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Buoni pasto: spettano a chi fa il turno pomeridiano o notturno?

9 Novembre 2021
Buoni pasto: spettano a chi fa il turno pomeridiano o notturno?

Orario minimo per ottenere i ticket restaurant: la decisione non è rimessa al datore di lavoro e non dipende dal turno, dal full-time o dal part-time. 

In un precedente articolo ci siamo occupati di stabilire qual è l’orario minimo per aver diritto ai buoni pasto. Una recente sentenza della Corte d’Appello di Roma si occupa invece di spiegare se i buoni pasto spettano a chi fa il turno pomeridiano e notturno. Una questione spesso controversa visto che, in tali casi, il turno di lavoro non coincide con l’orario tradizionale del pasto. Ma, come vedremo a breve, non è questo che incide sul diritto all’ottenimento del cosiddetto ticket restaurant.

Ebbene, secondo i giudici di appello, non c’è alcuna differenza tra chi ha il turno di mattina e chi ha il turno di pomeriggio o di notte: il buono pasto spetta in ogni caso in cui l’orario di lavoro giornaliero ecceda il limite di 6 ore o 8 ore (a seconda del contratto collettivo nazionale).

Il caso deciso della Corte riguarda alcuni dipendenti turnisti di un’Asl i quali avevano presentato ricorso contro l’ordinanza del Direttore generale dell’ente che limitava il diritto alla mensa, o in alternativa l’attribuzione del buono pasto, ai soli lavoratori che prestavano l’attività lavorativa di mattina e prolungatasi nelle ore pomeridiane per un totale di almeno 8 ore consecutive; dal diritto venivano così esclusi i dipendenti che svolgevano la prestazione lavorativa durante il turno pomeridiano e notturno, in quanto «già percettori dell’indennità di disagio» prevista dalla contrattazione collettiva. 

Il ragionamento, a detta della Corte d’Appello romana, non può ritenersi corretto. Difatti, nel pubblico impiego privatizzato il diritto alla mensa o al buono pasto sostitutivo non dipende dalla divisione in turni dell’attività lavorativa o dal fatto che la prestazione sia svolta in fasce orarie normalmente destinate alla consumazione del pasto o ancora che il pasto possa essere consumato prima dell’inizio del turno. Il diritto al ticket spetta in ogni caso in cui l’orario di lavoro giornaliero ecceda il limite di ore previsto dal relativo contratto collettivo nazionale (che, per i dipendenti dell’Asl è di 6 ore).

Risultato: non c’è differenza tra chi ha il turno di mattina e chi ha il turno di pomeriggio o di notte.

Sulla scorta di questo principio, sia in primo che in secondo grado i lavoratori hanno avuto la meglio. La Corte d’appello ha così avuto modo di precisare quali sono le condizioni per ottenere il diritto alla mensa o, in sostituzione, ai buoni pasto (nella fattispecie per i lavoratori impiegati in ambito sanitario). 

Quando c’è il diritto ai buoni pasto?

Partiamo subito col dire che non esiste un diritto assoluto ai buoni pasto: esso sussiste solo se previsto dal contratto collettivo nazionale di categoria (Ccnl) o da quello individuale. 

In secondo luogo, i buoni pasto prescindono dall’effettivo svolgimento di un pranzo o di una cena. Sicché, spettano anche a chi fa orario continuato e, per ovvie ragioni, non avrebbe il tempo per consumare un pasto. È quindi l’orario continuato e non anche il fatto che il turno coincida con l’orario di pranzo o di cena a dare diritto al buono pasto.

In terzo luogo, i ticket spettano unicamente ai lavoratori subordinati full-time o part-time, nonché ai collaboratori esterni.

Uso dei buoni pasto

I buoni pasto non possono essere ceduti (quindi né venduti, né regalati). Possono essere cumulati ma non più di 8 alla volta. 

Il singolo buono pasto deve essere speso per intero, in base cioè al suo valore facciale: non è quindi possibile chiedere il resto al negoziante.

Orario per i ticket

Interpretando le diverse norme che si sono succedute nella contrattazione collettiva, i giudici negano che il riconoscimento del diritto alla mensa, ovvero il buono pasto sostitutivo, dipenda dalle fasce orarie dei turni di lavoro. 

Non esiste un orario minimo per aver diritto al buono pasto: tutto dipende da quanto previsto dal Ccnl (Contratto collettivo nazionale) o dal contratto individuale di lavoro. Alcuni Ccnl prevedono come orario minimo per i buoni pasto 8 ore, altri invece 6 ore e così via. 

Pertanto, così come non c’è alcuna incompatibilità tra il part-time e i buoni pasto (sicché anche chi lavora mezza giornata ha diritto al ticket) lo stesso dicasi per chi fa il turno pomeridiano o notturno: anche tali lavoratori hanno diritto ai buoni pasto (beninteso, sempre che ciò sia previsto dal contratto collettivo o individuale di lavoro). 

Difatti, come affermato dalla Cassazione, «in tema di pubblico impiego privatizzato, l’attribuzione del buono pasto, in quanto agevolazione di carattere assistenziale che, nell’ambito dell’organizzazione dell’ambiente di lavoro, è diretta a conciliare le esigenze del servizio con le esigenze quotidiane del dipendente, al fine di garantirne il benessere fisico necessario per proseguire l’attività lavorativa quando l’orario giornaliero corrisponda a quello contrattualmente previsto per la fruizione del beneficio, è condizionata all’effettuazione della pausa pranzo che, a sua volta, presuppone, come regola generale, solo che il lavoratore, osservando un orario di lavoro giornaliero di almeno sei ore, abbia diritto ad un intervallo non lavorato». Nessuna distinzione, quindi, ai fini del diritto alla mensa, può sussistere tra i lavoratori sulla base del turno di lavoro che viene loro assegnato.


note

[1] C. App. Roma sent. n. 2568/21 


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