Diritto e Fisco | Articoli

Riabilitazione dopo il fallimento

20 Novembre 2021
Riabilitazione dopo il fallimento

Circa 15 anni fa è fallita l’azienda della quale ero socio accomandatario e il fallimento è chiuso da molti anni. Qualora io volessi costituire una srl, la mia posizione verrebbe evidenziata e potrebbe creare qualche problema anche in merito all’accesso al credito in banca?

Per rispondere compiutamente al quesito del lettore, sarebbe opportuno conoscere la data esatta di dichiarazione del fallimento. Ciò, in quanto, a seguito della riforma della legge fallimentare nel 2006, è stato soppresso l’istituto della riabilitazione del “fallito”, con la conseguenza che le sentenze fallimentari non sono più segnalate nel casellario giudiziale. Inoltre, con la chiusura del fallimento si produce automaticamente l’effetto riabilitativo del fallito, il quale riacquista tutte le capacità personali che erano venute meno a causa della procedura concorsuale.

Con la chiusura del fallimento, dunque, vengono meno non soltanto gli effetti del fallimento stesso sul patrimonio del fallito, ma anche tutte le incapacità personali che lo avevano colpito per effetto della sentenza dichiarativa di fallimento (Cass. sez. I, 26 Febbraio 2009, n. 4630).

Tuttavia, per le sentenze fallimentari anteriori al 16 gennaio 2006, è rimasta l’iscrizione nel casellario giudiziale dei nominativi dei soggetti falliti. Per ottenere la cancellazione dal casellario, è possibile presentare un’apposita istanza al tribunale del luogo di nascita, allegando il certificato che attesta la chiusura del fallimento.

Dunque, se la sentenza dichiarativa di fallimento è anteriore al 16 gennaio 2006, il lettore ha diritto di chiedere la cancellazione dal casellario giudiziale per chiusura del fallimento. Diversamente, se la sentenza è successiva alla data citata, il nominativo non è comunque presente nel casellario (con la riforma è stato abolito il registro dei falliti) e non è necessario presentare alcuna istanza.

In ogni caso, a prescindere dalla cancellazione dal casellario, vista la chiusura del fallimento, il lettore potrà certamente avviare una nuova attività imprenditoriale, anche se potrebbe persistere la segnalazione del fallimento presso la Centrale Rischi di Banca d’Italia e/o altre banche dati creditizie. Difatti, i gestori delle banche dati prelevano le informazioni dai pubblici registri, ivi compreso il Registro delle Imprese, al quale il tribunale deve aver trasmesso il decreto di chiusura del fallimento. I dati in questione possono essere conservati per un periodo di tempo non superiore a dieci anni dalla data di apertura della procedura fallimentare. Ne consegue che eventuali segnalazioni del nominativo presso le banche dati creditizie dovrebbero essere cancellate, anche al fine di consentire un più agevole accesso al credito.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Maria Monteleone



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