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Ricorso contro l’estratto di ruolo

8 Novembre 2021
Ricorso contro l’estratto di ruolo

Cartelle di pagamento e Agenzia Entrate Riscossione: in quali casi ed entro quanto tempo si può impugnare l’estratto di ruolo. 

La possibilità di presentare ricorso contro l’estratto di ruolo desta spesso interesse sia tra i contribuenti, sia tra i professionisti. Secondo una recente indagine, circa il 40% dei ricorsi contro le cartelle esattoriali parte proprio dall’estratto di ruolo e da vizi di notifica.

Sorgono allora una serie di quesiti a cui è necessario fornire chiarimenti: entro quanto tempo, dal ricevimento dell’estratto di ruolo, si può presentare ricorso? E per quali motivi? Quali prove deve fornire l’Agente per la riscossione esattoriale al fine di superare le contestazioni sollevate dal contribuente e, dunque, dimostrare l’avvenuta notifica della cartella di pagamento? Cerchiamo di fare il punto della situazione sulla base della più recente giurisprudenza in materia, appunto, di ricorso contro l’estratto di ruolo, partendo dalla definizione di tale concetto. 

Cos’è l’estratto di ruolo?

L’estratto di ruolo è un documento interno che l’Esattore rilascia al contribuente, a richiesta di quest’ultimo, e da cui risulta l’elenco di tutte le cartelle relative alla sua posizione, i relativi importi, le causali, la data di iscrizione a ruolo e di notifica. In questo modo il contribuente, con un solo atto, può ricostruire l’intero ammontare dei debiti maturati e scaduti nei confronti dell’Agente per la riscossione esattoriale, debiti per i quali può chiedere, ad esempio, una rateazione.

Non poche volte però proprio dall’estratto di ruolo ci si accorge della presenza di cartelle mai ricevute. Sicché, proprio in questi casi, come vedremo a breve, si presenta la necessità di presentare ricorso contro l’estratto di ruolo.

Di recente, si è parlato molto dell’estratto di ruolo e della necessità di operare una riforma che ponga fine ai numerosi ricorsi, spesso pretestuosi, sollevati dai contribuenti. Si è cioè suggerito di impedire la possibilità di impugnare l’estratto di ruolo per vizi di notifica della cartella. Guarda il video Cartelle pazze: addio tutele. Al momento, però, si tratta solo di una proposta ma potrebbe penalizzare notevolmente il cittadino.

Quando si può impugnare l’estratto di ruolo?

Tutte le volte in cui, dalla lettura dell’estratto di ruolo, si può evincere la presenza di una cartella esattoriale che, in realtà, non è mai stata notificata o ricevuta correttamente è possibile proporre ricorso contro l’estratto di ruolo stesso, al fine di cancellare la relativa posizione debitoria. Il ricorso infatti ha una funzione «recuperatoria»: serve cioè a ridare al contribuente la possibilità di opporsi alla cartella che non gli è mai stata consegnata e contro cui quindi non ha potuto difendersi.

Non ci sono altre possibilità di presentare ricorso contro l’estratto di ruolo in quanto si tratta di un atto interno, che non ha alcun valore di “ufficialità” e non rientra ufficialmente tra gli atti contro cui la legge consente il ricorso. 

Sicché, se il contribuente dovesse accorgersi dall’estratto di ruolo della presenza di cartelle cadute in prescrizione, non potrebbe presentare opposizione al fine della cancellazione delle stesse, ma dovrà attendere l’eventuale (e non scontato) atto dell’Agente della Riscossione che abbia come presupposto proprio il debito prescritto, per poi fare ricorso contro quest’ultimo. Si pensi al caso di chi, avendo ricevuto numerosi anni addietro una cartella per Imu non versata, si veda poi pignorare il quinto dello stipendio: l’atto di pignoramento sarà illegittimo per prescrizione del credito, sicché contro di esso si potrà presentare il ricorso.

In buona sostanza, per ottenere l’annullamento delle cartelle cadute in prescrizione non si può impugnare l’estratto di ruolo ma il successivo atto dell’Esattore (un pignoramento, una intimazione di pagamento, un preavviso di fermo o di ipoteca).

