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Cosa succede se acquisto una macchina con fermo amministrativo?

7 Novembre 2021
Cosa succede se acquisto una macchina con fermo amministrativo?

Fermo auto: la vendita e l’acquisto sono leciti ma alcune cose non si possono fare. Ecco come comportarsi. 

Chi compra un’auto ha la possibilità di sapere in anticipo se c’è un fermo amministrativo, al di là delle rassicurazioni fornite dal venditore. Del resto, se è vero che per iscrivere il fermo basta anche un giorno, nulla esclude che la misura cautelare venga iscritta proprio durante la fase delle trattative tra acquirente e venditore. Questa verifica può essere effettuata tramite una richiesta al Pra, il Pubblico Registro Automobilistico. Lì verrà innanzitutto rivelato chi è il titolare effettivo del veicolo e se su questo vi è un fermo auto.

Una volta avuto contezza dell’esistenza del fermo ci si potrà chiedere cosa si rischia e cosa è possibile fare con il veicolo. Cosa succede a chi acquista una macchina con fermo amministrativo? Cerchiamo di comprenderlo qui di seguito.

Si può acquistare un’auto con un fermo amministrativo?

Non esiste alcun divieto di vendere, e quindi di acquistare, un’auto con fermo amministrativo, a patto chiaramente che l’acquirente ne sia consapevole e ben informato. Se così non fosse questi avrebbe diritto a pretendere la restituzione dei soldi versati al venditore e, se riesce anche a dimostrare di aver subito un ulteriore pregiudizio, il risarcimento del danno (si pensi a chi, proprio a causa del fermo, sia stato costretto a noleggiare un’auto da una società).

L’atto di vendita quindi è perfettamente valido, ma può essere risolto (ossia sciolto) a richiesta dell’acquirente che non sia stato informato della presenza del fermo. L’azione si intraprende dinanzi al tribunale civile e deve essere avviata entro massimo 10 anni dalla sottoscrizione del contratto. Non importa se un contratto scritto non c’è: è sufficiente la prova del passaggio di proprietà o la perdita del possesso.

Cosa rischia chi acquista una macchina con fermo?

Il fermo amministrativo viene iscritto perché il titolare del veicolo non ha pagato una o più cartelle esattoriali. Quindi il fermo presuppone un debito con l’Agente per la riscossione esattoriale (nessun altro soggetto, neanche una banca, può iscrivere il fermo sul veicolo del debitore). 

Nel momento in cui viene venduta l’auto con il fermo, sull’acquirente si trasferisce, oltre alla proprietà del veicolo, anche il relativo vincolo, non anche il debito che resta in capo al venditore. C’è però da dire che proprio dall’adempimento di tale debito dipende la cancellazione del fermo. Sicché l’acquirente non potrà mettere in circolazione l’auto benché il debito non sia proprio.

Detto in altri termini, chi compra un’auto con il fermo amministrativo non può circolare, non può cioè usarla. E tale situazione può essere sbloccata solo se:

  • il venditore paga il debito con l’Agente della riscossione;
  • il venditore chiede la rateazione del debito per le cartelle esattoriali;
  • l’acquirente si accolla il debito del venditore e paga al posto suo, riservandosi poi di rivalersi nei suoi riguardi e quindi di chiedergli la restituzione dei soldi.

Con riferimento alla rateazione (o, come in molti la chiamano, «rateizzazione»), questa consente di liberare provvisoriamente l’auto dal fermo. In buona sostanza, non appena si paga la prima rata della dilazione, l’Esattore rilascia una quietanza che va esibita al Pra. A sua volta, il Pra provvede a sospendere il fermo, per poi cancellarlo definitivamente solo dopo il versamento dell’ultima rata. Il mancato pagamento di cinque rate, anche non consecutive, determina la decadenza dalla rateazione e quindi il ripristino del fermo.

Cosa succede a chi compra un’auto col fermo e la guida

Chi acquista un’auto col fermo e, all’oscuro di ciò, la guida subisce ugualmente le sanzioni amministrative previste per tale condotta ossia l’obbligo di pagare una somma da 1.988 a 7.953 euro. Inoltre è prevista la revoca della patente e la confisca dell’auto (rimedio quest’ultimo quasi mai attuato).

Dunque la buona fede in questo caso non scusa visto che, come detto in apertura, è sempre possibile venire a conoscenza dell’esistenza del fermo, prima dell’acquisto dell’auto, con una visura al Pra. Si tratta di un controllo che la prudenza impone per evitare spiacevoli sorprese. 

Si può denunciare chi vende un’auto con il fermo amministrativo?

Secondo la giurisprudenza, la semplice reticenza sull’esistenza del fermo non è sufficiente a configurare una truffa contrattuale e quindi un reato. Siamo quindi nell’ambito del semplice illecito civile da cui consegue solo un’azione di risoluzione del contratto e risarcimento del danno. 

Solo laddove la condotta del venditore sia stata rivolta ad attuare artifici e raggiri, per trarre in inganno l’acquirente, allora si potrà configurare la responsabilità penale: si pensi a chi falsifica il certificato del Pra per far credere che il veicolo sia libero da pesi.

Si può smontare un’auto acquistata con il fermo amministrativo?

Spesso chi consapevolmente compra un’auto con il fermo amministrativo lo fa perché da essa vuole trarre pezzi di ricambio da rivendere o per rimettere a nuovo una propria auto. Anche se la legge a riguardo non dice nulla in modo espresso, è da ritenere che questa condotta sia illecita e vietata. La ragione è presto spiegata.

Il fermo serve per evitare il deprezzamento del mezzo in vista di un possibile pignoramento e vendita all’asta (anche se, il più delle volte, non avviene mai). Scopo dunque del fermo è salvaguardare il valore del veicolo. È chiaro però che se la macchina viene smontata il suo valore viene compromesso definitivamente e anche il pignoramento non sarà più possibile. Ragion per cui tale comportamento si deve ritenere vietato. 



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