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Causa infondata: a quanto può ammontare il risarcimento?

30 Giugno 2014
Causa infondata: a quanto può ammontare il risarcimento?

Responsabilità processuale da lite temeraria: danno punitivo pari a tre volte le spese di giudizio per l’abuso del processo.

Vi avevamo avvisato: dal 2014, i giudici saranno (o dovrebbero essere) molto più severi nei confronti di chi abuserà della giustizia per iniziare cause (o resistere a domande giudiziali) pur non avendone diritto. Nell’articolo “Se perdi una causa dal 2014”, infatti, si era parlato di tre tipi di conseguenze:

1. la classica condanna al pagamento delle spese processuali in caso di soccombenza (“chi perde, paga”);

2. la soccombenza qualificata, di nuova introduzione, che comporta il pagamento dell’onorario dell’avvocato di controparte, se particolarmente bravo, con una maggiorazione fino al 30%;

3. la responsabilità processuale aggravata, che può portare – anche senza la richiesta espressa della parte vincitrice – alla condanna del risarcimento del danno di chi abbia agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave [1].

È proprio quest’ultimo l’aspetto su cui si è soffermato, di recente, il tribunale di Roma [2]. Secondo il giudice capitolino, chi introduce una domanda giudiziaria del tutto infondata può essere condannato, con la sentenza finale, a pagare ben tre volte le spese di giudizio. La liquidazione di tale ulteriore somma, a titolo di risarcimento per responsabilità processuale aggravata, viene determinata “in via equitativa” (cioè in base a quanto appare giusto al giudice, non potendo questi ancorare la decisione a danni quantificabili in modo certo).

Nel liquidare “secondo equità” la somma dovuta per scoraggiare le azioni giudiziarie senza fondamento, il giudice da oggi dovrà tener conto di una serie di criteri. Gli elementi da considerare sono i seguenti:

1. lo stato soggettivo del responsabile, perché il dolo e la cosciente volontarietà della condotta censurabile è più grave della colpa; peraltro vi sono varie gradazioni di dolo e di colpa;

2. la qualifica e le caratteristiche del responsabile, sia egli una persona fisica o giuridica;

3. la maggior o minore capacità del responsabile anche in termini organizzativi, di struttura;

4. il grado di preparazione del responsabile e la sua concreta possibilità di pervenire a decisioni consapevoli in termini di azione o di resistenza. Si tratta insomma di capire se e quanto sia scusabile la condotta di chi abusa del processo;

5. le conseguenze che ha avuto l’azione giudiziaria infondata;

6. lo stress e l’agitazione che ha patito la parte vittoriosa;

7. la forza economica invece di chi si è rivolto al giudice senza alcun titolo;

8. gli eventuali segnali dell’errore che sono stati trascurati e la mancanza di ravvedimento di chi promuove la lite temeraria.


note

[1] Art. 96 cod. proc. civ.

[2] Trib. Roma sent. n. 13416/14, del 19.06.2014.

Autore immagine: 123rf com


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