Entro quanto tempo si può impugnare l’estratto di ruolo?

Secondo un ramo della giurisprudenza [1], il termine per impugnare l’estratto di ruolo è di 60 giorni dal suo ricevimento, parimenti a quanto succede con le cartelli esattoriali. Non c’è infatti ragione di conferire un vantaggio maggiore – in termini temporali – a chi impugna l’estratto di ruolo rispetto a chi impugna invece la cartella, per la quale è fermo il termine di 60 giorni [2]. Quindi, chi rilevi dall’estratto di ruolo una cartella mai ricevuta deve proporre ricorso contro l’estratto stesso entro 60 giorni dal suo rilascio. Scaduto il termine, il ricorso sarà illegittimo.

Tale tesi però non è condivisa da numerose Commissioni Tributarie. E difatti nulla impedirebbe al contribuente, una volta scaduto il termine, di chiedere un secondo estratto di ruolo e far decorrere nuovamente da capo il relativo termine. 

La prova della notifica della cartella esattoriale

Una volta che il contribuente ha impugnato l’estratto di ruolo, sollevando l’eccezione di difetto di notifica della cartella, sta all’Esattore fornire la prova contraria. E questa prova non può che essere costituita dalla cartolina con l’avviso di ricevimento della raccomandata (nel caso di notifiche a mezzo del servizio postale) o dalla relazione di notifica (nel caso di notifiche a mezzo dell’ufficiale giudiziario o del messo notificatore). La giurisprudenza ha infatti detto che, sebbene il termine entro cui tali documenti possono essere richiesti dal contribuente è di 5 anni dalla notifica, non c’è un termine massimo invece per la conservazione degli stessi da parte dell’Esattore, il quale anzi ha il dovere di custodirli se vuol superare eventuali eccezioni di difetto di notifica sollevate dal contribuente.

La sola produzione in giudizio, da parte dell’ufficio della riscossione, degli estratti di ruolo dai quali risultino le date di notifica delle cartelle di pagamento presupposte ad un’intimazione impugnata dal contribuente, non è utile a provare l’effettiva notificazione che egli abbia ricevuto di quegli atti [3]. 

La giurisprudenza ha più volte chiarito che tali estratti di ruolo, se da un lato dimostrano inconfutabilmente l’esistenza del debito – perché sono una riproduzione degli archivi dell’Esattore – dall’altro però non possono costituire documentazione idonea a fornire la prova dell’effettiva esecuzione delle notifiche.


note

[1] Ctr Lazio sent. n. 2638/03/2021.

[2] Secondo quanto prescritto dall’art. 21 del dlgs n. 546/92.

[3] Ctr Lazio sent. n. 2675//05/2021.

Autore immagine: depositphotos.com

Ctr Lazio sent. n. 2638/03/2021.

(…) La Commissione di prime cure, condividendo la tesi proposta dall’Agente della riscossione dichiarava inammissibile il ricorso, in ragione dell’omessa impugnazione nel termine di sessanta giorni, decorso in data 6 marzo 2016, ovvero il 10 aprile 2016 ed in ogni caso, al più tardi, il 30 maggio 2016, sicché il ricorso proposto il 20 giugno 2016, risultava inammissibile non deducendo vizi propri dell’avviso di iscrizione ipotecaria impugnato. (…)

Tutto ciò premesso, il Collegio, confermando la statuizione dei primi Giudici, ritiene che l’appello della società non meriti accoglimento in quanto il ricorso introduttivo è stato tardivamente presentato. (…)

In effetti, come si evince dalla documentazione versata agli atti dell’odierno appellato, la contribuente ha ricevuto in data anteriore all’8 febbraio 2016 – data di invio dell’istanza di accesso agli atti – l’intimazione di pagamento relativa al ricorso di primo grado. Successivamente, in data 29 marzo 2016, ha ricevuto la comunicazione a mezzo Pec inviata dall’agente della riscossione con allegata parte della documentazione richiesta.

