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Accesso ai filmati delle telecamere videosorveglianza comunali

9 Novembre 2021
Accesso ai filmati delle telecamere videosorveglianza comunali

In caso di incidente stradale spetta il diritto di accesso sulle riprese fatte dal Comune con le telecamere nonostante l’assenza di consenso dell’altro automobilista. 

Pur coi limiti individuati dal Garante della Privacy, è legittimo l’utilizzo, da parte dei Comuni, delle telecamere di videosorveglianza ai fini del controllo del territorio e della sicurezza urbana. Sono tuttavia necessarie alcune precauzioni come la presenza degli avvisi in prossimità degli impianti. Il Garante ha poi detto che le modalità di ripresa delle immagini devono limitare la possibilità di ingrandimento delle riprese e il livello di dettaglio sui tratti somatici delle persone inquadrate dagli obiettivi.

Di recente, ci si è chiesto se i cittadini abbiano la possibilità di chiedere l’accesso ai filmati delle telecamere di videosorveglianza comunali nel caso subentri un’esigenza di tutela dei propri diritti come, ad esempio, in un incidente stradale o un’aggressione. 

La materia presenta numerose implicazioni con la disciplina sulla riservatezza dei dati personali. Ecco cosa ha detto in proposito il Tar Puglia [1] chiamato a pronunciarsi proprio su tale questione. 

Diritto di accesso ai filmati delle telecamere comunali di videosorveglianza

La legge 241 del 1990 disciplina il procedimento amministrativo e il diritto di accesso dei cittadini agli atti dell’amministrazione medesima. 

All’articolo 22 si stabilisce che il diritto di accesso ai documenti amministrativi è un principio generale dell’attività amministrativa: serve per favorire la partecipazione e di assicurarne l’imparzialità e la trasparenza della PA che, in tal modo, è soggetta anche all’indiretto controllo da parte dei cittadini. 

Pertanto, tutti i documenti amministrativi sono accessibili con eccezione di alcuni rari casi (come i documenti coperti da segreto di Stato).

Il Comune deve comunque informare i cittadini sulle finalità della videosorveglianza e sui diritti riconosciuti dalla legge sulla privacy, per esempio mediante l’affissione di avvisi in prossimità delle telecamere o degli impianti di telecontrollo.

Il Comune deve inoltre individuare i soggetti legittimati ad accedere alle registrazioni e chiarire e indicare il soggetto o la struttura cui il cittadino si può rivolgere per esercitare il diritto di rettifica, aggiornamento o cancellazione delle informazioni che lo riguardano. 

Incidente stradale e accesso alle telecamere comunali di videosorveglianza 

Ciò detto, il diritto di accesso può essere astrattamente esercitato anche con riferimento ai filmati effettuati dalle telecamere comunali di videosorveglianza. Tuttavia, poiché la questione dell’accesso ai filmati degli impianti di videosorveglianza comunale potrebbe interferire con una serie di diritti anche sul corretto trattamento dei dati personali di tutti i soggetti coinvolti nelle riprese, i Comuni in genere disciplinano il diritto di accesso documentale nel proprio regolamento evidenziando una serie di condizioni necessarie a bilanciare i contrapposti interessi. Come per esempio differenziare una richiesta generica di accesso da una richiesta qualificata dell’interessato.

Come chiarito dalla sentenza in commento, chi resta coinvolto in un incidente stradale ha diritto ad avere copia di eventuali filmati catturati dagli impianti di videosorveglianza comunale per valutare, nelle sedi opportune, tutte le responsabilità dei soggetti coinvolti. 

Il regolamento comunale o il contrario parere di un automobilista antagonista non possono limitare l’esercizio di questa opportunità difensiva che in ogni caso dovrà avvenire nel pieno rispetto della tutela della riservatezza di tutti i soggetti coinvolti.

Non è quindi legittimo il diniego opposto da parte del Comune per tutelare la privacy altrui perché il diritto d’accesso riconosciuto dalla legge n. 241/1990 è prevalente rispetto alle indicazioni fornite dall’amministrazione comunale. 

Peraltro, non occorre che sia già stata avviata una causa in tribunale per esercitare l’accesso qualificato ai filmati catturati dai Comuni sulle strade per finalità di sicurezza urbana. 

