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Condono: cosa fare avverso rigetto domanda?

13 Novembre 2021
Condono: cosa fare avverso rigetto domanda?
Papà ha presentato una domanda di condono negli anni ’80, rigettata nel 2001. Oggi, dopo 20 anni, il Comune mi sta inviando la notifica di avvio del procedimento di demolizione. Nella domanda, mio padre ha allegato il disegno del manufatto senza contestualizzarlo sulla mappa: è valido il diniego della domanda? Con la notifica che sto per ricevere, posso ricorrere al Tar? Se nella risposta alla notifica integro la domanda di papà a suo tempo presentata, il Comune deve accettarla?

Per capire se l’ordine di demolizione che il Comune sta per notificare sia legislativamente corretto, o meno, occorre valutarne il contenuto una volta ricevuto e confrontarlo con la domanda presentata a suo tempo. Difatti, solo dal contenuto del provvedimento prescrittivo, Lei potrà verificare la correttezza dell’operato della Pubblica Amministrazione e, così, valutare se ricorrere o meno al Tribunale amministrativo regionale.

Se, invece, l’ordine di demolizione è corretto, allora il ricorso al tribunale sarebbe poco proficuo, oltre che esclusivamente dispendioso per Lei, in quanto – con ogni probabilità – sarebbe rigettato dai giudici. Difatti, a fronte dell’intervento abusivo realizzato, per il quale è stato negato il rilascio della sanatoria in ragione dei ravvisati vizi sostanziali evidenziati nel provvedimento reiettivo, il Comune legittimamente emette la sanzione ripristinatoria, in quanto atto vincolato, come tale imposto dall’art. 31 del d.P.R. n. 380/2001 (T.A.R. Campania Napoli, sez. VII, 11/05/2021, n. 3127).

Certo è che, dopo venti anni dal diniego, non è certo possibile integrare la domanda a suo tempo rigettata, né contestarne il rigetto nell’impugnazione dell’ordine di demolizione. E infatti, «il soggetto che ha prestato acquiescenza al rigetto dell’istanza di sanatoria decade dalla possibilità di rimettere in discussione le ragioni del diniego in sede di impugnazione dell’ordine di demolizione, atteso che quest’ultimo, in detto diniego, divenuto definitivo perché non impugnato, rinviene il suo presupposto» (Consiglio di Stato, sez. VI, 06/05/2021, n. 3565).

In quest’ultimo caso, sarebbe utile tentare la via della presentazione di una nuova istanza, volta ad allegare quanto mancante per validare la domanda originaria di condono.

Ricordiamo, a tal proposito, che il conseguimento del permesso in sanatoria richiede che l’intervento edilizio risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia al momento della realizzazione dello stesso, sia al momento della presentazione della domanda di condono.

Occorre, dunque, procedere a valutare alla possibilità di una nuova domanda di condono e, ricevuto l’ordine di demolizione, verificare se esista un cavillo giuridico che possa evitare l’esecuzione del provvedimento.

Ad esempio, il fatto che sia stata presentata un’istanza di accertamento di conformità non priva di efficacia l’ordine di demolizione, tuttavia lo rende ineseguibile fino alla definizione del procedimento di sanatoria, ovvero per il periodo di sessanta giorni dalla sua presentazione (si confronti, T.A.R. Campania Napoli, sez. VI, 22/02/2021, n. 1122).

Ad oggi, però, non è dato conoscerlo, perché ancora non notificato.

Tuttavia, si può giocare di anticipo, come Le dicevo, verificando la presentabilità di una nuova istanza.

In questo modo, si potrebbe bloccare il procedimento di ripristino del Comune, in quanto sarebbero illegittimi l’ordinanza di demolizione e gli atti successivi adottati senza la previa definizione delle istanze di condono presentate, essendo l’autorità comunale obbligata a determinarsi sulle istanze medesime prima di procedere all’irrogazione delle sanzioni definitive, in tal modo pregiudicando l’effetto utile conseguibile dall’eventuale accoglimento delle sanatorie richieste per la conseguente impossibilità, in caso di esecuzione del provvedimento repressivo, di restituire alla legalità un’opera non più esistente.

Per rimediare ad una nuova inammissibilità, occorrerà verificare quali siano stati gli elementi che hanno spinto nel 2001 l’ente a rigettare l’istanza.

Certo, è sicuramente necessario, se ai tempi non fatto, allegare un rilievo su planimetria; potrebbero essere, pure, utili le foto con presenti altri edifici vicini come riferimento, ma come quid pluris, consapevoli del fatto che i documenti tecnici atti a contestualizzare il manufatto sono elementi necessari e fondamentali per ottenere l’avallo nel procedimento amministrativo, che altrimenti mancherebbe.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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