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Il fisco deve annullare in autotutela entro i termini l’atto illegittimo

30 Giugno 2014
Il fisco deve annullare in autotutela entro i termini l’atto illegittimo

Se l’annullamento dell’Agenzia delle Entrate non arriva entro i termini per proporre ricorso, scatta il risarcimento per responsabilità processuale aggravata.

Finalmente un giudice se ne accorge [1]: i termini per proporre ricorso al giudice contro un atto impositivo o una cartella esattoriale (dai 30 ai 60 giorni) sono più brevi rispetto a quelli entro i quali la legge consente all’amministrazione finanziaria di rispondere all’istanza di autotutela presentata dal contribuente medesimo (90 giorni).

Il risultato è un evidente paradosso: se, stante la richiesta in autotutela avanzata dal cittadino, il fisco non risponde nei termini o rigetta l’istanza, ormai non è più possibile ricorrere al giudice per via dell’intervenuta scadenza dei termini processuali.

Così, di norma, chi presenta il ricorso in via di autotutela, per cautelarsi, è solito anche depositare, contemporaneamente, il ricorso in via giudiziale, onde evitare decadenze dall’esercizio dell’azione.

Ma la Commissione Tributaria Provinciale di Campobasso si è accorta della discrasia dei termini suddetti e ha stabilito un principio che val la pena conoscere e annotare.

Secondo i giudici molisani, l’amministrazione finanziaria può essere condannata per responsabilità processuale aggravata qualora non annulli l’atto entro il (più breve) termine utile per poter procedere, eventualmente, davanti al giudice.

Non rileva, dunque, che la legge preveda un margine di tempo più ampio per la conclusione del procedimento in via di autotutela (90 giorni). Prevalgono, infatti, i principi di lealtà, collaborazione e buona fede sanciti dallo Statuto del contribuente che impongono di non impedire, a quest’ultimo, l’esercizio del sacrosanto (e ormai da più parti calpestato) diritto alla difesa.

Dunque, l’ente impositore (sia esso l’Agenzia delle Entrate, l’Inps, il Comune o chiunque altro) ha l’obbligo, non solo morale ma giuridico, di emettere il provvedimento conclusivo del procedimento di annullamento in autotutela – positivo o negativo che sia – richiesto dal contribuente prima della scadenza del termine previsto per la proposizione del ricorso davanti al giudice.

Se, nonostante l’esigenza di urgenza manifestata dal contribuente, il fisco non si attiva rispondendo alla richiesta in modo tempestivo, può essere condannato al risarcimento per responsabilità processuale aggravata: il che può comportare un risarcimento del danno in via equitativa, a favore del contribuente costretto a ricorrere al giudice, pari anche a tre volte le spese di giudizio.


note

[1] Ctp Campobasso sent. n. 195 del 16.06.2014.

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. Ho spedito per raccomandata un’istanza di autotutela all’inps,perchè ritengo che ci siano degli errori nel calcolare la rata della mia pensione; e non hanno inserito la rendita vitaliza che mi speterebbe (art.13 l.1338/62)in quanto ho riscattato dei contributi omessi dal mio ex datore di lavoro e caduti in prescrizione.Poi ho la residenza all’estero dal 18 Giugno 2015,e continuano a tassarmi ingiustamente con le add.com .acconto 2016 .Non so se mi risponderanno la raccomandata è stata ritirata dall’inps il 14 Luglio 2016.Se qualcuno ha qualche consiglio da darmi in merito lo ringrazio vivamente.

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