telecamere puntano sulla strada o, comunque, su altro luogo pubblico, tipo una piazza. In linea di massima, filmare la strada non è legale. La legge (art. 96, legge n. 633/1941) vieta innanzitutto la diffusione di immagini che non sia autorizzata dal diretto interessato; ciò significa che, se il sistema di videosorveglianza riprende alcune persone per strada, le immagini non potranno essere pubblicate o distribuite senza l’espressa liberatoria della persona ripresa, a meno che il volto o i tratti identificativi di questa non siano alterati in modo da renderla irriconoscibile.

Da tanto si evince che il filmato realizzato per uso esclusivamente personale (nello specifico, per tutelare la propria sicurezza) è legale, senza che occorra alcun permesso. È lecita, inoltre, la videosorveglianza che riprenda solamente una parte di strada pubblica, indispensabile per tutelare la propria proprietà. Si pensi a una casa situata a pianterreno la cui porta d’ingresso dia direttamente sulla via pubblica: in un caso del genere, riprendere una piccola porzione della strada sarà legale, tanto più se le videocamere sono puntate in modo da riprendere solamente i piedi dei passanti, così da non renderli identificabili.

Ebbene, un sistema di videosorveglianza esterno non viola la riservatezza se il fine è solamente quello di tutelare la propria sicurezza. Per fare ciò, le telecamere possono essere puntate in maniera tale da non riprendere il viso dei passanti.

Come chiarito dal Garante della Privacy con un provvedimento del 2010 (Garante Privacy, provv. 8.04.2010 punto 6.2.5.), nell’uso delle apparecchiature volte a riprendere, con o senza registrazione delle immagini, aree esterne ad edifici e immobili (perimetrali, adibite a parcheggi o a carico/scarico merci, accessi, uscite di emergenza), il trattamento deve essere effettuato con modalità tali da limitare l’angolo visuale all’area effettivamente da proteggere, evitando, per quanto possibile, la ripresa di luoghi circostanti e di particolari che non risultino rilevanti (vie, edifici, esercizi commerciali, istituzioni ecc.).

Gli stessi principi enunciati sinora valgono anche per il garage o il posto auto: è consentito installare un sistema di videosorveglianza senza obblighi di cartelli o comunicazioni preventive, né consensi del condominio, se le immagini riprendono solo i propri spazi, non invadono quelli comuni all’edificio o del vicino.

Alla luce dei principi appena esposti, si ritiene non sia possibile installare le telecamere nel garage puntandole verso l’abitazione, se anche la proprietà privata del vicino (orto) verrà ripresa. Un’operazione del genere, infatti, risulterebbe invasiva della privacy.

La videosorveglianza dovrà dunque essere installata direttamente all’esterno dell’abitazione che si intende proteggere, puntando le telecamere verso il proprio ingresso, il giardino ed, eventualmente, quel tratto di strada pubblica indispensabile per tutelare la proprietà privata.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva



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