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Perché il cittadino ignora la legge e il diritto?

8 Novembre 2021
Perché il cittadino ignora la legge e il diritto?

Le ragioni dell’ignoranza della legge e la distanza tra il cittadino e il diritto si spiegano in cinque punti. 

Di luoghi comuni in ambito giuridico ve ne sono numerosi. Perché mai? A nostro avviso, ci sono 5 ragioni per cui la gente fraintende o, ancor più spesso, ignora del tutto il diritto e il significato delle norme. Si tratta, il più delle volte, di ragioni storiche, tecniche o legate alla cattiva informazione. 

In realtà, per combattere una situazione del genere ci sarebbe bisogno di una rivoluzione culturale che parta dalle istituzioni. Perché se si vuole che il popolo rispetti la legalità e che il cittadino si avvicini alla legge è necessario ancor prima che sia la legge ad avvicinarsi al cittadino. 

Ecco allora perché il cittadino ignora la legge e il diritto.

La cattiva informazione

Innanzitutto, ci sono le fake news sparate da chi vuol ribellarsi a leggi ritenute personalmente ingiuste: di qui il tentativo di far credere agli altri che la norma sia illegittima o incostituzionale, pur in assenza di qualsiasi pronuncia in merito. Si pensi, ad esempio, alla favola del bollo auto, secondo cui sarebbe un’imposta vietata dall’Europa e per la quale il nostro Stato starebbe pagando una sanzione all’Ue: cosa del tutto falsa (tant’è che la stessa Unione Europea starebbe pensando a un bollo di natura comunitaria). 

Il numero di leggi

In secondo luogo, c’è l’enorme produzione legislativa: la mole di norme approvate, modificate, derogate, abrogate e poi di nuovo promulgate non consente, a chi non è un tecnico del settore, un costante aggiornamento. Chi mai legge tutti i giorni la Gazzetta Ufficiale come se fosse il quotidiano del mattino.

Peraltro, la modifica o l’abrogazione delle norme non avviene sempre in modo espresso ma si desume dall’interpretazione, il che succede quando una legge successiva è in contrasto con quella precedente (che tuttavia non è stata cancellata). E per questo c’è bisogno di un giudice.

A peggiorare la situazione si pone la frammentarietà delle norme che, salvo per le materie più rilevanti, non vengono mai raccolte in corpi unici. Così, a parte i 4 codici e i pochi testi unici, per trovare una legge bisogna prima conoscerla, avere degli archivi o disporre di una buona dose di fortuna. 

Il linguaggio della legge

Il terzo fattore che contribuisce alla scarsa conoscenza del diritto è il linguaggio usato dal legislatore e, ancor di più, dai giudici nella loro attività interpretativa. L’alto tecnicismo che richiede la comprensione delle norme fa sì che le stesse siano destinate ad un pubblico di professionisti e non al cittadino, per quanto sia proprio questi l’effettivo destinatario e, in definitiva, il soggetto che ne risponde in caso di violazione.

Le interpretazioni dei giudici

Al quarto posto nella scala delle responsabilità circa l’ignoranza della legge ci sono i giudici. Abbiamo detto che le sentenze usano un linguaggio incomprensibile, a volte ostico anche per gli stessi avvocati. Pensate solo alla tecnica linguistica, spesso lontana dalle regole di ortografia e grammatica, dove in una pagina, ad esempio, potete trovare al massimo uno o due punti. Ma c’è un ulteriore e più preoccupante aspetto. Nell’ambito della magistratura non è difficile trovare accesi contrasti tra i vari uffici. Così, magari, a Treviso il tribunale si orienta in modo diverso da quello di Cosenza, di fatto azzerando il principio secondo cui i cittadini sono tutti uguali davanti alla legge.

Che dire poi della Cassazione che ancor più spesso offre interpretazioni diverse tra loro, sicché i giudici di primo e secondo grado a volte aderiscono ad una tesi, a volte all’altra. Lo stesso processo diventa un terno al lotto posto che nessuno è in grado di sapere, in anticipo, a quale orientamento si rifarà il singolo magistrato. Il quale peraltro potrebbe anche sposare una propria interpretazione, del tutto nuova e non conforme ai precedenti. Ed ecco che il cittadino, che si era rifatto alle istruzioni della Cassazione, si può trovare anche a perdere una causa nonostante la buona fede.

I contrasti tra le istituzioni

Al quinto posto c’è quello che secondo noi è l’aspetto più paradossale di tutti. L’interpretazione della legge non muta solo in base ai giudici: ci sono spesso enormi differenze di pensiero tra magistratura e Pubblica Amministrazione. Un esempio renderà questo concetto ancora più chiaro. Non poche volte l’Agenzia delle Entrate effettua accertamenti a carico del contribuente sulla base di prassi e interpretazioni ritenute però più volte illegittime da parte della Cassazione. Tuttavia, nonostante le sentenze di condanna, gli uffici delle imposte continuano a sostenere le proprie posizioni, sperando forse in un mutamento della magistratura. Nel frattempo, però, il cittadino viene costretto a ricorrere al giudice per ottenere giustizia. Il paradosso è che lo Stato non rispetta le stesse leggi che esso stesso ha emanato e per come i giudici le hanno interpretate. Il che acuisce ancor di più il profondo divario tra il popolo e le istituzioni. 



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