Inoltre, secondo il Tar, non basta che il comando di polizia locale fornisca all’interessato un rapporto ovvero una valutazione soggettiva della dinamica del sinistro. Se viene richiesta la visione delle riprese, non è possibile negare l’esercizio di tale diritto. 

Pertanto, occorre rilasciare all’interessato il filmato anche se il regolamento comunale non è allineato e l’altro automobilista non è d’accordo. 

Resta però da osservare le norme sulla privacy. Per cui il filmato andrà rilasciato senza interferire con la riservatezza dei soggetti ripresi e, in ogni caso, prestando particolare attenzione al corretto trattamento dei dati personali.


note

[1] Tar Puglia, sent. n. 1579/21 del 2.11.2021.

Autore immagine: depositphotos.com

TAR Puglia, sez. II, 2 novembre 2021, n. 1579

Presidente Mangia – Estensore Palmieri

Fatto e diritto

1. Il ricorrente ha proposto l’odierno ricorso al fine di ottenere l’annullamento del provvedimento del Comune di Casarano, Comando di Polizia Locale, del 18.05.2021, prot. 17134, notificato in pari data, con il quale – accogliendo parzialmente l’istanza di accesso agli atti del 16.04.2021 (limitatamente al rilascio di copia del solo rapporto dell’incidente stradale) – è stato denegato l’accesso agli atti afferenti i filmati di videosorveglianza del sinistro del 13.04.2021, avvenuto in Casarano, intersezione stradale con le vie Ruffano – Supersano – Viale De Matteis, tra le autovetture Fiat Seicento tg. (…) (condotta dal ricorrente) e Ford Puma tg. (…), con conseguente condanna dell’Amministrazione all’ostensione del chiesto filmato. Il tutto con vittoria delle spese di lite. Costituitosi in giudizio, il Comune di Casarano ha chiesto il rigetto del ricorso, con vittoria delle spese di lite. All’udienza camerale del 27.10.2021 il ricorso è stato trattenuto in decisione. 2. Il ricorso è fondato. 2.1. Il diritto di accesso costituisce situazione attiva meritevole di autonoma protezione ex se, indipendentemente cioè dalla pendenza e dall’oggetto di una controversia giurisdizionale, non costituendo il diritto di accesso una pretesa strumentale alla difesa in giudizio, ma essendo in realtà diretto al conseguimento di un autonomo bene della vita (C.d.S, AA.PP. nn. 5 e 6/2005). 2.2. Pertanto, la domanda giudiziale tesa ad ottenere l’accesso ai documenti è indipendente non solo dalla sorte del processo principale nel quale venga fatta valere l’anzidetta situazione, ma anche dall’eventuale infondatezza od inammissibilità della domanda giudiziale che il richiedente, una volta conosciuti gli atti, potrebbe proporre, non avendo carattere strumentale alla difesa in giudizio della posizione soggettiva del richiedente (cfr, ex plurimis: Consiglio Stato, Sez. V, 23 febbraio 2010, n. 1067; Sez. IV, 20 settembre 2012 n. 5047; Sez. III, 13 gennaio 2012 n. 116; Sez. VI, 14 agosto 2012, n. 4566; Sez. V, 22 giugno 2012, n. 3683), dovendo il diritto di accesso essere ricondotto unicamente alla sussistenza di un interesse giuridicamente rilevante del richiedente che sia meritevole di tutela, collegata alla documentazione cui si chiede di accedere. 2.3. Il diritto di accesso riveste, difatti, valenza autonoma, non essendo stato configurato dall’ordinamento con carattere meramente strumentale rispetto alla difesa in giudizio della situazione sottostante, costituendo tale diritto un principio generale dell’ordinamento giuridico, ispirato al contemperamento delle esigenze di celerità ed efficienza dell’azione amministrativa con i principi di partecipazione e di concreta conoscibilità dell’esercizio della funzione pubblica da parte dell’interessato, e basato sul riconoscimento del principio di pubblicità dei documenti amministrativi, dovendo conseguentemente il collegamento tra l’interesse giuridicamente rilevante dell’istante e la documentazione oggetto di richiesta di accesso, di cui all’art. 22 comma 1, lett. b) della legge n. 241 del 1990, essere inteso in senso ampio, ed essere genericamente mezzo utile per la difesa dell’interesse giuridicamente rilevante dello stesso. 