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Opposizione riconoscimento figlio

7 Novembre 2021
Opposizione riconoscimento figlio

Quando la madre può opporsi al riconoscimento del figlio da parte del padre. 

Può la madre presentare opposizione al riconoscimento del figlio da parte del padre che non vi ha provveduto al momento della nascita ma che vuole farlo in un momento successivo?

La legge stabilisce che se uno dei genitori intende riconoscere un figlio minore di 14 anni che è già stato riconosciuto dall’altro genitore, è necessario il consenso personale del genitore che ha effettuato prima il riconoscimento. In mancanza di consenso, l’ufficiale dello stato civile non può procedere a ricevere la dichiarazione di riconoscimento.

Invece, nel caso in cui il figlio abbia almeno 14 anni è necessario il suo consenso al riconoscimento da rendere con dichiarazione compiuta davanti all’ufficiale dello stato civile, davanti al giudice tutelare o in un atto pubblico.

Il figlio può manifestare il suo consenso in qualsiasi momento, senza limiti di tempo; può procedervi anche dopo la morte del genitore che voleva effettuare il riconoscimento. In ogni caso, l’assenso ha effetti retroattivi.

In questo breve articolo approfondiremo il tema dell’opposizione al riconoscimento del figlio con meno di 14 anni (evidentemente la stessa non ha alcun rilievo se il figlio ha raggiunto 14 anni, essendo a quel punto determinante il consenso di quest’ultimo).

Il genitore può opporsi al riconoscimento del figlio?

Abbiamo detto che, se un genitore riconosce il figlio, l’altro che lo faccia dopo deve innanzitutto ottenere il consenso del primo. Così, ad esempio, se il padre non ha riconosciuto il figlio nato da un’unione di fatto alla nascita del bambino può farlo dopo solo se c’è l’assenso della madre. Tale consenso però non può essere negato se non vi sono validi motivi: motivi che devono risiedere unicamente nel pregiudizio per il minore e non nella conflittualità tra i genitori. 

L’interesse del figlio ad essere riconosciuto anche da parte dell’altro genitore va valutato sulla base di una serie di bisogni e finalità connessi a vari aspetti della vita quali, ad esempio, l’aspetto personale, l’aspetto sociale o l’aspetto economico.

Che fare se il genitore si oppone al riconoscimento del figlio?

In caso di rifiuto del consenso da parte del genitore che ha già riconosciuto il figlio, l’altro genitore che vuole comunque procedere con il riconoscimento deve presentare un ricorso al tribunale per i minorenni, depositandolo in cancelleria e notificandolo, nel termine fissato dal giudice, all’altro genitore. È obbligatorio l’intervento del pm.

Se il genitore che ha riconosciuto per primo:

  • non propone opposizione entro 30 giorni dalla notifica, il giudice autorizza il riconoscimento;
  • propone opposizione, il giudice dispone l’audizione del figlio minore che ha compiuto i 12 anni (o anche di età inferiore, se capace di discernimento) e assume eventuali provvedimenti provvisori e urgenti al fine di instaurare la relazione, salvo che l’opposizione non sia palesemente fondata.

Come si stabilisce se l’opposizione al riconoscimento del figlio è legittima?

Secondo la Cassazione [1], «il riconoscimento del figlio naturale minore già riconosciuto da un genitore rappresenta un diritto soggettivo primario dell’altro genitore, garantito dalla Costituzione e – in quanto tale – non si pone in termini di contrapposizione con l’interesse del minore, ma come misura ed elemento di definizione della stessa, atteso il diritto di quest’ultimo a identificarsi come figlio di una madre e di un padre e ad assumere una precisa e completa identità. Conseguentemente, il secondo riconoscimento, ove vi sia opposizione da parte dell’altra genitore che per prima abbia proceduto al riconoscimento, può essere sacrificato solo in presenza di motivi gravi e irreversibili, tali da far ravvisare la probabilità di una forte compromissione dello sviluppo psicofisico del minore». Tipico è il caso di un padre particolarmente violento.

Leggi Posso riconoscere mio figlio anche se è passato molto tempo?

In un’altra occasione la Corte ha detto [2] che, in tema di riconoscimento dei figli nati fuori del matrimonio, il ricorso al giudice, nel caso in cui l’altro genitore (quello cioè che ha già effettuato il riconoscimento) rifiuti il consenso, richiede un bilanciamento tra il diritto soggettivo di colui che vuole riconoscere il figlio e l’interesse del minore a non subire una forte compromissione del proprio sviluppo psico-fisico.

Il giudice non deve quindi limitarsi a valutare la possibilità di un concreto esercizio della responsabilità genitoriale, per modulare la quale vi sono diversi strumenti di tutela, ma la sussistenza, nel caso specifico, di un grave pregiudizio per il minore che derivi dal puro e semplice acquisto dello “status” genitoriale e che si riveli superiore al disagio psichico conseguente alla mancanza o non conoscenza di uno dei genitori.

Tale accertamento, tuttavia, deve essere rigoroso: non qualsiasi turbamento può incidere sull’indicato diritto del genitore a riconoscere il proprio figlio ma solo il pericolo fondato sulla situazione personale e relazionale del genitore e del minore che abbia ad oggetto la verifica del pericolo per lo sviluppo psico-fisico non traumatico del minore stesso [3]. 

Quando la madre può opporsi al riconoscimento del figlio da parte del padre

Il riconoscimento di figlio naturale può essere negato solo se arrechi danno gravissimo allo sviluppo psico-fisico del minore. La presunta inidoneità del padre naturale a svolgere il compito di genitore non costituisce impedimento al riconoscimento del figlio.


note

[1] Cass. ord. n. 18600/21.

[2] Cass. ord. n. 24718/21.

[3] Cass. ord. n. 24718/21.


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