Diritto e Fisco | Articoli

È obbligatorio rispondere a una pec?

13 Novembre 2021
È obbligatorio rispondere a una pec?

Invio molte comunicazioni/lettere/reclami dalla mia pec alla pec delle aziende, ma il più delle volte non ricevo nessuna risposta. Chiedo: la risposta a una lettera inviata via pec è obbligatoria o facoltativa?

Non esiste alcun obbligo, in capo a soggetti privati, di rispondere a una pec, a una raccomandata o a qualsiasi altro tipo di comunicazione.

La risposta a una pec è sempre facoltativa, anche quando si tratti di diffide (ad esempio, diffida di pagamento) o reclami.

L’unico caso in cui c’è un obbligo legale di risposta riguarda la richiesta di accesso agli atti inviata alla Pubblica Amministrazione o a enti che si occupano della gestione di un pubblico servizio, esclusivamente per prendere visione e/o estrarre copia:

  • dei documenti che riguardano direttamente il richiedente (ad esempio, procedimento amministrativo per la demolizione di un immobile abusivo). Si parla in questi casi di accesso documentale;
  • dei documenti che la PA dovrebbe pubblicare online nella sezione “Amministrazione trasparente” all’interno del proprio sito istituzionale. È il cosiddetto accesso civico;
  • dei documenti detenuti dalla PA che riguardano le risorse pubbliche e, più in generale, l’amministrazione della comunità. Si tratta dell’accesso generalizzato.

In questi casi, la Pubblica Amministrazione è tenuta a rispondere entro 30 giorni. Nel caso di silenzio, è possibile fare ricorso.

Inoltre, diversi statuti comunali impongono all’ente pubblico di rispondere per iscritto a ogni istanza (ugualmente scritta) avanzata dal cittadino, anche se solo a scopo informativo.

Alla luce di ciò, in risposta al quesito posto, è possibile affermare che, in capo al privato, non sussiste mai un obbligo giuridico di rispondere a una pec/raccomandata. Ciò vale anche quando la comunicazione è inviata da un avvocato.

Ovviamente, colui che non risponde si fa carico delle conseguenze. Ad esempio, se il datore di lavoro invia una lettera di contestazione al dipendente, dandogli cinque giorni di tempo per giustificare la sua condotta inadempiente, la mancata risposta potrà costargli il licenziamento.

Ugualmente, il valore e l’efficacia della comunicazione non dipende dal riscontro di chi la riceve. Ad esempio, per costituire in mora il debitore è sufficiente inviargli una raccomandata a/r oppure una pec, a prescindere dal fatto che egli risponda.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva



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