2.4. Il punto è stato di recente ripreso dal Consiglio di Stato, il quale ha ribadito che: “L’avvenuto decorso del termine per impugnare gli atti della procedura non incide sull’attualità dell’interesse all’accesso; non spetta all’amministrazione che detiene il documento valutare le modalità di tutela dell’interesse del richiedente e negare l’accesso per il caso in cui ritenga talune di esse non più praticabili; è solo del privato richiedente, una volta ottenuto il documento, la decisione sui rimedi giurisdizionali da attivare ove ritenga lesa la sua situazione giuridica soggettiva e se per taluni di essi (o per quelli unicamente esperibili) siano già spirati i termini di decadenza (o, eventualmente, di prescrizione) l’eventuale pronuncia di inammissibilità non può, certo, essere anticipata dall’amministrazione destinataria della richiesta di accesso allo scopo di negare l’ostensione del documento” (C.d.S, V, 27.6.2018, n. 3953). 3. Orbene, nella specie, reputa il Collegio senz’altro riscontrabile la sussistenza, in capo all’istante, di un interesse qualificato, diretto, attuale e concreto all’ostensione della richiesta documentazione, strettamente correlato alla difesa di un interesse giuridico, connesso all’accertamento delle reali responsabilità dei conducenti nel sinistro in esame. In particolare, nessun rilievo assumono le giustificazioni addotte dal Comune nella nota di diniego, in cui si oppone il rifiuto opposto dall’altro soggetto coinvolto nel sinistro, nonché quelle esposte in sede di costituzione nell’odierno giudizio (il contrario tenore del locale Regolamento relativo al trattamento dei dati personali e le finalità degli impianti di videosorveglianza). Sul punto, è sufficiente rilevare che, ai sensi dell’art. 24 co. 7 l. n. 241/90: “Deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici. …”. Orbene, nel caso di specie, la visione dei filmati di sorveglianza relativi al citato sinistro del 13.4.2021 è strettamente correlata alla difesa degli interessi giuridici del ricorrente, essendo di intuitiva evidenza che soltanto l’accertamento della reale dinamica del sinistro consente di appurare in maniera certa le responsabilità dei soggetti in esso coinvolti. In particolare, non può ritenersi sufficiente a tal fine il rapporto redatto dalla Polizia Locale, in quanto esso risente della personale valutazione della dinamica del sinistro operata dai verbalizzanti, la quale potrebbe, in astratto, non essere strettamente aderente all’accadimento dei fatti. Viceversa, la ricostruzione della dinamica del sinistro operata sulla base dei filmati di videosorveglianza esclude qualsiasi valutazione e, dunque, anche eventuali errori umani, in quanto fondata su dati certi e oggettivi. Alla stessa stregua, non colgono nel segno le obiezioni fondate sul locale Regolamento sugli impianti di sorveglianza, per la semplice e dirimente ragione che la fonte del diritto di accesso è la legge dello Stato (art. 22 ss. l. n. 241/90), da ritenersi prevalente – sulla base dei normali principi in tema di gerarchia delle fonti – sul Regolamento locale 4. Per tali ragioni, in accoglimento del ricorso, va ordinato al Comune di Casarano di mettere a disposizione del ricorrente, entro gg. 30 dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza o, ove antecedente, dalla data di notificazione della stessa, di cui parte ricorrente è espressamente onerata, tutti i filmati di videosorveglianza relativi al sinistro del 13.04.2021, avvenuto in Casarano, intersezione stradale con le vie Ruffano – Supersano – Viale De Matteis, tra le autovetture Fiat Seicento tg. (…) e Ford Puma tg. (…). In difetto, si provvederà alla nomina del commissario ad acta, su apposita istanza della parte interessata. 5. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce – Sezione Seconda definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie, e ordina per l’effetto al Comune di Casarano di mettere a disposizione del ricorrente, entro gg. 30 dalla pubblicazione della presente sentenza, tutta la documentazione indicata al punto n. 4 della parte motivazionale. Condanna il Comune di Casarano al rimborso delle spese di lite sostenute dal ricorrente, che si liquidano in € 1.000 per onorario, oltre rimborso contributo unificato, spese generali e IVA come per legge. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.


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