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Assegno divorzile temporaneo: è possibile?

9 Novembre 2021 | Autore:
Assegno divorzile temporaneo: è possibile?

Una proposta di legge punta a introdurre la durata prestabilita del mantenimento, che non sarà più per sempre, come già avviene in altri Paesi europei.

Ha suscitato molto scalpore la nuova sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite secondo cui l’assegno di divorzio spetta ancora in caso di nuova convivenza dell’ex coniuge beneficiario, sia pure in misura limitata (leggi “Nuova convivenza: spetta ancora l’assegno divorzile“). Così è tornata di attualità la questione dell’assegno divorzile temporaneo: è possibile?

Anche la Suprema Corte si è posta questa domanda, ed ha compiuto un excursus sull’attuale normativa e sulle posizioni giurisprudenziali più recenti, per arrivare ad analizzare una proposta di legge, attualmente all’esame del Parlamento, che potrebbe presto rivoluzionare la materia. Nel riconoscere il diritto alla spettanza del mantenimento anche in caso di una nuova relazione stabile dell’ex coniuge beneficiario, i giudici di piazza Cavour non tralasciano gli aspetti pratici e riconoscono che «una corresponsione che abbia funzione esclusivamente compensativa mal si concilia con la periodicità dell’assegno». Insomma, il mantenimento non dovrebbe essere per sempre, tranne nei casi in cui svolga una funzione assistenziale, altrimenti avrebbe la natura di un’inammissibile rendita parassitaria per vivere a spese dell’ex coniuge.

Così la nuova sentenza fornisce alcuni importanti “suggerimenti”, in modo da rendere possibile l’assegno divorzile temporaneo. Questa soluzione potrebbe essere raggiunta anche oggi, con l’accordo delle parti ad un assegno versato – dice la Corte – «in unica soluzione o distribuito su un numero limitato di anni», in modo da garantire «all’ex coniuge economicamente debole, in funzione compensativa, una somma equitativamente determinata, un piccolo capitale di ripartenza» per affrontare la vita insieme al nuovo compagno. E – si potrebbe aggiungere – dal lato di chi paga l’assegno periodico, ciò comporterebbe il beneficio di non dover più pensare alle spese relative al mantenimento di una persona con la quale il legame è ormai finito e che ha avviato una nuova relazione duratura con un altro compagno di vita.

Assegno divorzile e nuova convivenza: quando spetta?

L’assegno divorzile ha la funzione di garantire un sostegno economico all’ex coniuge privo di mezzi adeguati e incapace di procurarseli, ad esempio per l’età avanzata, la scarsa istruzione o le cattive condizioni di salute che gli precludono di trovare lavoro remunerato. L’assegno di divorzio, come ha stabilito la Corte di Cassazione, ha una funzione assistenziale, compensativa e perequativa. Quindi, non viene riconosciuto (o può essere revocato) quando l’ex coniuge è, o diventa, in grado di mantenersi autonomamente da sé, con i propri redditi o altre disponibilità patrimoniali.

Se l’ex coniuge beneficiario dell’assegno di divorzio intraprende una nuova relazione stabile e duratura (non occasionale e transitoria) con un nuovo compagno, l’assegno potrà essere ridotto o del tutto eliminato. A tal proposito, la recente sentenza della Cassazione a Sezioni Unite [1] afferma che resta necessario erogare «all’ex coniuge, che non fruisca di mezzi adeguati e non sia in grado di procurarseli autonomamente e non per sua colpa, un assegno di divorzio commisurato anche al contributo prestato alla formazione del patrimonio familiare e dell’ex coniuge», in modo da compensarlo dei sacrifici fatti durante gli anni di matrimonio (per approfondire leggi “Nuova convivenza: fa perdere il mantenimento?“).

Emerge, così, la funzione compensativa dell’assegno di divorzio, destinata a permanere anche nei casi di nuova convivenza – sempre che il beneficiario sia tuttora privo di mezzi economici adeguati – mentre cessa la componente assistenziale, essendo venuto meno, a causa del nuovo legame instaurato dall’ex, ogni vincolo di solidarietà coniugale derivante dal precedente matrimonio ormai finito.

In concreto, sarà il giudice a quantificare l’ammontare dell’assegno, evitando ogni automatismo nel tagliarlo a causa della nuova convivenza e tenendo, invece, conto del contributo dato dall’ex coniuge alla formazione del patrimonio familiare anche attraverso il lavoro domestico, dedicandosi alla cura della casa e dei figli, se ciò ha consentito l’accrescimento della ricchezza e del successo professionale dell’altro coniuge. È il frequente caso della moglie casalinga, che per anni si è impegnata nelle attività domestiche e ha sacrificato le proprie aspettative professionali e personali. Questo impegno va riconosciuto a livello economico dando diritto al mantenimento dell’assegno nella sua componente compensativa.

Assegno divorzile: la riforma in arrivo

Un progetto di riforma in corso di approvazione in Parlamento prevede la corresponsione di un assegno divorzile temporaneo. La proposta di legge (presentata dalla deputata Pd Alessia Morani) è stata approvata nel 2019 a larghissima maggioranza alla Camera, per poi passare all’esame del Senato, dove attualmente è in discussione [2].