Inoltre, sulla base degli estratti di ruolo che il contribuente ha allegato al ricorso introduttivo, si evince che lo stesso ha avuto conoscenza delle pretese tributarie a far data dal 4 gennaio 2016.

Ciò posto, i termini per la proposizione del ricorso scadevano, secondo la previsione dell’art. 21, dlgs n. 546/1992, in data 6 marzo 2016, data che coincide con i sessanta giorni successivi alla consegna degli estratti di ruolo a mezzo Pec all’interessato a seguito di sua richiesta. Va rilevato che, trattandosi di 40 cartelle, per alcune, i termini per l’impugnazione scadevano successivamente alla predetta data ma che gli stessi comunque spiravano il 10 aprile 2016 e il 30 maggio 2016, comunque anteriormente alla proposizione del ricorso avvenuto in data 20 giugno 2016, con la conseguenza che il ricorso in primo grado deve considerarsi tardivo e come tale invalidante tutto il successivo giudizio, con cristallizzazione della pretesa fiscale.

Pertanto, nel caso di specie, il Collegio ravvisa l’ipotesi tardività del ricorso, in violazione del disposto normativo di cui all’art. 21, comma 1, dlgs n. 546/1992.

Tale eccezione è rilevabile ex officio in ogni stato e grado del procedimento (Cassazione, ordinanza 11/7/218 n.18224).

Non resta quindi che respingere l’appello e dichiarare inammissibile il ricorso di primo grado per tardività. I restanti motivi di doglianza si ritengono assorbiti dalla preliminare eccezione di inammissibilità. (…)


Ctr Lazio sent. n. 2675//05/2021.

(…) Con il secondo motivo si deduce che la Srl S.i.r. aveva ricevuto, in data 28 ottobre 2016, la notificazione dell’intimazione di pagamento n. (…) , relativa alle medesime cartelle di pagamento richiamate nell’intimazione (…), oggetto del presente giudizio. Per tale circostanza era inammissibile il ricorso proposto in primo grado.

Osserva la Commissione che l’Agenzia delle Entrate – Riscossione ha prodotto, a fondamento di tale censura impugnatoria, i documenti nn. 2 e 3 del fascicolo di parte del primo grado. Tali documenti sono tuttavia degli estratti di ruolo, laddove viene indicata la data di notificazione dell’intimazione di pagamento, ma non possono costituire prova dell’effettiva esecuzione di tale notifica.

Il motivo è pertanto infondato.

Con il terzo motivo si deduce che l’agente della riscossione aveva notificato tutte le cartelle esattoriali richiamate nell’intimazione di pagamento oggetto del ricorso in primo grado.

Osserva la Commissione che, sebbene l’Agenzia delle Entrate – Riscossione indichi nel gravame sei cartelle, nell’indice del proprio fascicolo di primo grado ne vengono indicate, quali documenti allegati, solo quattro e, in particolare, non vengono indicate le cartelle n. (…) e n. (…). Conseguentemente non vi è prova della notificazione di tutte le cartelle richiamate nell’intimazione di pagamento impugnata. Né è compito della Commissione ricercare in atti la prova della notificazione delle altre due cartelle. Infatti il Supremo Collegio ha affermato che la parte che si duole dell’omessa considerazione, da parte del Giudice di primo grado, di un documento decisivo che assuma ritualmente prodotto ha l’onere di indicare con esattezza al Giudice d’appello a quale numero dell’indice del proprio fascicolo corrisponda il documento che si assume trascurato.

Ne consegue che, nel caso in cui il fascicolo di parte sia disordinatamente tenuto e confusamente composto ed i numeri dell’indice non corrispondano ai documenti prodotti, il Giudice d’appello non ha alcun onere di reperire da sé la documentazione malamente indicizzata (Cass. sez. III 26 maggio 2011, n. 11617).

P.Q.M.

La Commissione Tributaria Regionale:

In riforma parziale della sentenza impugnata, annulla l’intimazione di pagamento, oggetto del ricorso in primo grado, limitatamente alle cartelle, ivi richiamate, n. (…) e n. (…).


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