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Dopo quanto tempo si può cambiare operatore telefonico?

8 Novembre 2021 | Autore:
Dopo quanto tempo si può cambiare operatore telefonico?

Le regole a tutela dei consumatori: la durata massima del contratto, il passaggio da un fornitore Internet a un altro, il diritto alla banda larga.

Hai un contratto con un operatore telefonico sia per il cellulare sia per Internet a casa. Hai visto, però, un’offerta di un gestore concorrente e vorresti fare il passaggio. Ti chiedi, però, dopo quanto tempo si può cambiare operatore telefonico senza pagare una penale.

Il decreto legislativo sulla Concorrenza, approvato recentemente dal Governo, ha introdotto delle norme a tutela dei consumatori, che ora sono più liberi di scegliere l’interlocutore più conveniente nel settore delle telecomunicazioni. Niente più contratti senza una data di scadenza, nessun vincolo di restare legati ad un gestore per evitare delle penali, diritto ad avere tutte le informazioni necessarie a capire le condizioni contrattuali prima di metterci la firma ed altro ancora.

Vediamo, in base al decreto Concorrenza, dopo quanto tempo si può cambiare operatore telefonico e quali sono i diritti dell’utente.

La durata del contratto telefonico

Il decreto Concorrenza approvato recentemente dal Governo stabilisce che il contratto con l’operatore telefonico non può essere superiore a 24 mesi. Significa che al massimo dopo due anni, un utente rimane libero di rinnovare quel contratto o di passare alla concorrenza. Non solo: l’offerta commerciale iniziale deve durare al massimo 12 mesi.

In altre parole: il fornitore di telecomunicazioni che sottoscrive un contratto con un nuovo cliente deve, in una prima fase, proporre un’offerta non superiore ai 12 mesi, dopodiché ci potrà essere spazio per un contratto della durata massima di 24 mesi. Questo vale sia per i privati sia per microimprese, piccole aziende e Onlus, a meno che queste ultime abbiano voluto rinunciare a queste tutele. In ogni caso, prima di metterci la firma, consumatori, piccole imprese e associazioni senza scopo di lucro hanno diritto a ricevere in modo chiaro e comprensibile ogni tipo di informazione utile a capire le condizioni del rapporto commerciale che stanno per avviare con l’operatore telefonico.

In sostanza, quello che la legge dice è che il consumatore non può essere obbligato a restare incatenato ad un gestore telefonico solo per evitare di pagare una penale. Tant’è che il decreto addirittura impone alle compagnie di non inserire nel contratto alcuna clausola che, in qualche modo, possa scoraggiare l’utente a cambiare operatore.

Il cambio di operatore telefonico per Internet

Come deve essere tutelato il consumatore che decide di cambiare operatore telefonico per avere una fornitura di Internet più conveniente? Prima di tutto, la normativa impone al gestore di mettere a disposizione dell’utente tutte le informazioni di cui ha bisogno durante il passaggio da una compagnia all’altra. Inoltre, in questa fase, il consumatore non deve restare mai sprovvisto del servizio: significa che ha diritto alla continuità della fornitura, sempre che non ci siano degli impedimenti dal punto di vista tecnico. In ogni caso, l’eventuale interruzione non può essere più lunga di una giornata lavorativa.

In sostanza, il vecchio fornitore non può interrompere il servizio prima che il passaggio sia stato completato.

Quanto ai tempi previsti per il passaggio, il nuovo operatore sarà tenuto ad attivare la fornitura di accesso alla Rete al più presto e, comunque, entro la data concordata con l’utente e nei termini pattuiti.

Il diritto dell’utente alla banda larga

La banda larga non è solo una scelta dell’utente ma anche un suo diritto. La normativa in vigore, infatti, prevede che un consumatore possa avere questo servizio ad un costo accessibile. Ha diritto anche ai servizi di comunicazione vocale. L’Autorità garante delle Comunicazioni (l’AgCom) è incaricata di controllare l’andamento dei prezzi e l’equilibrio tra le tariffe applicate ed il reddito nazionale dei consumatori. In altre parole, l’AgCom può intervenire quando avverte che i fornitori applicano dei costi troppo elevati rispetto alle possibilità economiche degli utenti.

Proprio per evitare che il gestore «sprema» troppo il portafoglio del consumatore, la normativa consente a quest’ultimo di non pagare i servizi e le prestazioni di cui non ha bisogno o che non sono necessarie a fruire del servizio richiesto.



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