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Riconoscimento e disconoscimento paternità: posso unire le due azioni?

27 Novembre 2021
Riconoscimento e disconoscimento paternità: posso unire le due azioni?

Nel 2018, ho scoperto di essere figlia biologica di un altro uomo. Dovrei agire per ottenere il disconoscimento del mio padre adottivo, risultante dal mio atto di nascita e, solo ad esito di questo accertamento, potrei ottenere il riconoscimento di altra paternità? Le due azioni potrebbero venire esercitate nello stesso processo? Quali altre strade potrei percorrere? Oltre ai diritti ereditari quali altri diritti lesi potrebbero entrare nel conto della legge?

Cerco di rispondere a tutte le Sue domande, per ordine. Le confermo che l’azione di disconoscimento del padre legittimo è propedeutica alla successiva azione di riconoscimento di paternità. Né possono promuoversi contestualmente le domande di disconoscimento di paternità e di riconoscimento di una diversa paternità biologica. Inoltre, non può ricorrersi alla sospensione del giudizio sulla seconda domanda in attesa della definizione del processo sulla prima.

Tutto questo perché l’azione di riconoscimento è ammissibile solo a fronte della non esistenza di altra paternità o della sua esclusione con sentenza avente forza di giudicato.

Pertanto, nel Suo caso, l’unica strada da percorrere è l’azione di disconoscimento del padre legittimo, per poi agire per il riconoscimento del Suo vero padre biologico.

Comprendo i rischi, ma tenga conto che tutti gli indizi sinora raccolti portano ad una molto probabile sentenza favorevole nei Suoi confronti.

Con riguardo al rifiuto di effettuare il test del Dna, tale condotta fuori dal giudizio non assume grande rilievo; tuttavia, una volta avviata l’azione di riconoscimento giudiziale della paternità, Lei potrà chiedere l’esame del Dna e il Suo padre biologico non potrà opporsi senza una motivazione valida. Infatti, in questi giudizi, il contegno processuale del potenziale padre assume di per sé solo base di un ragionamento presuntivo e assurge così a fondamento della decisione del giudice (tra le tante, Cassazione Civile n. 9307 del 19/09/1997, n. 3976 del 19/03/2002, n. 18224 del 22/08/2006, n. 12971 del 24/07/2012).

Da ultimo, la Cassazione ha avuto modo di dire come “il rilievo fondamentale ha assunto l’ingiustificato rifiuto del sig. ________ di sottoporsi all’accertamento genetico, fatto dotato di così elevato valore indiziario da poter costituire esso solo la dimostrazione della fondatezza della domanda ex art. 269 c.c.” (Cassazione civile, sez. I 01/06/2017 n. 13880).

D’altronde, la dimostrazione della paternità naturale può essere fornita, a norma dell’art. 269 del Codice civile, con ogni mezzo e, pertanto, il giudice di merito può legittimamente fondare il proprio convincimento in ordine all’effettiva esistenza di un rapporto di filiazione anche su risultanze probatorie dotate di valore puramente indiziario.

Nel Suo caso, la richiesta del test del Dna sarebbe preliminarmente accompagnata dalla testimonianza di chi, sino ad oggi, Le ha confermato il rapporto sessuale: Sua madre, i parenti, anche persone del paese.

Queste testimonianze fanno sì che la richiesta del test del Dna sia fondata, e non frutto di una richiesta esplorativa, priva di fondamento.

Una volta ottenuto il riconoscimento giudiziale del padre biologico, quest’ultimo assume, quale genitore, tutti i doveri propri della procreazione intervenuta, incluso il mantenimento. Infatti, la filiazione naturale fa sorgere a carico del genitore tutti i doveri propri della procreazione legittima, compreso quello di mantenimento che, unitamente ai doveri di educare e istruire i figli, obbliga i genitori a far fronte a una molteplicità di esigenze.

Queste esigenze non sono solo riconducibili all’obbligo alimentare, ma estese all’aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, sociale.

Pertanto, oltre ai diritti ereditari, ci sarebbero anche gli arretrati maturati al mantenimento.

Nella determinazione del contributo e degli arretrati, occorre tener conto non solo delle esigenze del figlio attuali, ma anche, tra l’altro, delle risorse economiche dei genitori, in modo da realizzare un importo corretto in proporzione delle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo.

D’altro canto, l’obbligo dei genitori di concorrere tra loro al mantenimento dei figli secondo le regole dell’art. 148 del codice civile non cessa con il raggiungimento della maggiore età da parte di questi ultimi, ma perdura, immutato, finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo stesso non dia la prova che il figlio abbia raggiunto l’indipendenza economica, ovvero che il mancato svolgimento di un’attività economica dipenda da un atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato dello stesso.

L’art. 147 del Codice civile impone ai genitori l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli.

Pertanto, Lei avrebbe il diritto non solo di essere erede legittima delle possidenze del padre biologico, ma anche di ottenere, tramite Sua madre, gli arretrati per il mantenimento sino ad oggi perduto.

I costi processuali variano a seconda dello studio legale interpellato: ci si potrebbe attestare su cifre variabili tra i 5mila e i 10mila euro per le azioni da compiere, ma prenda le cifre con le pinze. Ci sono troppe variabili da tenere in considerazione.

Con riguardo all’assistenza, potrei assisterla nei giudizi da intraprendere.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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