Con le nuove norme il riconoscimento dell’assegno di divorzio sarà agganciato a una serie di parametri quali:

  • la durata del matrimonio;
  • le condizioni personali ed economiche dei coniugi al momento del divorzio;
  • l’età e lo stato di salute del soggetto richiedente l’assegno;
  • il «contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ciascuno e di quello comune»;
  • il patrimonio e il reddito netto di entrambi i coniugi (per verificare situazioni di squilibrio o di sproporzione tra un coniuge e l’altro);
  • la «ridotta capacità reddituale dovuta a ragioni oggettive, anche in considerazione della mancanza di un’adeguata formazione professionale o di esperienza lavorativa, quale conseguenza dell’adempimento dei doveri coniugali nel corso della vita matrimoniale»;
  • l’impegno di cura di figli comuni minori, disabili o comunque non economicamente indipendenti.

La riforma incide profondamente sulla norma della legge sul divorzio [3] che attualmente dispone, come requisiti per beneficiare dell’assegno divorzile e per quantificarne l’ammontare, di tener conto «delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi» e valuta tutti questi elementi «anche in rapporto alla durata del matrimonio», disponendo l’obbligo di versare l’assegno quando l’ex coniuge economicamente debole «non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive».

In caso di approvazione della nuova legge, conterà anche il patrimonio degli ex coniugi (e non solo, come oggi, il reddito) e verrà approfondito l’esame della possibilità o dell’impossibilità di reinserimento lavorativo dell’ex moglie casalinga. Inoltre, il riferimento alle condizioni esistenti al momento della cessazione del matrimonio esclude ogni riferimento al pregresso tenore di vita, al quale l’assegno divorzile non potrà essere agganciato (come già aveva affermato la giurisprudenza più recente, dal 2018 in poi).

Assegno divorzile temporaneo: la proposta di legge

La proposta di legge che stiamo esaminando [2] contiene un’altra importante novità: è la possibilità per il giudice di riconoscere un assegno divorzile temporaneo, destinato ad avere durata provvisoria e limitata, fino al superamento di situazioni contingenti di difficoltà economica. Precisamente, la norma dispone che «tenuto conto di tutte le circostanze» che ti abbiamo indicato al paragrafo precedente «il tribunale può predeterminare la durata dell’assegno nei casi in cui la ridotta capacità reddituale del richiedente sia dovuta a ragioni contingenti o comunque superabili».

Nel frattempo, e in attesa che la riforma venga approvata in via definitiva dal Parlamento, la Suprema Corte, nella nuova sentenza a Sezioni Unite [1], suggerisce la via dell’intesa tra i coniugi per determinare l’importo dell’assegno di divorzio e le modalità di versamento, ritenendo che «l’assegno temporaneo non possa, allo stato attuale della normativa, essere imposto per provvedimento del giudice».

Così gli Ermellini segnalano «l’importanza di un comportamento proattivo dei coniugi per trovare un accordo sul punto», anche attraverso il contributo degli avvocati in fase di negoziazione assistita e degli esperti di mediazione dei conflitti familiari. Il Collegio osserva che «un assegno concentrato nel tempo, e quindi più congruo nell’ammontare mensilmente corrisposto rispetto ad un assegno atto a protrarsi indefinitamente, potrebbe forse essere anche più utile a dare all’ex coniuge più debole una spinta di partenza per reimmettersi nel circuito lavorativo e produttivo».

Assegno di divorzio e nuova convivenza: quando non spetta?

L’attuale legge sul divorzio [4] prevede la cessazione dell’assegno di divorzio in caso di nuovo matrimonio dell’ex coniuge beneficiario, ma non dispone nulla riguardo ai casi di nuova convivenza dell’ex coniuge beneficiario del mantenimento. Fermi restando, per ora, i principi affermati dalla nuova sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite, che fa salva la componente compensativa dell’assegno nei casi che abbiamo esaminato, la proposta di legge stabilisce espressamente che l’assegno divorzile non sarà più dovuto nei casi di unione civile o di una stabile «convivenza di fatto», che è già disciplinata, a partire dal 2016, dalla legge Cirinnà [5].

Inoltre, l’obbligo di versamento dell’assegno divorzile non rivivrà più nel caso in cui la nuova convivenza si interrompa e cessi, oppure venga dichiarato lo scioglimento dell’unione civile. Quindi, chi decide di rifarsi una vita con un nuovo compagno, intraprendendo una convivenza stabile, perderà per sempre il mantenimento versato dall’ex coniuge, a meno che non emerga e venga riconosciuto il contributo offerto alla vita familiare con il lavoro casalingo compiuto negli anni di matrimonio, che resta economicamente valutabile.


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 32198 del 05.11.2021.

[2] Senato della Repubblica, Ddl n. 1293, approvato dalla Camera dei deputati il 14.05.2019 (proposta di legge C. 506).

[3] Art. 5, co. 6, L. n. 898/1970.

[4] Art. 5, co. 10, L. n. 898/1970.

[5] Art. 1, comma 36, L. n. 76/2016.


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