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Quali sono i dati da non pubblicare?

7 Novembre 2021
Quali sono i dati da non pubblicare?

Dati personali e sensibili coperti dalla privacy che non possono essere pubblicati o diffusi. 

In linea generale, i dati personali sono coperti da privacy. Chi li raccoglie – ad esempio per l’esecuzione di un contratto, per l’adempimento di un obbligo di legge o per la tutela in giudizio dei propri diritti – non può poi diffonderli. Tanto per fare un esempio, chi riprende la scena di un crimine o registra la conversazione con il proprio debitore non può poi pubblicare il file su Internet o inoltrarlo su una chat.

A questo punto, è bene individuare con esattezza quali sono i dati sensibili da non pubblicare, proprio per evitare di incorrere in illeciti che potrebbero poi giustificare una richiesta di risarcimento del danno.

L’elenco lo si trova all’interno del famoso Codice della privacy, il decreto legislativo n. 196 del 2003, di recente modificato e integrato dal Gdpr, il General Data Protection Regulation (ossia il Regolamento europeo sulla privacy).

La legge identifica due tipologie di dati coperti da privacy e che pertanto non vanno pubblicati o comunicati a terzi. Tali categorie sono distinte in base al grado di importanza – e quindi di segretezza – che li riguarda. Il primo è costituito dai dati personali; poi, ci sono i dati sensibili che sono invece quelli più “delicati”. 

Vediamo come il codice stesso della privacy li definisce per avere una prima idea di quali sono i dati sensibili da non pubblicare.

Cosa sono i dati personali?

I dati personali sono costituiti da qualunque informazione che permette l’identificazione diretta o indiretta dell’interessato (sia esso una persona fisica, una persona giuridica, un ente o un’associazione). 

Vi rientrano i dati che individuano in modo diretto l’interessato che sono detti «dati identificativi»: ad esempio nome, cognome, ragione sociale di una società, ecc.

Ad esempio, nel pubblicare una notizia che non sia di interesse pubblico non si può fare il nome dei soggetti coinvolti.

Nei dati personali però rientrano anche quelli che solo indirettamente identificano l’interessato: si pensi all’indirizzo di residenza, al numero di telefono, all’email, alla Pec, all’Iban del conto corrente, al numero della tessera di appartenenza a un ordine professionale o a un sindacato e così via. Vi rientrano anche quei dati che, grazie alla tecnologia, consentono la geolocalizzazione di un soggetto, fondendo informazioni sui luoghi frequentati e sugli spostamenti. 

Sono dati personali e quindi tutelati anch’essi da privacy quelli che rivelano la situazione economica di una persona (si pensi all’esistenza di debiti, di pignoramenti, di ipoteche ed altre misure relative al patrimonio). 

Nei dati personali rientrano poi i dati giudiziari, quelli cioè relativi a condanne penali, indagini per reati: tutto ciò che può rivelare provvedimenti giudiziari soggetti ad iscrizione nel casellario giudiziario (ad esempio, una condanna definitiva, il divieto di soggiorno, la liberazione condizionale, ecc.) o la qualità di imputato o di indagato o l’applicazione di misure di sicurezza. 

Cosa sono i dati sensibili?

I dati sensibili sono i dati personali idonei a rivelare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l’adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale.

Nei dati sensibili rientrano ora anche i dati genetici, i dati biometrici e l’orientamento sessuale.

Il trattamento dei dati: quando è ammesso?

Una cosa è «trattare» i dati personali e sensibili – ossia archiviarli, gestirli, utilizzarli – e un’altra è diffonderli. Si tratta di due comportamenti diversi: il primo in alcuni casi lecito (succede ad esempio quando vi è il consenso dell’interessato o un obbligo di legge), il secondo quasi sempre illecito (salvo per questioni di sicurezza pubblica: si pensi alla diffusione del volto di un soggetto pericoloso da assicurare alle autorità).

Approfondiamo tali concetti.

Il trattamento dei dati – e quindi la conservazione e l’utilizzo – è consentito se:

  • c’è il consenso dell’interessato (si pensi al soggetto che firma un contratto e autorizza il trattamento dei propri dati per comunicazioni pubblicitarie);
  • è necessario per adempiere a un obbligo di legge (si pensi al soggetto che, nell’ambito di un censimento obbligatorio della popolazione, fornisca all’Istat i propri dati o all’ufficiale della Guardia di Finanza che chieda informazioni patrimoniali all’imprenditore sottoposto a controllo; si pensi al Comune che raccoglie i dati anagrafici dei propri cittadini o all’ufficio del territorio che contenga gli estremi di tutti gli immobili e i loro titolari);
  • è necessario eseguire obblighi derivanti da un contratto (si pensi alla società elettrica o del gas che chieda all’utente se l’immobile ove l’utenza viene servita è prima casa o alla banca; si pensi anche a un venditore che, per effettuare una consegna a domicilio, chieda l’indirizzo dell’acquirente);
  • riguarda dati provenienti da pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque, limitatamente alle finalità per cui tali registri sono stati effettuati (si pensi all’ordine professionale che raccolga i dati di tutti gli iscritti per compilare l’albo);
  • riguarda dati relativi allo svolgimento di attività economiche (si pensi ai registri detenuti presso le Camere di Commercio);
  • è necessario per la salvaguardia della vita o dell’incolumità fisica di un terzo;
  • è necessario per lo svolgimento delle investigazioni difensive per far valere un diritto dinanzi a un giudice, fermo restando il divieto di diffusione di tali dati (si pensi a un detective privato che raccolga informazioni di una persona, che la fotografi o la filmi).

In ogni caso, i dati così trattati devono essere conservati per un periodo di tempo non superiore a quello necessario agli scopi per i quali essi sono stati raccolti o successivamente trattati.

Quali dati non si possono pubblicare?

Tutti i dati personali e sensibili non possono mai essere pubblicati a meno che non vi siano delle ragioni di ordine pubblico, finalità di polizia o dell’autorità giudiziaria, per finalità di difesa o di sicurezza dello Stato o di prevenzione, accertamento o repressione di reati.

Quindi, non si può pubblicare (l’elenco è solo esemplificativo e non esaustivo):

  • il nome di una persona; 
  • l’immagine ossia la foto del volto o del corpo laddove il soggetto sia comunque identificabile; 
  • il suo numero di telefono;
  • l’email;
  • l’Iban;
  • l’indirizzo;
  • adesione a organizzazioni politiche, sindacali, religiose;
  • il reddito, le condizioni finanziarie e le sue capacità economiche (esistenza di debiti);
  • lo stato di salute o le informazioni da cui si possa desumere, anche indirettamente, lo stato di malattia o l’esistenza di patologie dei soggetti interessati, compreso qualsiasi riferimento alle condizioni di invalidità, disabilità o handicap fisici e/o psichici;
  • i dati giudiziari come ad esempio il coinvolgimento in procedimenti giudiziari o la soggezione a misure di sicurezza.


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