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Quali infortuni non sono indennizzabili?

7 Novembre 2021
Quali infortuni non sono indennizzabili?

Infortunio sul lavoro: il dipendente che si fa male o che fa un incidente non viene risarcito in caso di rischio elettivo.

Quali infortuni non sono indennizzabili? In generale, l’infortunio sul lavoro è coperto dall’Inail: il dipendente che si fa male durante l’esercizio delle proprie mansioni ottiene un risarcimento del danno, proporzionato all’invalidità – temporanea o definitiva, parziale o totale – che ne ha subito. Non può inoltre essere licenziato durante il periodo di assenza dal lavoro, sempre che detta assenza non superi i limiti temporali indicati nel contratto collettivo (il cosiddetto «periodo di comporto»). Non c’è comporto – e quindi non esiste una durata massima della malattia – se l’infortunio avviene a causa della mancata predisposizione delle misure di sicurezza sul lavoro. In tale ipotesi, il licenziamento è sempre illegittimo a prescindere dalla durata della malattia.

Abbiamo detto che non ogni incidente sul lavoro è coperto dall’Inail. Di tanto ci occuperemo qui di seguito e individueremo quali infortuni non sono indennizzabili. Prima però sono necessarie alcune importanti premesse.

Quando il datore di lavoro è responsabile?

Il datore di lavoro è responsabile anche per gli incidenti determinati dalla colpa dei propri dipendenti: egli infatti è tenuto a prevedere le condotte meno accorte e prudenti di questi ultimi. Se, ad esempio, il dipendente non indossa l’elmetto o le scarpe antiscivolo, il datore di lavoro ne è responsabile dovendo predisporre adeguati controlli per verificare l’adozione e il rispetto delle misure antinfortunistiche.

Il datore non risponde però dei comportamenti totalmente imprevedibili del lavoratore, quelli cioè che esorbitano dal campo di azione dell’attività a questi commissionata. È il cosiddetto rischio elettivo.

Quali infortuni non sono indennizzabili?

Siamo così arrivati a dare una prima risposta alla domanda di partenza: gli infortuni non indennizzati dall’Inail sono quelli che corrispondono al rischio elettivo. Si tratta, più precisamente, dell’infortunio causato dalla condotta del lavoratore, volontaria ed arbitraria, eccezionale, abnorme ed esorbitante rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive ricevute, illogica ed estranea alle finalità produttive; diretta a soddisfare un impulso meramente personale del lavoratore; comportante un rischio diverso da quello cui il lavoratore sarebbe assoggettato.

In pratica, il rischio elettivo è tutto ciò che il datore di lavoro non avrebbe mai potuto prevedere, neanche con la più accorta diligenza. Si pensi a due colleghi che, dotati di auto aziendale, si mettano a fare una gara di corsa o a un lavoratore che si faccia sollevare da una scavatrice allo scopo di provare l’ebrezza dell’altezza. Si pensi anche all’incidente occorso al lavoratore che, nella pausa caffè di un corso di perfezionamento antincendio, vuole osservare da vicino il vano dove è posizionato il discensore per i vigili del fuoco e, avvicinandosi ad esso, perde l’equilibrio e cade.

Non rientra nel campo del risarcimento neanche il cosiddetto rischio extraprofessionale, l’incidente cioè avvenuto per motivi che vanno al di fuori dello svolgimento della prestazione lavorativa. Si pensi al dipendente che, per il troppo fumo durante il telelavoro, si ammali di una patologia respiratoria; si pensi anche a un incidente occorso all’artigiano durante lo svolgimento di un’attività lavorativa in favore di sé stesso o a titolo di cortesia.

Non viene poi risarcito il cosiddetto rischio generico ossia il rischio occorso indipendentemente dalle condizioni peculiari del lavoro. Si pensi a un incidente durante uno sciopero a seguito di tafferugli.

Infortunio in itinere: quando non viene risarcito?

Tutti gli incidenti avvenuti nel normale percorso casa-lavoro e viceversa sono coperti dall’assicurazione obbligatoria Inail e, quindi, indennizzati. È il cosiddetto infortunio in itinere. Se però l’incidente avviene sul mezzo proprio del lavoratore (auto o moto) il risarcimento è negato se sussiste almeno una di queste condizioni:

  • l’uso del mezzo privato non è strettamente necessario, cosa che succede quando non vi sono mezzi pubblici a coprire la tratta o l’uso di questi è particolarmente scomodo per via degli orari o della lontananza rispetto alla sede aziendale;
  • la traiettoria prescelta dal lavoratore non è quella più breve tra la sede del lavoro e la dimora. Se infatti questi sceglie un percorso più lungo per svolgere le proprie commissioni non può essere risarcito;
  • l’incidente si verifica per un’imprudenza del conducente (ad esempio, un eccesso di velocità).

Quando viene scelto un percorso diverso da quello ordinario per accedere o uscire dal luogo di lavoro il lavoratore deve provare l’inagibilità o difficoltà di percorrere la via ordinaria.

La deviazione effettuata dai genitori per accompagnare i figli a scuola rientra tra le esigenze essenziali ed improrogabili e, pertanto, gli infortuni accaduti durante il percorso deviato (ovvero nel normale percorso casa-lavoro, dopo la sosta presso la scuola del figlio) sono tutelabili come “infortuni in itinere”, previa verifica della necessità dell’uso del mezzo privato.

Invece, l’incidente in bicicletta viene sempre risarcito a prescindere dal percorso prescelto dal dipendente.


note

[1] Cass. ord. n. 23527/2021.


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